giovedì 27 novembre 2014

La fonte meravigliosa



Trama: Ispirata a Frank Lloyd Wright, il genio americano dell'architettura, autore di capolavori come il museo Guggenheim, è la storia di Howard Roark, giovane architetto di talento, deciso a rinunciare a fama e carriera e a lottare contro i pregiudizi e le convenzioni, pur di affermare il proprio genio. Nella sua battaglia contro lo status quo e per il diritto all'arte vera, libera e creatrice, Howard si imbatte in ogni variante di corruzione umana, inclusi un rivale senza scrupoli e privo di morale, Peter Keating e un potente critico, Ellsworth Toohey. È anche la storia di un amore contrastato e struggente che si intreccerà indissolubilmente con la vita e la carriera di Howard.


Avevo letto la recensione di questo libro sul blog de La Leggivora e ho cercato subito di impossessarmene, e ora che l'ho letto vi dico che... ma no, prima di parlarvene, voglio fare una premessa. 

Questo romanzo è, per sua stessa definizione, "filosofico". In pratica l'autrice era una filosofa, tipo. Una filosofa individualista e, per dirla tutta, odiava il collettivismo/comunismo al punto da diventare delatrice ai tempi del maccartismo. Una persona che dunque, per valore predefinito, non era propriamente simpatica.

Perché vi faccio questa premessa? 

Perché io ho amato questo libro. Nonostante sulla carta, e nelle intenzioni dell'autrice, esso propugni un'ideologia nella quale non mi rispecchio. 

Come è possibile?

È possibile perché se questo romanzo si legge ancora, non è perché è un romanzo a tesi, ma perché è buona narrativa. E la narrativa ha regole precise e, ancora più importante, la narrativa (quella buona) non è imbrigliabile in semplici traslazioni/metafore di teorie più o meno reazionarie, neanche se è nell'intenzione dell'autrice/autore. Le regole della narrativa sono semplici: dato un eroe e un obiettivo da raggiungere, con un percorso irto di ostacoli e nemici, la storia risulterà interessante se i personaggi risulteranno realistici e se il conflitto tra essi sarà credibile all'interno del mondo creato dal libro.

E questo accade nel libro della Rand: la trama del romanzo è trascinante, i personaggi sono tratteggiati a tutto tondo e la storia d'amore è emozionante. Cosa più importante, il destino del protagonista ci sta dannatamente a cuore.

Inoltre, se in questo libro la tesi da dimostrare è nelle intenzioni della Rand "l'individuo è superiore alla massa", quello che ho letto io è stata la storia di un uomo geniale in lotta contro le convenzioni e la staticità di una società/cultura ottusa. In pratica, la Trama per Eccellenza, quella che da sempre attrae lettori e scrittori. Mettete Galileo al posto di Howard Roark e capirete cosa voglio dire. Questo libro non risulta bello per quello che in teoria voleva essere il suo messaggio filosofico, ma perché si appella alle nostre emozioni primarie, scatenate da contrapposizioni archetipiche, come "lealtà VS tradimento", "coraggio VS codardia", "intelligenza VS stupidità". 

Terminata la lunga e, a mio avviso, necessaria pippa, posso finalmente parlarvi di questo libro.

Mi è piaciuto moltissimo. Gli ho dato quattro stelline e non cinque perché a volte la Rand fa fare lunghi comizi ai suoi personaggi, aggiungendo parti che non appartengono strettamente alla narrativa e che dunque io, leggendo, ho saltato. Non tanto perché fossero propaganda, ma perché appesantivano il tutto in modo non spontaneo e soprattutto perché le didascalie, in narrativa, non. Ci. Devono. Essere.

Sfoltiti alcuni capitoli, dunque (ma meno di quel che potreste temere, dunque non lasciatevi condizionare da questo), quel che resta è altamente dopante, le pagine si girano da sole, le storie e le parole non sembrano mai abbastanza, così come i nostri occhi che vorremmo moltiplicare per leggere più in fretta.

Il libro ha una trama originale, che si fonda su una passione (l'architettura — o arte creativa tout court — o la pura e semplice forza d'animo?) che vibra nelle pagine. I suoi personaggi originali e vivi. Sia gli eroi che gli anti-eroi. Forse persino più questi ultimi. Perché Howard Roark, il protagonista, è talmente granitico nella sua genialità che, pur soffrendo per lui e per il fatto che venga osteggiato, riusciamo a gioire di ogni sua apparizione: sappiamo che non tradirà se stesso e la sua personale visione artistica, e la cosa ci tranquillizza fin da subito: non si venderà, a differenza dei tanti disposti a rinunciare all'integrità per fare strada. Dunque vedere la sua battaglia, nella quale ci identifichiamo, ci fa penare ma anche ci riempie di orgoglio, se capite cosa intendo, ci fa stare bene con noi stessi anche se abbiamo paura di soccombere. 

Seguire la storia degli altri, dei "nemici", ci affascina in modo diverso. Perché la creazione del vissuto di ognuno di loro ci colpisce per pathos ed empatia. Riusciamo a capire perché si vendono e la cosa ci spaventa. Gli aneddoti narrati, le conversazioni buttate lì che creano la scenografia, non sono fredde e repellenti, ma frammiste a malinconia e sentimento — pensiamo alle parole che si scambiano Peter Keating e Catherine Halsey, mentre leggiamo dei loro primi incontri; o a un passaggio come questo, che crea il passato dell'editore Wynand, un uomo che presenta luci e ombre: 
Aveva quindici anni, quando un mattino venne trovato nel fango, privo di conoscenza, con entrambe le gambe spezzate, battuto a sangue da qualche scaricatore ubriaco del porto. Era stato lasciato solo in un vicolo oscuro quando era stato percosso così ferocemente, ma non aveva subito perduto del tutto la conoscenza. Aveva visto una luce all’angolo di una strada ed era riuscito a trascinarsi fin là, strisciando perché poteva muovere solo le braccia, lasciando una lunga riga di sangue sul marciapiede. Aveva bussato ad una porta. Era un’osteria. L’uscio venne aperto e l’oste uscì sulla strada. Quella era stata l’unica volta in cui Gail Wynand aveva chiesto aiuto in vita sua. L’oste aveva gettato un’occhiata indifferente, che esprimeva una stolidità bovina, al ragazzo sanguinante ai suoi piedi. Poi, senza dire una parola, era rientrato nell’osteria sbattendo la porta in viso al ferito. Non voleva seccature, lui, non desiderava aver nulla a che fare con banditi o con le loro questioni. Molti anni dopo, quando ormai Gail Wynand era l’editore del «New York Banner», ricordava ancora i nomi dello scaricatore del porto e di quell’oste. Non fece mai nulla allo scaricatore, ma mandò in rovina gli affari dell’oste, gli fece perdere casa e risparmi, lo condusse al suicidio.

C'è una storia d'amore in questo libro, tra Howard Roark e Dominique Francon, una storia complessa tra due caratteri che bucano la pagina e rimangono impressi. Menti appassionate e non plasmabili, hanno un avvicinamento che è in realtà uno scontro di volontà, talmente violento che il primo rapporto sessuale tra i due è più una battaglia che un atto d'amore

E stato tratto un film da questo libro, nel 1949, che ho recuperato non appena terminata la lettura del romanzo. A differenza del libro, i personaggi secondari risaltano poco e Howard Roark non ha i capelli rossi (cosa imperdonabile). Mi ha comunque aiutato a chiarire alcuni punti nel difficile rapporto tra Howard e Dominique. Molti lo considerano un buon film ma io, sarà perché avevo letto prima il libro, non l'ho trovato particolarmente appassionante.




Come forse avrete capito, ragazze, io credo che questo libro sia non solo scritto molto bene ma, soprattutto, emozionante; e i suoi personaggi, se darete loro una possibilità, vi entreranno dentro.


lunedì 17 novembre 2014

Che tu sia maledetta, Colleen Hoover!


Che tu sia maledetta, Colleen Hoover! O meglio, che sia maledetto il tuo nauseabondo e caricaturale "Tutto ciò che sappiamo dell'Amore". A causa di quella pessima lettura, di cui avevo parlato qui, feci una solenne promessa a me stessa: mai più New Adult! Con tutte quelle sfighe messe lì a mo’ di pulsanti di Pavlov: ehi, ora muore il padre! BIIIIIP — commuoviti!
Ehi, ora muore la madre — BIIIIIP disperati!
Ma tutto buttato alla cazzo, drammi giganti (e sovraffollati, tanto che alla fine non ci fai neanche più caso) trattati con un menefreghismo da far paura, perché il vero e unico dramma del libro era: ODDIO IL GRANDE AMORE DELLA PROTAGONISTA OGGI LE TIENE IL MUSO! 

Il libro maledetto

Insomma, mai più. Così mi ero detta.

Ma, come tutte le mie solenni promesse, anche questa era destinata a non essere mantenuta. Ho cominciato a rivedere le mie convinzioni con John Green, "Cercando Alaska", di cui ho accennato qui. Il mio ragionamento è stato il seguente: l'autore è un uomo. Dunque, in un libro, di fronte alla seguente prospettiva:

1) dramma di non poter sbaciucchiare un ragazzo conosciuto da due giorni 
2) dramma di tua madre che muore di cancro

probabilmente un autore maschio riterrà la seconda sfiga più grave. (Sì, qui sono stata incredibilmente sessista. Ma leggete "Tutto ciò che sappiamo dell'Amore" e potrete capire perché la pensavo così sulle autrici New Adult. Eccheccazzo, anche gli ormoni adolescenziali dovrebbero avere un po' di decenza). 

Green mi ha un po' riconciliata con il genere, pur notando in lui una certa incapacità nel far sentire il dolore dei suoi personaggi. Però a quel punto mi ero lanciata. Ho dunque deciso di seguire il consiglio di Silvia, de "Il piacere della lettura", e ho provato a ributtarmi con un libro che lei definiva bellissimo, "Il Tuo Meraviglioso Silenzio". Non contenta, subito dopo ho letto un altro libro NA, "Per una volta nella vita". 

Come è andata questa mia nuova incursione nel genere? Beh...



Il tuo meraviglioso silenzio



Trama: Le sue dita non possono più correre sul pianoforte, il suo mondo pieno di note è diventato muto. Nastya era una promessa della musica, prima. Prima che tutto precipitasse, prima che la vita perdesse ogni significato. Da 452 giorni Nastya ha smesso di parlare, e il suo unico desiderio è tenere nascosto il motivo del suo silenzio. La storia di Josh non è un segreto: ha perso tragicamente i suoi cari, e solo nel recinto impenetrabile che ha costruito intorno a sé si sente al riparo dalla compassione degli altri e libero di dedicarsi in solitudine all'unica cosa che lo tiene in vita: intagliare il legno. Quando sembra non esserci più luce né speranza, Nastya e Josh si trovano e le sensazioni sopite esplodono dal corpo e dal cuore. Due lontananze si incontrano, cercando l'una nell'altra la forza per superare il passato e rinascere davvero.

Ho cominciato a leggere questo libro con qualche dubbio, ma già alla prima frase mi ha catturato. È lo stile a far la differenza, più che la storia. Perché essendo un New Adult, ci sono sfighe come se piovesse. Però... però. Però le sfighe tu le senti davvero, a poco a poco, ti pungono dentro. E non perché l'autrice ti dice: piangi! Ma perché anzi, ti dice, non piangere, perché i miei protagonisti non piangono; vivono distanziandosi dal mondo, senza clamori, con un dolore così sepolto che, da fuori, non si deve notare. Lo stile secco, quasi cinico, dei protagonisti ti impedisce di sentirti moralmente ricattata; loro stessi non vogliono compassione. Josh vuole l'anaffettività, Nastya vuole vendetta: nessuno dei due chiede pietà. 

Ci sono alcune cose che mi hanno irritato in questo libro. Cose sciocche che mi hanno fatto decrescere il giudizio a 3 stelline e tre quarti. La prima cosa è che entrambi i protagonisti non sono fighi, sono STRAfighi. E la seconda è che, in certi momenti, le situazioni mi sono sembrate forzate. Ecco, odio le situazioni forzate perché è evidente che sono messe lì per avvicinare i protagonisti senza fatica da parte dell'autrice. E mi fa incazzare, perché mi fa ricordare che sto leggendo un libro e i personaggi non esistono davvero. Un esempio per tutti: Nastya appena arrivata nella scuola nuova sfugge tutti, fino al punto che in pausa pranzo si nasconde in ambienti solitari per evitare le compagne e i compagni di scuola. Ma, quando un ragazzo le chiede di andare ad una festa, lei ci va. Cioè, a voi sembra sensato? A me no. (Chiaramente questa festa non serve a un tubo se non ad avvicinare lei e Josh.)

Comunque, a parte la mia agopagliaite, secondo me questo è davvero un buon libro, scritto bene, con protagonisti tosti e un avvicinamento tra i due che è meraviglioso per quanto è delicato. E l'ultima frase del libro... non ci sono parole per descrivere quanto è bella l'ultima frase del libro. Varrebbe la pena leggerlo solo per la dolcezza delle ultime parole, una quadratura del cerchio comprensibile solo dopo aver letto tutto il resto, perciò non cercate scorciatoie. Fidatevi: ne rimarrete commosse. E dunque, se lo leggete, fatemi sapere. 



Per una volta nella vita



Trama: Eleanor è appena arrivata in città. La chioma riccia rosso fuoco e l'abbigliamento improbabile, ha lo sguardo basso di chi, in pasto al mondo, fa fatica a sopravvivere. Park ha tratti orientali che ha preso dalla madre coreana e veste sempre di nero. La musica è il suo rifugio per tenersi fuori dai guai. La loro storia inizia una mattina, sul bus che li porta a scuola. Park è immerso nella lettura dei suoi fumetti e perso tra le note degli Smiths, Eleanor si siede accanto a lui. Nessun altro le ha fatto posto, perché è nuova e parecchio strana. Il loro amore nasce dai silenzi, dagli sguardi lanciati appena l'altro è distratto. E li coglie alla sprovvista, perché nessuno dei due è abituato a essere il centro della vita di qualcuno. Tra insicurezze e paure, Eleanor e Park si scambiano il regalo più grande: amare quello che l'altro odia di sé, perché è esattamente ciò che lo rende speciale.

Questo libro è stata la vera scoperta, il diamante tra il carbone e il titolo in corsa per la migliore lettura del 2014. Dio quanto mi è piaciuto questo libro. Un sacco. 

L'autrice ha rischiato grosso, scegliendo due protagonisti atipici. Eleanor, grassoccia e ingombrante (ma non per finta, che poi si scopre che è una pin-up, per intenderci; no; è grassoccia sul serio, o meglio, ha una costituzione imponente, tanto da venir soprannominata "Big Red"); Park, invece, è bassino (anche se carino e integrato) e un po' effeminato (a giudizio del padre). Talmente fuori dagli standard questi due che sento già le vostre proteste: lui deve essere strafigo! Lui deve essere un Alpha Man! 

E invece no. Ma proprio per niente, ragazze. Ve lo giuro: non avete mai letto di un innamoramento più dolce, struggente, poetico, di quello che leggerete nelle prime pagine di questo libro. Sono gli anni Ottanta, quindi esistono una serie di ostacoli tra loro che oggi sembrano preistoria: mancano i telefonini, le app, i computer. Al contrario, esistono le musicassette, quelle compilation che ci si faceva tra amici e, soprattutto, tra innamorati. La musica è fondamentale in questo libro, così come i fumetti, parole oltre le parole, quando comunicare è difficile perché si è giovani, perché si ha il timore di essere esclusi dal "branco", perché è il primo amore e non si sa che cazzo sta succedendo, perché improvvisamente si ha bisogno di una persona quando, fino a ieri, si stava benissimo da soli. How Soon is Now, passando per i Joy Division, arrivando agli U2. Sono questi i regali che Park fa ad Eleanor, e gli X-Man, e Watchman - e lei gli regala i Beatles, e anche la forza di fregarsene del gruppo che lo circonda, di deludere le aspettative di suo padre senza più sentirsi sbagliato. Eleanor vive in una famiglia disagiata, disfunzionale; la sua personalità emerge comunque, nei colori che esplodono dai suoi abiti-sacchi che ne nascondono la femminilità ma, forse, fanno emergere aspetti più importanti; Park vive in una famiglia perfetta, ma che, proprio per questo, lo fa sentire inadeguato.

Provate a leggere le prime pagine. E non lo mollerete più. Promesso! (E stavolta mantengo.)

La copertina della nuova ristampa
di "Per una volta nella vita",
che ora troverete in libreria con il titolo "Eleanor & Park".
Io preferivo la copertina di prima, ma fa lo stesso

E dunque, come avete visto, con questi due NA è andata più che bene. La maledizione di Colleen è finalmente spezzata. 





giovedì 13 novembre 2014

Letture Intelligenti®


Odio parlare di letture intelligenti. Ma non intelligenti nel senso di intelligenti (dal dizionario della lingua italiana di Treccani.it: "Fatto o detto con intelligenza, in cui è adoperata l’intelligenza, o che rivela intelligenza"), ma intelligenti nel sento di Intelligenti® (dal dizionario di OggiSnob.it: "Fatto o detto con intelligenza, ma anche no, basta che lo faccia o dica una persona approvata da Veri Intellettuali®). (Ma non intellettuali nel senso di intellettuali, ma nel senso di—ok, avete capito il punto.)

Quindi odio parlare di queste letture perché mi sembra di fare l'imbucata a un matrimonio. Voi capite, sono roba per quelli che "se non ci siamo noi crolla la cultura o perlomeno piove o se non piove in ogni caso sbatti il mignolo del piede contro il letto quando ti alzi di notte" (e valli a smentire, poi).

Io invece non sono Intelligente®. Non sono neanche Stupida®, in verità. Navigo nella terribile landa a metà tra i due universi, per cui mi sento sempre fuori posto.

Però oggi mi tocca parlare di una Lettura Intelligente® perché, se avete dato un'occhiata alla barra laterale del blog (mi dispiace, O tu che navighi con smartphone e non la vedi – l'essere strafigo ha i suoi costi sociali) dicevo, se avete dato un'occhiata alla barra laterale del blog avrete visto che ho letto tutti i... ehm, fumetti? Posso chiamarli così? Perché io non lo so. Comunque, i fumetti di questo autore, Zerocalcare.

Zerocalcare. Amato dagli Intellettuali® e,
ahimè, adesso anche da me

Senz'altro avrete sentito parlare di lui. Io tanto, ed è da un po' che gironzolo intorno al suo blog, che non aggiorna più spesso ma è lo stesso perché tanto io non lo conoscevo e quindi ho un sacco di strisce arretrate da leggere.

Il fatto è che mi piace molto questo autore, e credo francamente che potrebbe piacere anche a voi. Mi piace perché mi ritrovo nei suoi riferimenti culturali, nelle sue citazioni di cartoni animati e telefilm anni '90, nelle sue battute, e nelle piccole e inevitabili meschinità del suo alter ego cartaceo, meschinità che sono così umane.

Il fatto è anche che non so come fare a convincervi a leggerlo.

Pagandovi un viaggio alle Hawaii?
Facendovi un bonifico da un milione di euro?
Linkandovi alcune sue strisce per farvi capire che razza di genio è?

Ok, dopo attenta riflessione ho scelto l'ultima opzione. Dunque, eccovi due tra le vignette del suo blog. Ce ne sono una più bella dell’altra, quindi diciamo che ho preso le prime due che mi sono capitate perché davvero, son tutte belle. La prima che vi consiglio è l’ultimo post apparso in ordine di tempo, Il prendere impegni lontano nel tempo. Poi c’è questa, che personalmente adoro, dal titolo I litigi su internet: io credo possa già essere definita come un classico dei nostri tempi, perché ammettiamolo, ci siamo passate tutte prima o poi a litigare su internet (btw, questa striscia rivela la soluzione definitiva al problema).

Come dicevo, per me son tutti belli i suoi post sul blog, ma i suoi libri sono ancora più belli. Perché la storie sono più lunghe, elaborate, fanno ridere e commuovere nell'arco di numerose pagine.

Io ho letto quattro dei suoi cinque libri. Il primo, bellissimo, è "La profezia dell'armadillo". L'ho preso su carta, a colori, al modico prezzo (modico per Zuckerberg, voglio dire - ah, la relatività!) di euri 13,60. Li vale, comunque. Ho riso e (quasi) pianto per tutto il tempo.


Ma il mio preferito è il secondo che ho letto, "Un polpo alla gola". Cioè, voi preferirete "La profezia dell'armadillo", ma io sono in mood tardoadolescenziale-ritorno all'infanzia, e quindi la storie di bullismo/crescita/maturazione  mi coccolano l'anima. Ho preso "Un polpo alla gola" in versione kindle, dopo aver fatto una prova con l'estratto. Si vede un po' piccolo (il kindle in verità permette di ingrandire le pagine dei fumetti ma è un po' lento in questa funzionalità – o perlomeno è lento per me, che quando leggo entro in modalità missile e non posso fermarmi neppure un attimo) ma per me è più che accettabile. Per vari motivi. Primo, puoi averlo sempre con te, e sbirciarlo anche dallo smartphone se vuoi, con le app per kindle; e secondo, costa 5,76 euri.
5,76.


Un bel risparmio, uh?

Poi ho letto il suo ultimo, uscito un mesetto fa, "Dimentica il mio nome" e, in crisi d’astinenza, ho comprato anche "Ogni maledetto lunedì su due", un'antologia delle strisce del blog (quindi disponibili gratis on line), ma che io ho comprato perché DOVEVO AVERLO SEMPRE CON ME. 

Ok, avete capito. Ormai sono entrata in versione fangirl. Comunque merita davvero, questo autore. Provatelo e poi fatemi sapere.


lunedì 10 novembre 2014

Giusto qualche titolo


Una veloce carrellata di libri perché... perché è inutile che lo neghi ormai, ragazze. Tanto lo avete capito, il bluff è svelato: non le so fare, io, le recensioni :D
Il massimo che posso dirvi è "mi è piaciuto" o "non mi è piaciuto" — allungando un po' la broda con parole messe a caso. Cercate voi di trarne un senso compiuto: se non altro, sarà una ginnastica per la vostra mente!

Diario di una schiappa



Trama: Essere un ragazzo è un mestiere complicato. Nessuno lo sa meglio di Greg, che ha iniziato la scuola media e si ritrova in mezzo a compagni ben più alti di lui, ragazze improvvisamente grandi, e amici con cui è così difficile andare d'accordo. "Diario di una schiappa" è la cronaca delle avventure quotidiane di un imprevedibile e simpaticissimo "antieroe". Età di lettura: da 11 anni.

Ho letto questo libro per ragazzi dopo aver visto il film che ne è stato ricavato — carino! Il film, dico. Il libro, insomma. Niente di che. Essendo nella finzione il diario di un ragazzino, il carattere del libro imita effettivamente la scrittura a mano su fogli di quaderno. Manca però l'emozione che dà il film, nel finale soprattutto. Il protagonista, parecchio antipatico, nel film riesce a far emergere aspetti sensibili della sua personalità; nel libro molto, molto meno, persino nel finale. Dunque, ho dato tre stelline al libro, che non mi sento di consigliarvi particolarmente. Il film, invece, recuperatelo se vi capita. E guardatelo un pomeriggio in cui avete intenzione di cazzeggiare: che so, un giorno in cui avete finto un'influenza e non siete andati a lavorare. Perché non è un film da prima serata, se capite cosa intendo: è un film da pomeriggio quieto e divertente, con emozioni buffe, goffe e accennate.






La principessa sposa




Trama: Un celebre sceneggiatore è disperatamente a caccia di una copia del romanzo chiave della propria infanzia. Quel romanzo gli aveva spalancato orizzonti impensati, rivelato uno strumento strepitoso: la lettura. Darebbe un occhio pur di trovarlo, vorrebbe regalarlo al figlio viziato e annoiato, sperando che il prodigio si ripeta. Quando ne agguanta una copia, si rende conto che molti capitoli noiosi erano stati tagliati dalla sapiente lettura ad alta voce del padre. Decide di riscriverlo. Togliere lungaggini e divagazioni. Rendere scintillante la "parte buona". La magia si realizza. Il risultato è straordinario. Si parte da una cotta clamorosa, un amore eterno tra un garzone di stalla e la sua splendida padrona, che sembra naufragare a causa di una disgrazia marittima. C'è poi il di lei fidanzamento con un principe freddo e calcolatore. Poi c'è un rapimento, un lungo inseguimento, molte sfide: il ritmo cresce, l'atmosfera si arroventa. Il trucco della riscrittura arricchito da brillanti "fuori campo" dell'autore - l'incanto di personaggi teneri o diabolici, i dialoghi perfetti, fanno crescere il romanzo a livelli stellari. Disfide, cimenti, odio e veleni, certo. Ma anche vera passione, musica, nostalgia.

Sono stata parecchio fortunata con questo libro e con quello che segue. Anzi, la fortuna non c'entra niente, perché questi libri mi sono stati consigliati da Silvia del blog "...il piacere della lettura", e quindi non potevo cader male.

Certamente voi tutte avrete visto il film "La storia fantastica" e vi sarete innamorate di Westley. Ve ne innamorerete di nuovo, perché il suo fascino permane in questo libro. Ma il romanzo è diverso dal film, o meglio, ha più anime oltre a quella narrativa. Prima di tutto, la storia d'amore più importante tra le pagine non è quella fra Buttercup e Westley, ma è la storia dell'amore per la lettura (cosa che era anche nel film, comunque). Un meta-libro, ironico e divertente, che riesce nella magia più grande: nonostante il narratore ricordi in ogni istante al lettore che sta, effettivamente, leggendo — e quindi gli ricorda la distanza tra sé e ciò che avviene tra le pagine — il lettore si emoziona lo stesso, fino a respirare a fatica quando Inigo, finalmente, incontra il Nobile con Sei Dita. Come ci riesce? Lettura. Intreccio. Semplice magia.

Il libro fa più ridere del film. Ma assurdamente — o forse logicamente — è più amaro del film. Il romanticismo di fondo resta, nonostante il narratore ci ricordi che la felicità/l'amore/il per sempre non esistono: il romanticismo emerge proprio per questo, in contrapposizione alle prosaicità e ingiustizie di tutti i giorni.

È difficile parlare di questo libro perché non è pura narrativa. Non si può valutarne la trama o la credibilità o la consistenza perché è un'opera letteraria particolare, dove è importante non solo ciò che racconta ma come lo racconta, e il modo in cui è scritta, e la metanarrazione, dove l'oggi del narratore si fonde con i suoi (fittizi) ricordi e le sue piccolezze, e il mondo della fantasia si sovrappone a lui e lo inganna, e inganna noi, ma né lui, né noi, possiamo farne a meno.





La vendetta del diavolo




Trama: Ignatius Perrish ha passato tutta la notte tra alcol ed eccessi. Il mattino dopo si sveglia con i postumi di una sbronza tremenda, un mal di testa infernale... e un paio di corna che gli spuntano sulla fronte. In un primo momento Ig pensa che siano un'allucinazione, o il prodotto di una mente alterata dalla rabbia e dal dolore. Nell'ultimo anno ha vissuto in un solitario purgatorio personale, dopo la morte della sua amata, Merrin Williams, violentata e assassinata in circostanze mai chiarite. Un esaurimento nervoso sarebbe la cosa più naturale del mondo. Ma non c'è niente di naturale in queste corna, fin troppo reali. Un tempo Ig godeva una vita di privilegi: aveva sicurezza, soldi e un posto nella società. Aveva tutto, e anche qualcosa in più: aveva Merrin, e il loro amore fatto di sogni a occhi aperti e magia. Ma l'assassinio della fidanzata si è abbattuto su Ig come una maledizione: pur essendo innocente, agli occhi della gente è lui l'unico colpevole, e si è comprato l'assoluzione grazie al suo denaro. Tutti, ormai, l'hanno abbandonato. Tutti, tranne uno: il suo demone interiore. Posseduto da un nuovo, terrificante potere e con nuove, spaventose sembianze, per Ig è arrivato il momento di trovare il mostro che ha ucciso Merrin e ha distrutto la sua vita. Essere buono non lo ha portato da nessuna parte. È il momento di una piccola vendetta. È tempo che il diavolo riscuota ciò che gli spetta...

Joe Hill è figlio di Stephen King e, in modo stupefacente, il suo stile è completamente diverso. È uno stile veloce, le cose succedono a ritmo vertiginoso, i suoi personaggi fanno tanto e pensano/rimuginano poco — almeno a confronto dei personaggi inventati dal suo ingombrante padre. E i libri di Hill sono veri e propri page-turner. Cominci a leggerli e non riesci a smettere. Se devo trovare delle similitudini di stile, non è King, ma — ok, prima vi chiedo di non fucilarmi per quel che sto per dire — dicevo, secondo me somiglia a Dan Brown (il Dan Brown del Codice Da Vinci, gli ultimi fanno calare un po' la palpebra), per la capacità di spingerti a leggere, e leggere, e leggere. Dan Brown ma meglio. Almeno in questo libro. Perché c'è un pathos innegabile che ci spinge totalmente dalla parte del "diavolo" della situazione, un senso di profonda rabbia e impotenza per quel che gli capita, emozioni che in genere con Dan Brown sono meno pungenti (o, francamente, del tutto assenti).

La forza di Hill — farsi leggere tutto d'un fiato — è anche la sua debolezza, perché arrivati in fondo al libro, dopo aver scoperto "come va a finire" e "il motivo di tutto", il libro è, effettivamente, finito. Provate a capirmi: un libro di Stephen King lo puoi rileggere mille volte, perché è più di quel che i personaggi fanno, è quel che i personaggi sono. Li senti amici, ti piace sentirli parlare, ti piace guardarli fare piccole cose perché quelle piccole cose hanno importanza per loro e quindi per te perché ogni loro emozione è tua. Con Hill non capita. I personaggi fanno cose. Hanno motivazioni nette e non si perdono in mille dettagli ininfluenti. Tutto è finalizzato alla trama e niente è superfluo, ma nella vita c'è il superfluo. È questo che mi fa rileggere mille volte IT e invece non mi spingerà a rileggere "La vendetta del diavolo" o "La scatola a forma di cuore". In ogni caso va bene lo stesso, i libri di Hill sono pieni di adrenalina e colpi di scena, originali e visionari per alcuni versi. Insomma quattro stelline meritate e un autore che di certo leggerò ancora.
Dal libro è stato tratto anche un film che non so bene quando uscirà nelle sale italiane.





martedì 4 novembre 2014

È arrivato Kindle Unlimited?


Pare proprio di sì! Almeno per i miei libri.


Che cos'è Kindle Unlimited? È un abbonamento: spendendo 9,99 euro al mese si possono leggere tutti i libri che rientrano nel programma Kindle Unlimited, al momento 700.000 titoli (15.000 in italiano). Qui se ne parla un po' più diffusamente. 


Perché ve ne parlo anche io, dunque?

Perché, a parte il mio amore aprioristico per Jeff Bezos (per cui ogni sua iniziativa mi sembra illuminata), c'è una cosa che riguarda me in particolare. O meglio, riguarda gli autori che rientrano in KU, tra cui anch'io. Se ho capito bene, Amazon pagherà le royalties per i libri presi tramite KU solo al superamento della soglia del 10% di lettura. In pratica: un lettore scarica il tuo libro ma ne legge meno del dieci per cento? Niente royalties. Ne legge di più? Ecco le royalties. 

La cosa bella, per me, è scoprire effettivamente il tasso di abbandono dei miei libri (anche se il 10% mi sembra una percentuale piuttosto bassa per giudicare). E dopotutto mi sembra giusto, e anche, perché no, meritocratico, che tu venga pagato solo se il tuo libro viene davvero letto. (Anche se i motivi di abbandono di un libro possono essere i più disparati, lo so - visto che io sono l'Abbandonatrice di Libri n.1.)
E niente, sono curiosa di scoprire questa cosa. 

PS. A chi converrà l'abbonamento Kindle Unlimited? Ai lettori forti, di certo, ma poiché non tutti i titoli del Kindle Store sono presenti in KU, verificate — prima di buttarvi a pesce — se un tale abbonamento fa effettivamente per voi. In ogni caso, c'è anche la prova gratuita per 30 giorni. E quindi... why not?