mercoledì 29 aprile 2015

Il cubo


Sono molto soddisfatta di me. Sono riuscita a guardare un film catalogato come "horror" — era un bel po' che mi attirava ma avevo una paura fottuta ho avuto molto da fare. Ora ci sono riuscita e d'accordo, ero circondata di persone e per la maggior parte del tempo sono stata con la mano davanti agli occhi, ma che importa, attraverso le dita un po' di sanguinolenza è filtrata quindi lo considero un successo. 

Il film in questione è "Il cubo". 


Ecco la trama (tratta da MyMovies.it): 

Un gruppo di uomini e donne si ritrova intrappolato in un enorme cubo formato da stanze (anch'esse di forma cubica) ognuna delle quali ha sei possibili aperture che conducono ad altre stanze. Ognuna di esse può costituire un passo in avanti verso la salvezza (cioè verso la superficie esterna) oppure un pericolo mortale. Chi si trova all'interno non sa come ci sia finito e se si tratti o meno di una punizione.

Tolte le scene splatter, è un film più fantascientifico/filosofico che horror. Devo dire che, anche se mi aspettavo un coinvolgimento emotivo maggiore, capisco lo status di cult in cui il film è tenuto in conto: è particolare e fa pensare. È stato definito "kafkiano" e in parte trovo questa definizione corretta, anche se nell'umanità di alcuni personaggi, a mio avviso, si trova un significato della vita. A volte i discorsi dei personaggi suonano un po' artificiosi, e in questi casi la sospensione di incredulità ne risente; tuttavia mi è piaciuto molto, anche perché nella trama ho trovato un tema a me caro, la redenzione di un uomo che riscatta una grave colpa. E, in questo modo, il senso della sua esistenza.


Insomma, se vi attira, provate a guardarlo. E se non reggete le scene splatter, vi posso dire che...

*** Evidenziare sotto per visualizzare lo SPOILER ***

...le scene truculente sono due in tutto e si trovano entrambe nel primo quarto d'ora nel film, il resto è più che altro retto dalla tensione per la ricerca di una via di fuga.

Buona visione!

martedì 21 aprile 2015

Tumbleweed


Sono distratta. Sono tre giorni che devo cominciare una commessa, al lavoro, e invece guardo nel vuoto e mi perdo in fantasticherie. Otto ore al giorno di immaginazione. Al limite del patologico, direi. È una cosa, questa della mente che vaga, che ho sempre avuto: ricordo che da bambina non riuscivo a spiegarmi perché per la gente andare in galera fosse una prospettiva così terribile — a me il tempo sarebbe volato, a guardare il soffitto e a farmi film nella testa. Solo in seguito ho capito che non tutti hanno la mente come la mia. Non tutti si immaginano storie guardando il soffitto. E, incidentalmente, ho anche capito che stare in prigione non è esattamente stare distesi a leggere e sognare. 

Comunque, dicevo, sono distratta. Molto più del solito e di certo più che negli ultimi deserti sette mesi. Sette mesi di mente vuota. E la domanda che mi ponevo è: come fa la gente normale? Io trovo così deprimente non avere personcine che ti parlano nella testa. Con la testa dove ci sono solo cespugli rotolanti sulla sabbia arida e desolata...


Era un po', troppo, che la mia mente aveva la sola compagnia dei tumbleweeds. Da qui il mio blocco di scrittura, by the way, che però dipende anche da altri motivi. Motivi per cui le personcine che ora mi parlano non diventeranno un libro. Non ora, forse mai, non importa. Sono felice lo stesso che mi parlino, ma la domanda resta: chi la chiude la fottuta commessa aperta da tre giorni?


mercoledì 8 aprile 2015

So, what is horror?


Lo sapete: sono pallosa. Mi piace muginare e rimuginare (qualunque cosa voglia dire). E dopo aver letto i racconti di Anna Chillon, in particolare "Cena per quattro" — davvero, che aspettate a leggere questi racconti? pazze! — dicevo, dopo aver letto questi racconti è tornata più forte che mai dentro di me la voglia di horror. Ma proprio di horror alle radici, di spaventi belli grossi come quelli che mi prendevo da bambina, e il buon horror è più raro, secondo me, del buon romance o del buon giallo. Così mi sono messa a leggere qualche guida ai film horror, che tanto non vedrò mai perché sono una codarda di prima e patetica categoria. 


Leggendo "The Rough Guide to Horror Movies" di Alan Jones, nell'introduzione ho trovato qualcosa, sui fondamenti dell'horror, che vorrei condividere con voi. Anche perché io credo che siano fondamenti di ogni genere di narrativa. 

 "So what is horror? This strong emotion, one of the oldest and deepest of humankind, is what we feel when anything frightens us or promotes fear or terror. The urge to scare oneself witless might seem masochistic. But exploring the notion of fear is revealing. We can open ourselves up to being scared if we know that no harm will befall us. And it's the wave of relief once the fright is over that makes being scared so much fun. [..]It's no accident that the birth of the horror movie in Paris in 1896 coincided with the public acceptance of psychoanalytical theory (and especially the teachings of Freud), which for the first time openly discussed the ambivalence of human desire - horror is a direct conduit to unconscious fears and thoughts of love, pain and loss. And it's because it speaks of the unspeakable that it's so frequently attacked. Self-appointed moral guardians often don't like the questions that are asked." 
[Traduzione: E dunque, cos'è l'horror? Questa forte emozione, una delle più antiche e profonde del genere umano, è ciò che sentiamo quando qualcosa ci spaventa o ci dà paura o terrore. Il bisogno di spaventarsi può sembrare masochistico. Ma la nozione di paura è rivelatrice. Possiamo aprirci alla paura se sappiamo che non c'è reale pericolo. Ed è il sollievo una volta che la paura è finita che ci fa sembrare così divertente il fatto di essere spaventati. [..]Non è un caso se la nascita dei film dell'orrore, nel 1896 a Parigi, coincide con l'accettazione pubblica della teoria psicoanalitica (specialmente gli insegnamenti di Freud), che per la prima volta discusse apertamente l'ambivalenza del desiderio umano — l'horror è un diretto canale alle paure inconsce e ai pensieri di amore, di dolore e perdita. Ed è perché parla dell'indicibile che viene attaccato così spesso. Agli autoproclamati guardiani della morale non piace che certe domande vengano poste.]