martedì 24 marzo 2015

Solosua


"Ti sei sempre sentita inadeguata e colpevole. Colpevole di tutto, perfino di essere nata, e anche se tenti di nasconderlo mostrandoti superiore senti ugualmente di dover pagare per i tanti tuoi errori. Stuprata, picchiata, umiliata…sono qui per accontentarti, baby. Essere punita non potrà che giovarti."

(Anna Chillon, "Solosua")


Questa non sarà una recensione di "Solosua", raccolta di racconti BDSM di Anna Chillon, ma una dichiarazione d'amore in piena regola. E come tutte le innamorate, mi renderò ridicola, non ho scampo. 

Il fatto è che le autrici italiane sono paracule. Ok, avrei dovuto aggiungere un avverbio tipo "generalmente", "quasi sempre". Ma oggi vorrei avere un po' del coraggio della Chillon e parlare senza perifrasi. Sono paracule perché stanno ben attente a rimanere in tracciati ben definiti. L'eroe può essere stronzo – ma solo con gli altri, mai con la protagonista. L'eroe può fare del male – ma mai alla protagonista. Non per questo i libri delle italiane sono brutti – paraculaggine non è sinonimo di sciatteria, e seguire un canovaccio predefinito non significa non poterlo rendere degno di lettura; ma di certo stanno ben attente a non urtare il narcisismo insito in molte lettrici, per le quali la cosa importante è, alla fin fine, sentirsi meglio delle altre persone/donne, più importanti, più "sante" e/o più vincenti (il premio in genere è l'uomo che, cattivo con tutti, diventa agnellino con loro). 

Non mi sarei mai aspettata, mai, un tale coraggio da una connazionale. È questo che ha fatto cadere tutte le mie difese e mi fa esclamare, Anna Chillon, io ti amo. Amo il tuo coraggio, amo il fatto che tu non senta il bisogno di giustificare la tua scrittura, le tue visioni erotiche, a volte disturbanti, a volte eccitanti da morire.
Ecco la sinossi di "Solosua" che trovate su Amazon

"Anna Chillon racchiude in quest’antologia di racconti le tante sfaccettature del suo modo unico di raccontare l’erotismo. Lo fa attraverso rapporti di dominio e sottomissione che si insinuano nella vita di ogni giorno come un gioco stimolante nel quale perfino le perversioni possono trovare appagamento. Ciò che va in scena in queste storie non è il mero modo di fare sesso, quanto il modo di soffrire, amarsi, odiarsi, fuggire o redimersi. In un eterogeneo susseguirsi di situazioni e personaggi, la realtà si alterna al surreale, dando spazio a creature insolite animate da desideri oscuri e lussuriosi. Nel loro petto gridano istinti che non possono essere ignorati: reprimerli è impossibile. E quando anche l’ultimo briciolo di umanità scompare, non resta altro che dare libero sfogo alle proprie brame, siano esse di violenza, di sesso o perfino di sangue."

So che sto per dire un'eresia che mi dannerà all'inferno, ma vorrei fare un parallelo con la Reisz. Tiffany Reisz non mi coinvolge; ecco, l'ho detto. Perché lei sente il bisogno di spiegare le pulsioni oscure, sente il bisogno di rendere accettabile alla "massa" determinati desideri o fantasie. Cosa che ho notato con l'unico libro che ho letto di lei, “Peccato originale. L’innocenza”. 


Come avevo accennato parlandone qui, quello della Reisz sembra più un saggio che un libro di narrativa. Lei spiega perché sono normali certe pratiche, le normalizza/razionalizza, e in questo suo bisogno di far comprendere ai "profani" spegne il coinvolgimento: la ragione, se entra in certi ambiti, spegne l'eccitazione (e la paura, ad essa spesso collegata).

Con la Chillon questo non accade. Lei non spiega, lei ti mostra sangue, violenza, desiderio animale (spesso i suoi protagonisti sono creature della notte, licantropi, vampiri, "bestie"). Mostra stupri e abusi, desideri non pronunciabili a voce alta, desideri che a volte sfociano nella morte. Spaventa, inquieta, ti agita e la notte, dopo averla letta, hai bisogno di una lucina accesa per dormire. 

Uno dei rassicuranti protagonisti dei racconti
di Anna Chillon

Anna colpisce angoli di noi ben nascosti, bui e inspiegabili. Come ho detto, leggendo questi racconti è inquietudine la parola che più spesso mi viene alla mente. Non sto neanche a sottolineare che la Chillon scrive da Dio: tenete a mente però che quasi tutti i racconti sono molto forti. Solo in un caso, tuttavia, accade qualcosa di troppo disturbante e inaccettabile per me, persino per una fantasia ("In due per lui"). 

(Ognuno ha i suoi limiti – ne avevamo già parlato, in passato.)

I miei preferiti sono quelli più... "delicati" o meglio, quelli dove mi posso immaginare uno sviluppo romance della storia. Perché ragazze lo sapete, mi conoscete: due cuori una capanna (e molto conflitto), questo è il mio ideale di storia – sono romantica dentro. E allora, quelli che senz'altro rileggerò sono Catturami, La caccia continua, Atti osceni (uno dei più eccitanti per me, si può dire?), Sette minuti, Non così, Scatto d'autore (mi è piaciuto moltissimo). 
«Perfetto così, Glen» lo incita. «Lei non ti può più scappare, non glielo permetterai. Hai visto come ti guardava? Sai che ti desidera, ma a te non basta, tu vuoi di più. Vuoi toglierle dalla faccia quella sua espressione sostenuta una volta per tutte.»

Più rilassanti, come una boccata d'aria nella tensione a volte insostenibile, ho trovato "Sado GDR. La scuola" e "Sado GDR. La vendetta". Il primo soprattutto.

"Cena per quattro" mi ha fatto una paura terribile eppure mi ha affascinato oltre ogni dire, non riesco a togliermelo dalla mente. 

Il primo ("Una forte scossa"), pur non essendo tra i miei preferiti, è geniale nella sua conclusione, e lo consiglio vivamente a tutte le moraliste che, come Mrs Richardson, si ergono a giudici tranne poi, di nascosto, costruirsi le proprie gabbie.  

Nella Chillon noto un sacco di temi che mi affascinano da sempre; mi è successo con Alakim (urban fantasy di cui ho parlato qui, e che mi sento di consigliare a tutti senza avvertenze) dove l'incontro/scontro con Dio è arrabbiato, come la rabbia che spesso provo io nei Suoi confronti (soprattutto perché non esiste, immagino, e la cosa non mi va giù). E mi è successo ora con Solosua, dove, per dirne una, si citano tutte le mie favole preferite, da Cappuccetto Rosso a Cenerentola in versione horror/erotica, e la parte "bestiale" di certi istinti, dove il fantasy viene in aiuto sotto forma di, io credo, chiara metafora. 

Insomma, se non vi scavano dentro questi racconti, non so che altro può farlo. Se dunque volete aver paura, essere scosse, inorridite, affascinate ed eccitate, leggete Solosua. Tenete presente tutte le avvertenze che vi ho sottolineato: qui siamo nel BDSM più spinto e scabroso, violento e sanguigno a volte, eccitante e struggente in altre.

giovedì 19 marzo 2015

Una notte senza il giorno...


...e un giorno senza la notte, ci aspetta domani, care fanciulle! E allora buona eclisse :)
Ma prima devo assolutamente ricordarvi alcune cose al riguardo, perciò vi scrivo questo post al volo.

Primo: non guardate l'eclissi direttamente, fatevi una di quelle scatole speciali che Stephen King ha descritto così bene ne "Il gioco di Gerald". 

Secondo: nel caso abbiate ancora tutte le rotelle al posto giusto, non impazzite proprio domani, perché pare che nei tempi antichi le eclissi portassero pazzia... o almeno così si diceva.

Terzo, infine, e fondamentale: se su di voi grava un sortilegio che vi trasforma in falco di giorno o in lupo di notte, domani è il giorno giusto per liberarvi di questo piccolo inconveniente. 

E ora che vi ho dato questi consigli, di cui non avreste potuto fare senza, vado a riguardarmi un film al quale non ho potuto fare a meno di pensare tutto il giorno... e voi già sapete qual è :)




PS. Sempre insieme, eternamente divisi...


mercoledì 11 marzo 2015

Unforgivable sinner


Allora, non posso parlarvi della trilogia “This Man” della Malpas perché la Manu non ha ancora finito di leggerla, non posso parlarvi della mia lettura del momento perché è top secret, e dunque condivido con voi una delle mie tante elucubrazioni — e che è, devo sopportarmi solo io? Anche a voi la vostra parte d’insopportabile me, ecchecavolo. 
Questa elucubrazione nello specifico è di ritorno: mi ha ri-arrovellato la mente ieri, quando per radio hanno trasmesso “Unforgivable sinner”  di Lene Marlin, la ricordate quella canzone? E se sì, la prima versione del suo video musicale l’avete mai vista? Il video è questo: 


Ecco, io ogni volta che ascolto questa canzone ricordo la prima versione del video perché mi colpì da morire. È una specie di film, crea in pochi fotogrammi il vissuto di un uomo, un peso incommensurabile da portarsi dietro, un imperdonabile peccato; racconta di un’amicizia, forse di un amore — anzi, il più puro degli amori — e dell’insostenibile scontro dell’ideale con la realtà, scontro che svela inevitabili mancanze e paure — e terrorizzante meschinità.  
È un video che racconta il passato e il presente. Quello che manca è il futuro e qui scatta la confessione — avrei voluto tanto scrivere un romance che partisse da questo video per raccontare il riscatto di quest’uomo, il suo perdonarsi e fare ammenda... un romance che però non credo scriverò mai :( 

E allora, lo chiedo a voi. In che modo quest’uomo ricomincia a vivere, secondo voi, in che modo può perdonarsi? Avete voglia di raccontarmelo? Sotto forma di racconto o anche di riassunto. Vedete, io soffro quando ascolto la canzone, e voi volete alleviare il mio dolore… non è vero?