martedì 26 agosto 2014

Non convenzionale


Stavo facendo una piccola riflessione sul Self Publishing. Riflessione che nasce da un piccolo fatto. Un piccolo fatto che non dovrei raccontarvi, a dirla tutta. Per motivi di politically correct, bontà d'animo e altre cose del genere. Che non mi appartengono, quindi ovviamente ve lo racconto. Diciamo che, gironzolando su Amazon e i suoi autopubblicati, mi sono imbattuta in un'autrice che ha pubblicato un sacco di titoli nel 2014. Mi pare un paio di titoli al mese, non li ho contati bene, ma più o meno il numero è quello.

Uno di questi titoli riporta la seguente sinossi, che vi metto qui sotto in immagine, casomai cambiasse nel tempo:


Io ho contato quattro errori e due imperfezioni in queste tre righe di sinossi. Ora, non conosco l'autrice. Magari è una persona splendida e dolce, e magari i libri che ha pubblicato a raffica li aveva già scritti da tempo e non li ha buttati giù in fretta e furia per fare cassa. E magari gli errori nella sinossi sono solo un crudele scherzo di Jeff Bezos che, come si sa, è colpevole di ogni efferatezza mondiale, universale e (ancora più imperdonabile) condominiale.

Dietro questa maschera c'è Jeff Bezos

Il fatto è che mi ha fatto un po' riflettere, questa autrice. Come vi dicevo tempo fa, con il self si guadagna – almeno in questo momento, anche se le cose in questo settore cambiano così velocemente che è difficile prevedere cosa succederà di qui a tre mesi. In ogni caso, al momento, se per dire imparassi a scrivere più velocemente e sfornassi un paio di libri all'anno (invece che un libro ogni paio d'anni, ops) potrei mollare il lavoro e vivere di scrittura.

Solo che, ammettiamolo, non ne sarei capace. Non riuscirei a scrivere sotto contratto, neppure se il contratto fosse con me stessa – non sono una di quelle che si dice: ok, oggi devi scrivere tremila parole e non ti alzi finché non l'hai fatto. Io scrivo, ahimè, solo se qualcosa mi "friccica" dentro. Perché altrimenti le parole non vengono.

(Anche se, a essere sincera, ho inventato vari metodi per risvegliare la mia ispirazione – metodi di cui vi parlerò in un altro post, magari.)

Diciamo che per me scrivere significa "scrivere quello che voglio", o meglio "scrivere quello che sento". E, per fortuna, posso farlo. Perché il self permette di scrivere quello che si vuole... nei limiti delle leggi vigenti, è chiaro. (Non servirebbe la precisazione, ma non si sa mai.)

E posso immaginare che il contenuto dei miei libri sia non convenzionale, e badate, non è affatto un titolo di merito: significa che quello che scrivo non è accettabile dalla maggior parte della gente, il che probabilmente fa di me una brutta persona.

A rendermi ancora più brutta c'è il fatto che la cosa non mi dispiace. Pessima, crudele individua qual sono. Anzi, uno dei motivi per cui leggo molto self è proprio cercare contenuto non convenzionale anche in altri autori/autrici.

Sta succedendo una cosa, ora, però. Sta succedendo che in molti si stanno accorgendo che con il self, come dicevo sopra, si guadagna, e dunque sfornano libri a questo fine. Non c'è niente di male. Anzi – e questa è una cosa che renderà felici molte lettrici – visto che l'obiettivo primario di questi libri autopubblicati è piacere a tutti, il loro contenuto è strettamente banale accettabile. Convenzionale. Finalmente! Non più diversità, grazie a Dio, ma copie di copie di copie, come Santa Madre Editoria ci aveva già insegnato ad apprezzare.

Ora, essendo io la brutta persona di cui sopra, ammetto che la cosa un po' mi dispiace. E dunque, che dirvi? Solo questo: se vi capita di trovare qualcosa di non convenzionale, soprattutto nel self, segnalatemelo :D

56 commenti:

  1. Mah, di giustificazioni se ne possono trovare tantissime, ma io sono cattiva e penso che se l'autrice non ha corretto 3 righe di sinossi, quali magnifiche sorprese riserverà il libro?
    Di certo non sarò io a scoprirlo. Personalmente preferisco la qualità alla quantità e purtroppo, anche se fossero i libri più belli del mondo, con errori del genere mi verrebbero le bolle alla prima pagina, soprattutto perchè evidentemente non si tratta di una svista!

    Marta

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  2. Non scrivere queste cose, demoralizzano chi ha appena approcciato il self... dietro diabolico suggerimento di un'autrice divina.
    Comunque la sfida di scrivere qualcosa di non banale mi piace.

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  3. Comunque, voglio fare una precisazione. Per me non è grave che si scrivano cose con errori o banali, ma che queste cose vengano scritte non perché si senta il bisogno di raccontare una storia, ma unicamente per guadagnarci. L'autrice di cui sopra, quella dei sedici libri pubblicati nel 2014, non mi importa se fa errori. Se voleva raccontare una storia, ne ha il diritto, io credo tutti ne abbiano il diritto, poi saranno le lettrici a discriminare o approvare. Ma il fatto di scrivere a raffica per far soldi, come posso spiegarmi? Mi deprime, mi deprime come lettrice, perché in un libro cerco una certa... sincerità, passione. È sciocco pensare che un libro scritto per passione sia meglio di un libro scritto a fini contabili, ma lo sapete, io sono parecchio sciocca :D

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  4. Ah, sì? Si guadagna con il self? Allora mi metto a scrivere tre boiate e mollo il lavoro!
    Scherzi a parte (ma ammetto di averci creduto per un attimo) forse all'autrice suddetta non funzionava il tasto dell'apostrofo, ma io già solo per quegli errori non comprerei mai un suo libro. Non lo aprirei nemmeno se me lo regalassero forse. Purtroppo per quanto il self mi abbia regalato bellissime sorprese in passato mi ha anche regalato bellissime schifezze, e non credo che le cose siano cambiate poi tanto. In questo mondo le autrici davvero brave sono ancora una piccola percentuale, spero solo per voi che le case editrici si diano una svegliata e vi vengano a scovare!

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  5. Al di là delle tue false modestie (patetico espediente per tirarti dei complimenti), non riesco proprio a spiegarmi come le case editrici possano averti lasciata scappare. Cioè, non sono una grande esperta di romance nostrano, ma una casa come per esempio la Mondadori avrebbe con te la rara possibilità di produrre in proprio e di esportare dei romance di "serie A", invece di essere sempre e soltanto costretta a importarli. Perchè tu, al di là del tuo talento tecnico, ti sai muovere molto bene nell'ambito del romance storico e hai dato prova di saperci innestare una serie di elementi emozionali originali. Il che rende i tuoi romanzi dei perfetti prodotti da esportazione, così come a suo tempo erano perfetti prodotti da esportazione i western-spaghetti di Sergio Leone. Sicchè, volendomi illudere che i dirigenti delle case editrici non siano dei totali decerebrati, posso soltanto ritenere che l'autopubblicazione sia principalmente una tua scelta. E mi domando se sia una scelta ragionevole. Cioè, è meglio essere una semidilettante che guadagna il 70% su migliaia di copie vendute a 2 euro o una Lisa Kleypas che guadagna l'8% su milioni di copie vendute a 6 euro (ebook) e a 15 euro (cartaceo)?

    luce allievi

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  6. Io non sono d'accordissimo sul fatto che col self si guadagni, o forse io e te parliamo di guadagni diversi. Quelli che servono a pagare un mutuo e le bollette credo siano ancora difficili da raggiungere - ma ti posso assicurare che in Italia ci saranno dieci autori, regolarmente editi da CE, che vivono del loro lavoro di autori; gli altri hanno tutti un secondo lavoro. Recenti indagini mostrano che l'80/90% degli scrittori - non self e non sconosciuti - prende al massimo diecimila euro all'anno. Chi ha un mutuo sa che non sono sufficienti, mentre per chi magari ancora non vive da solo solo una grande ricchezza.
    Comunque, tornando al self, non so quanto venda la sinossi che hai preso ad esempio, ma ad occhio e croce direi poco. E a quel punto puoi anche sfornare un titolo al mese, ma se di quel titolo vendi dieci copie in quel mese ci paghi giusto una pizza. Guadagni migliori, secondo me, si fanno appunto realizzando un prodotto non banale, come dici tu, e per non essere un banale un prodotto deve venire dall'ispirazione e non dal marketing - e certo, anche dalla preparazione, perché almeno la grammatica bisogna conoscerla. E per realizzare un lavoro così non basta decisamente un mese.
    Io credo anche, e sono sicura di averlo già detto troppe volte ma con la vecchiaia tendo a ripetermi, che il self pian piano si stabilizzerà, e che saranno i lettori a farlo stabilizzare, non calcolando nemmeno sinossi del genere. Al momento è una grande baraonda e capisco anche chi si rifiuta di leggere self perché di venti titoli non ne trova solo uno scritto in lingua corretta, ma confido sul fatto che qualcosa cambierà, e che i lettori più pazienti riusciranno a scremare e a indirizzare alla lettura di opere magari di gusti diversi ma almeno, appunto, corrette. E in un certo senso il tuo appello è la cosa più logica del mondo: il self sarebbe proprio il luogo dove proporre qualcosa di nuovo, fuori dai canoni, lontani dai muri imposti dalle CE. Spero anch'io che venga sempre più usato in questo modo e che ci porti ad ampliare l'offerta di lettura.

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  7. Io ho letto due o tre self italiani e per fortuna sono capitata bene, ma almeno era chiaro che erano scritti in un italiano corretto già dalla sinossi.
    Il problema è con quelli in inglese che hanno migliaia di giudizi a più di 4 stelle su Goodreads e poi ti accorgi che sono scritti con i piedi, anche se non è la tua lingua (R.L. Mathewson o Belle Aurora).
    Non self, ma non convenzionale, con una premessa un po' assurda, Beyond Repair di Charlotte Stein.

    Paola

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  8. (Chiedo scusa per i refusi, sto scrivendo dal cellulare e mi si intrecciano le dita...

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  9. >> Ah, sì? Si guadagna con il self? Allora mi metto a scrivere tre boiate e mollo il lavoro!
    >> Io non sono d'accordissimo sul fatto che col self si guadagni

    Beh, è chiaro che sto parlando dei bisogni economici miei e della mia famiglia. Diciamo che un qualunque reddito >= 1200 euro mensili (ma anche 1000, sai, stringendo la cinghia) per me sarebbe sufficiente, avendo altre entrate che si sommano, ed essendo una abituata a non vivere di troppo.

    >> Al di là delle tue false modestie (patetico espediente per tirarti dei complimenti)

    Ahhahahah. Adoro essere trattata male, sappilo, e quindi amo queste tue frasi secche. Anche se non era falsa modestia, lo giuro! Era solo un mettere le mani avanti. In pratica, dirmi che faccio schifo previene che qualcuno arrivi qui e dica: ehi, parli te che fai schifo! È un trucco che funziona sempre, quindi lo uso senza rimorso. Falsa modestia, magari :D No, i miei libri non piacciono a molte. E no, non credo che Mondadori potrebbe esportarmi. Non sono la Kleypas :D

    >> non so quanto venda la sinossi che hai preso ad esempio, ma ad occhio e croce direi poco

    Mmmm. Sopravvaluti la lettrice media di Amazon. Non credo affatto che il mercato si autoregoli nel modo in cui a me piacerebbe :D Per dirtene una, per molto tempo il libro citato sopra è stato ben piazzato in classifica. (Oh, forse la storia non era male e aveva un buon ritmo, non posso dirlo non avendolo letto, e forse l'autrice ha buona fantasia, che poi per scrivere, stringi stringi, è la cosa davvero essenziale).

    >> Beyond Repair di Charlotte Stein

    Io segno, eh!

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    1. <<Falsa modestia, magari :D No, i miei libri non piacciono a molte. E no, non credo che Mondadori potrebbe esportarmi. Non sono la Kleypas :D

      L'unico forum che seguo è "Romance - Il forum dei romanzi rosa" (un feudo di incallite lettrici un po' bigotte e di mezza età) e lì tutte ti adorano, pur essendo costrette ad ammettere (solo per non fare la figura delle progressiste) che i tuoi sono romanzi che "picchiano duro". Giudizi negativi sui tuoi romanzi non ne ho mai letti però immagino da che tipo di lettrici potrebbero arrivare e, lasciamelo dire, dimostreresti una ben scarsa considerazione di te stessa se ti lasciassi convincere da quei giudizi (il che forse spiegherebbe le tue perversioni di masochista/succube/schiava).
      Per quanto riguarda la tua militanza nella "serie A" delle autrici romance, credo che non ci possano essere dubbi e questo fatto (ripeto) è dato solo in minima parte dal tuo talento naturale di artigiana della scrittura. No, ciò che veramente ti qualifica è la tua singolare capacità di produrre intensità drammatica; la stessa singolare capacità per la quale tu ti consideri un'autrice "non convenzionale" e perciò "di nicchia". Forse sta proprio qui il malinteso: le autrici di serie A sono per definizione delle "non convenzionali", "convenzionali" sono le autrici di serie B che le copiano.

      luce allievi

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    2. >> il che forse spiegherebbe le tue perversioni di masochista/succube/schiava

      Ahahahh... ok, dopo questa sono francamente arrossita. O, citando il libro che sto leggendo ora: "I ask God quietly if he wouldn’t mind opening the ground beneath my feet and allowing me to fall down a chasm to save me from myself."

      >> L'unico forum che seguo è "Romance - Il forum dei romanzi rosa"

      Lo conosco, ci vado spesso per scoprire le novità che altrimenti mi perderei. Alcune utentesse mi avevano scritto, anche. Non mi sono iscritta perché ho questa strana teoria, che se ti palesi, poi le ragazze non diranno senza filtri quello che pensano su di te, per paura di offenderti, magari. Io preferisco un'offesa vera a una lode falsa (meglio ancora, una lode vera :D ).

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  10. <= 1200 euro mensili (ma anche 1000, sai, stringendo la cinghia) per me sarebbe sufficiente

    Anche per me, sto scrivendo la lettera di dimissioni!

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    1. Ahahhaha, Silvia mi fai morire! Mi hai fatto ridere a voce alta in ufficio, se mi licenziano mi toccherà mettermi a scrivere a raffica libri con incipit tipo "L'amore può nascere da un alba a un tramonto", e la colpa sarà tutta TUA!!!

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  11. Ah, Nina... io ho scaricato un estratto di un libro di questa autrice, che credo di aver capito chi è perché ormai Amazon Italia è un paesotto, diciamocelo...
    l'estratto mi ha fatto accapponare la pelle e sai che io non sto a guardare il pelo nell'uovo in fatto di precisione grammaticale nei self, per cui ti lascio immaginare.
    era imbarazzante, sul serio.
    cosi' come lo erano altri estratti che ho scaricato - e di cui non ho mai parlato - di libri ultra-osannati in rete, e non l'ho fatto non per codardia (anche se lo sono), ma perché la risposta tipica è "tutta invidia" , e sentirmi dire "tutta invidia" quando non è assolutamente cosi', francamente non c'ho voglia.

    detto questo, io non so cosa succederà in futuro, ma una cosa la so: se tutti i libri sono cosi', a poco serve pubblicare come una matta. la gente si segna il suo nome e la evita come la peste... io l'ho già fatto.
    poi ci sono altri casi come Kristen Ashley per esempio (un nome a caso, eh? ahah), che ha pubblicato non so quanti libri in un anno, il 2011, che sembrava quasi un mistero... si dice tipo 17 libri o qualcosa del genere.
    KA è una donna che credo abbia superato la quarantina, e mi sembra ragionevole pensare che abbia scritto per anni, magari tentando di farsi pubblicare tradizionalmente, finché non ha deciso di autopubblicarsi e li ha buttati tutti fuori in una volta.
    cioè non vorrei fare di tutta l'erba un fascio, c'è magari gente che pubblica tanto perché ha tanto nel cassetto.
    non credo sia il caso della nostra connazionale pero'...
    cmq, alla fine della fiera, quello che conta è quello che scrivi e che lasci alla gente.
    quindi, fregatene di chi usa il mezzo in questa maniera, tanto sulla lunga distanza non arriverà mai da nessuna parte.

    capisco l'idea paradisiaca di vivere di scrittura, ah se la capisco, ma ultimamente mi sto dicendo: in fondo... chissene? l'importante è scrivere, che si viva di scrittura o meno.
    e poi si', quello che dici è assolutamente vero, il self ti dà la possibilità di scrivere tutto quello che ti pare e piace, e tutto cio' è fantastico.
    si puo' cambiare genere, epoca storica, nome addirittura, esplorare tutte le fantasie che ti vengono in mente perché non si deve rendere conto a nessuno... questa è una libertà davvero tanto, ma tanto gustosa... e io ho tutte le intenzioni di godermela fino in fondo.
    chi ha una CE non ha questa possibilità, diciamocelo, si' avrà una migliore promozione e la soddisfazione di vedersi sugli scaffali delle librerie, ma avrà anche l'editore che arriva e dice: "ehy, il nuovo trend sono erotici su angeli gay con la pelle verde e il cazzo enorme, fammi una serie di 5 libri erotici su degli angeli gay con la pelle verde e il cazzo enorme per martedi'!"
    magari non è cosi'... sono maligna io (e io sono maligna), pero'... lo sospetto fortemente.
    per cui cosa preferisci? quello che ti passa per la testa o gli angeli gay verdi col cazzo enorme? per me la lotta è dura, ma dico lo stesso la prima. :P

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    1. Non è che non mi piace essere self, però, non era esattamente questo che volevo dire. Del resto, a me piace scrivere, e scrivo. Ho persino la fortuna di essere letta da qualcuno. Per quanto mi piaccia lagnarmi (a chi non piace?), qui non saprei proprio come poterlo fare senza essere cordialmente mandata in un luogo oscuro e non troppo spazioso.

      Più che altro, in questo post mi lagnavo perché il self non sta dispiegando tutte le sue possibilità. Per dirla con parole tue:

      >> questa è una libertà davvero tanto, ma tanto gustosa...

      Invece, il self pare diventato un modo come un altro per arrotondare. Che va anche bene, se hai qualcosa da dire. Ecco :D

      A proposito:

      >> si puo' cambiare genere, epoca storica, nome addirittura, esplorare tutte le fantasie che ti vengono in mente perché non si deve rendere conto a nessuno... [..]e io ho tutte le intenzioni di godermela fino in fondo

      Sì, ma se ti decidi a pubblicare sotto pseudonimo per sfuggire a tua madre (lo so, lo so, ne avevamo parlato) non mancare di comunicarmelo. Niente storie, non provarci neppure a farmi discorsi del tipo "da che pulpito" perché sappi che non toccherebbero minimamente la mia coscienza. Se ti sfugge, qui sono IO la stronza mentre TU sei quella buona e QUINDI la tua coscienza ti obbligherà a dirmi il titolo del tuo eventuale libro sotto pseudonimo. O almeno a consigliarmelo caldamente sotto mentite spoglie. Deal?

      PS. Ora scusa ma devo andare a scrivere un libro. Mi è venuta un'ideona su angeli gay verdi e con il cazzo enorme... :D

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    2. si', ho tentato di fare mea culpa qui sotto per il fatto che ho sforato, capito roma per toma e parlato di qualcosa che non c'entra. :(
      il fatto è che spesso i tuoi spunti mi fanno pensare a centomila cose, mi portano a settantamila digressioni e commenti ab-normi... quello che sto dicendo è che se ho sbagliato in fondo è colpa tua! ahaha (oggi sono in forma)

      cmq, a parte gli scherzi, ho capito quello che vuoi dire, ma io sono abbastanza demoralizzata in generale su questo ambiente e sugli esseri umani in generale, quindi non ho nessuna speranza che il self si dispieghi come vorresti tu, ma proprio nessuna.
      io ho intenzione di usarlo sfruttandone i punti di forza che abbiamo già visto, ma in modo del tutto egoistico... non sono cosi' anti-convenzionale come te, pero' so che ho delle storie in mente ben precise e con questo mezzo potro' realizzarle come e quando mi pare, senza dover fare compromessi con nessuno o sentire discorsi sul "mercato".

      io vorrei pubblicare già il prossimo (che al momento mi fa schifo e mi ha mandato in grande sbattimento) sotto pseudonimo per sfuggire a mia madre, ma come si fa? sarei sbugiardata in zero due... e non pensare chissà che cosa adesso, è tutto nella norma per noi, ma... mia madre? e la sua migliore amica (ho scoperto recentemente)? anche no... :S
      pero' ormai il danno è fatto, dovevo partire con pseudonimo dall'inizio, non sai quanto mi sono pentita. :(
      piu' che altro pensavo allo pseudonimo ormai per il cambio di genere, per gli storici e il paranormal... boh, vedremo. sono lenta come una lumaca, quindi ora che arrivero' a quel punto...

      per quanto riguarda il discorso di comunicare lo pseudonimo... senti da che pulpito viene la predica!!!!!!!
      :P :P :P
      ma si', deal.
      perché sono buona e perché non ho in programma di scrivere cose cosi' scioccanti, non credo di avere le qualità e il talento per farlo. sei tu la maestra del campo, ad ognuno il proprio pane. :)
      io vorrei solo essere sempre "lieve". mi piacerebbe essere sentita come lieve, ecco, anche quando magari scrivo qualcosa di piu' profondo.
      una ragazza ha scritto proprio oggi "come una piuma" su amazon, e a me è piaciuto tantissimo. :)

      P.S. mi auguro vivamente che dopo questo "deal", se introdurrai un altro pseudonimo per qualsivoglia motivo tu me lo faccia sapere, signorinella...

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    3. ahaha che scema... comunque verrebbe fuori una gran cosa... ahahaha

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    4. >> mi piacerebbe essere sentita come lieve, ecco, anche quando magari scrivo qualcosa di piu' profondo

      Sei una delle poche che ci riesce, tra l'altro, almeno tra gli scrittori che ho letto io. Per questo nell'altro post ti avevo collegato a "Dimmi che è vero" di TJ Klune, che in quel libro in particolare è riuscito a mantenere un buon compromesso tra levità e profondità. (Negli altri libri è più drammatico.) Ma anche in quel libro, non ci è proprio riuscito del tutto, è andato più sul comico, rendendo alcune parti inverosimili, mentre il tuo libro è più reale, lo senti più vicino. Vabbè non mi sdilinquo, tanto lo sai già :)

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  12. rileggendo il mio inutilmente ab-norme commento, ho paura di essere andata un tantinello OT.
    l'argomento ha tirato fuori elucubrazioni mentali mie, soprattutto rispetto al fatto che credo tu sia felicissima di essere una self, e sul finale del mio commento sembra che tu non sia felice di essere self e io debba convincerti di essere felice di essere self...
    ok, mi ritiro silenziosamente. :(

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  13. cmq, quello che volevo veramente dire nel profluvio di parole qui sopra è: fregatene delle persone come questa tizia (anche se concordo che fa una certa tristezza), e sii felice di essere self.
    oh, cavolo bastavano due righe... :S
    sono un caso disperato.

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  14. Si guadagna tanto con il self se si vende tanto, ma questo non può significare pubblicare un libro al mese. Eppure in alcuni blog sul self suggeriscono proprio questo: pubblicare tanto e spesso. Che l'autrice in questione abbia preso il suggerimento alla lettera? Certo con l'italiano che ci propone già dalla sinossi c'è da chiedersi chi siano i lettori disposti a spendere per leggerla. Io non so se possa funzionare una tale operazione commerciale (cos'altro è?). Pubblico una tantum, cioè quando ho terminato una storia, l'ho fatta revisionare, editare, etc etc, e ci vuole tempo. Mi domando cosa resterà invece di questi "romanzi" usa e getta. Ma la cultura non dovrebbe essere un'evoluzione eterna? A proposito, glielo diciamo alla scrivente che col femminile l'apostrofo ci va?

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    1. >> Eppure in alcuni blog sul self suggeriscono...

      Questi blog pieni di consigli sono un po' come i libri di self-help, secondo me :D
      Oppure come quelle trasmissioni alle TV di quint'ordine, dove quei tizi danno i numeri per fare terno al lotto.

      (No, non è vero, sto mentendo. Alcuni consigli sono buoni, lo ammetto. Ma la cosa più importante, come sempre nella vita, è una buona e sana botta di culo. Anche solo, pensa, a incrociare il lettore giusto, quello che per sbaglio legge il tuo libro e gli piace e ne parla ad altri e fa passaparola.)

      >> Certo con l'italiano che ci propone già dalla sinossi c'è da chiedersi chi siano i lettori disposti a spendere per leggerla

      Invece le sue storie sono apprezzate, d'accordo, forse non da bestseller, ma già il fatto che sia in piani abbastanza alti perché io e te l'abbiamo notata e ne parliamo qui, in un post lontano mille anni luce da lei, lo fa capire. Ripeto, magari sono anche belle, le sue storie. Solo, dovrebbe metterci più cura, avere - posso dirlo? - maggiore rispetto per lo strumento che usa. No, non dico il self-publishing, dico proprio la scrittura.

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  15. Dici che sopravvaluto il lettore? Questo mi impensierisce, perché sono io che li formo, quei lettori. Se è vero che sono attratti da una sinossi del genere, sto lavorando male, mannaggia.
    Poi magari il libro è fatto bene, non posso saperlo, ma certo che quegli errori nella sinossi non mi fanno sperare...
    Comunque no, non credo che in circostanze normali sia possibile sfornare un libro al mese. E io sono una che scrive molto e velocemente, circa un capitolo ogni due giorni, ma comunque, tra mille revisioni e mille modifiche, mi servono almeno otto-nove mesi. Come un parto!

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    1. >> Dici che sopravvaluto il lettore?

      Oh... detta così... oh. Mi accorgo che suono spocchiosa e non lo sopporto :D
      Ma come non stupirsi del fatto che un libro con una tale sinossi sia stato, effettivamente, acquistato? Poi magari la storia non è male, poi... non lo so. Ma mi tocca essere pragmatica: comunque la si giri, i fatti sono questi. Ecco.

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    2. Ma io, scusate se mi intrometto, non sono mica tanto d'accordo...
      Forse non ho ben capito quello che vuole dire Mirya o forse sono davvero cinica (e pensavo di essere invece una specie di torta di panna umana, che shock!), ma non penso proprio che gli autori formino (o possano in qualche modo formare) i lettori.
      ma per niente proprio.
      penso che neanche gli editori, i quali - a livello teorico - credo abbiano piu' potere di chiunque in questo campo, riescano a formarli.
      penso che si formino da soli in diversi modi e per diverse ragioni, e potrei portare esempi pratici a josa, ma per una volta non voglio intasare il blog. :P

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    3. Mirya è un'insegnante, in questo senso forma teneri fanciulli, non scrivendo libri (credo, insomma, che volesse dire questo!).

      In ogni caso, sono ovviamente d'accordo con te, sul formare il "lettori". Quando mi parlano di "messaggi" che trasmettono i libri, mi manca il fiato, semplicemente, tipo attacco di panico. Per quel che mi riguarda, io voglio solo raccontare storie. Del resto, non credo che i libri possano peggiorare il mondo con "cattivi messaggi". Né, d'altro canto, migliorarlo con "buoni messaggi". Andiamo, se i "buoni messaggi" cambiassero qualcosa nella società, oggi il mondo non sarebbe quello che è, giusto?

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  16. Mamma mia, Nina, che post spinoso hai partorito.

    Incomincio col dire che non credo ci sia alcunché di male a far diventare l'attività artistica anche un lavoro. Questo, ovviamente, significa che bisognerà anche accettarne dei risvolti negativi. Esempi semplici: il tempo che stringe, scadenze da rispettare, saper trovare rapidamente soluzioni ai problemi, quali il blocco dello scrittore, che, oltre a colpire la nostra creatività e affliggerci, finiscono per colpire anche il nostro tenore di vita.

    Non credo che un artista sia meno artista o sia meno fedele a se stesso solo perché nell'attività creativa debba fare fronte anche a dei 'problemi pratici', per così dire. Pensiamo agli architetti, per esempio.

    «Ma il fatto di scrivere a raffica per far soldi, come posso spiegarmi? Mi deprime, mi deprime come lettrice, perché in un libro cerco una certa... sincerità, passione.»

    Questo, dal mio punto di vista, non vale solo per la scrittura che diventa lavoro, bensì per qualsiasi attività lavorativa.

    Quanto ai libri fatti con lo stampino, tantissimi lettori, tantissimi lettori forti, leggono per intrattenersi prima di andare a dormire anziché guardare la televisione e i libri tutti uguali a loro vanno benissimo. Anche in questo non ci vedo alcunché di male, sinceramente. Comprendo, tuttavia, quanto tutto ciò possa urtare la sensibilità di altri scrittori che si mettono continuamente alla prova per creare qualcosa di originale.

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    1. Ah, Ludo, mi fai sentire come una bambina bacchettata :D
      Non è da persona matura, ok, il post sopra. Ma... ma non si ha neppure un po' il diritto di rimanere vagamente basiti dalla sinossi riportata? Soprattutto perché dovuta, io credo, a troppa fretta di pubblicare?

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    2. Non volevo farti sentire bacchettata e il tuo post non è immaturo.

      In realtà capisco benissimo le persone che preferiscono avere un lavoro più tradizionale per dedicarsi alla scrittura nel modo in cui più desiderano, ma sono più che convinta che il fatto di far diventare l'arte anche un lavoro non significhi sempre, necessariamente sacrificare la propria creatività o renderla una cosa meno nobile come in molti pensano.

      So che non è questo quello che scrivi nel tuo post, ma mi hai dato un input. Sono andata, in vero, fuori tema nel mio commento.

      A proposito, non credo che sia il caso della sinossi che hai riportato, ma Amazon.it ha problemi con gli apostrofi: nella home page del mio profilo i titoli delle recensioni che si aprono con l' appasiono con l senza apostrofo.

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    3. >> Amazon.it ha problemi con gli apostrofi

      Ahahaha, ti immagini se ho fatto tutto questo casino e poi dipendeva solo da questo? Che sbaglia Amazon e non la povera autrice? Allora Darth Vader-Bezos era DAVVERO colpevole, come volevasi dimostrare! (Anche se resta comunque il fatto dei 16 libri nel 2014... e negli errori indipendenti dall'apostrofo.)

      Comunque la mia frustrazione sul self-publishing non era tanto da "tizia che scrive SP" (di cosa potrei lamentarmi?) ma più da "tizia che legge SP". Perché le potenzialità dello strumento secondo me non sono del tutto sfruttate, la sua libertà creativa principalmente, o magari sono io che non so cercare bene nel mare dei titoli proposti.

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    4. scusate, mi intrometto con nonchalance anche qua...
      e con una certa soggezione perché sto per andare contro a Ludo che è un genio.

      innanzitutto, io non ho scaricato questo, ma ho scaricato e letto a fatica un estratto di un altro libro di questa autrice, e posso assicurare che non c'entra proprio niente il problema di amazon con gli apostrofi, questa persona non maneggia bene lo strumento che è la lingua italiana punto.
      con un 10% riesci ad appurarlo.
      detto questo, sono in parte d'accordo con Ludo e in parte no.
      quando dice:

      "Incomincio col dire che non credo ci sia alcunché di male a far diventare l'attività artistica anche un lavoro. Questo, ovviamente, significa che bisognerà anche accettarne dei risvolti negativi. Esempi semplici: il tempo che stringe, scadenze da rispettare, saper trovare rapidamente soluzioni ai problemi, quali il blocco dello scrittore, che, oltre a colpire la nostra creatività e affliggerci, finiscono per colpire anche il nostro tenore di vita."

      anche io non ci vedo nulla di male nel far diventare l'arte un lavoro, anzi ci vedo un bene meraviglioso, pero', per esempio, tutti gli esempi (verissimi per un autore che si mantiene ed è editato) non reggono con il self, in quanto non hai nessunissima scadenza da rispettare se non quella che ti poni tu.
      quindi, credo, il punto è che puoi prenderti tranquillamente il tempo di lavorare un po' di piu' a quello che vuoi buttare fuori nel mondo.

      "Non credo che un artista sia meno artista o sia meno fedele a se stesso solo perché nell'attività creativa debba fare fronte anche a dei 'problemi pratici', per così dire. "

      assolutamente non lo credo neanche io, sono d'accordo, ma non penso sia questo il caso. qua si parla di self, che ha molti pro e contro, ma il piu' grande pro del self, a mio parere, è la libertà assoluta.
      libertà di agire su tutto quello che riguarda il tuo lavoro, e questa persona ha scelto liberamente un piano d'azione che è legittimo, ma del tutto opinabile.
      onestamente, senza essermi consultata prima con Nina, sono rimasta un po' basita anche io dal comportamento di questa persona, e lo dico in generale, non solo perché fa evidenti errori di grammatica.
      e dico questo da persona tollerante, non sono una che sta li' a leggere i libri con la penna rossa, e faccio pure parte di quella schiera di persone che hai citato, che legge storie molto simili tra loro spesso e volentieri (e anzi me le cerco simili!), mi sono accorta che ho degli archetipi che mi attirano e sui quali torno spesso.
      quindi (parlo per me e non per Nina), non penso di essere una Rottermayer, ma, come dire, ci sono dei limiti.
      almeno per me, ci sono dei limiti.
      questo caso è uno di quelli.
      perché, in fin dei conti, far uscire 16 libri che già dalle prime 4 righe si evince che non hai riletto manco una volta?
      nessuno ti sta col fiato sul collo, perché non dedicarci piu' tempo?
      è legittimo quello che lei fa, ma è legittimo anche porsi queste domande di fronte a quello che lei fa.

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    5. Senza riferirsi in particolare allo scrivere, Hemingway diceva che un lavoro bisogna farlo bene, farlo tutti i giorni, farlo con onestà. Il che presuppone talento, disciplina, etica.
      Avendo imparato a riconoscere il concetto di LETTERATURA dai romanzi e dai racconti di Ernest Hemingway (che mio padre m'ha regalato in blocco quando avevo 13 anni), sono rimasta "imprintata" da questa concezione del mestiere di scrivere e ogni definizione che se ne allontana mi passa attraverso senza riuscire ad attecchire.
      Cioè, non riesco neanche a concepire che qualcuno possa SCRIVERE per un qualsiasi altro motivo ...

      luce allievi

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    6. io mi segno questa frase Luce:

      "Hemingway diceva che un lavoro bisogna farlo bene, farlo tutti i giorni, farlo con onestà. Il che presuppone talento, disciplina, etica."

      cerchero' di guardare dritto e aderire a questa formula.
      scusate, sono un po' in shock al momento... ora la smetto.

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    7. @Manuela In realtà non mi vai contro affatto. In ogni caso, credo che quando il self diventa il tuo unico mezzo di sostentamento, si debba far fronte a dei problemi pratici che, altrimenti, potresti non avere.

      Che, poi, i prodotti del lavoro di una persona non siano giudicati validi da chi ne fruisce, che questa persona vada in primis contro se stessa per produrre di più in modo moralmente poco onesto secondo i canoni della società in cui vive... queste sono tutte cose su cui si può discutere.

      Ciò che mi premeva di sottolineare è che, in generale, l'arte come lavoro non è meno pura o meno nobile o meno arte che l'arte a cui ci si dedica senza essere condizionati dal dover... campare! Altrimenti si potrebbe arrivare a dire che - che so? - i lettori che fanno le sfide o stilano i propositi (project 10 books, sfida libri ciccioni, sfida un libro per ogni anno del XX secolo...) sono lettori meno puri o meno nobili o meno lettori degli altri.

      Come ho concluso nel mio primo commento, purtroppo il post di Nina ha scatenato in me l'irrefrenabile desiderio di andare fuori tema.

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    8. Capisco il tuo punto di vista, Ludo! Allora, per giungere a un compromesso, diciamo che si può anche scrivere per campare (self o non self), ma si può farlo impegnandosi o non impegnandosi, come qualunque altro lavoro. E, in virtù di ciò, se non ti impegni poi tanto, io in quanto acquirente posso perlomeno lagnarmi un pochino. Giusto un pochino :D

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  17. Ecco questo post parla di cose proprio a fagiolo con qualcosa che ho appena scoperto e che mi ha lasciato basita, ma taaaaaaaaanto basita.
    E si', a partire dal Big Fake, che è stata una grande doccia fredda, ho cominciato a svegliarmi fino ad oggi, che con l'ultimo colpo da maestro mi sono svegliata del tutto con una bella secchiata in faccia e mi sono resa conto che c'è gente là fuori, che non è affatto romantica nell'approccio allo scrivere, che calcola bene i mezzi che ha e che ha disposizione, e studia il mercato.
    C'è chi si approccia in modo romantico e chi no.
    E gli scrittori sono brutta gente.
    Credo che da ora in avanti cambiero' l'atteggiamento da Heidi e/o bimbaminkia con i cuoricini negli occhi che ho tenuto finora e virero' verso la tecnica di Nina: leggo l'opera e mi tengo lontana da chi l'ha scritta.
    Bisogna imparare dai propri errori.
    Amen.

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    1. Manu, tu capisci che questo è un ottimo sistema per far crescere la suspense, sì?
      E sai che mi stai incuriosendo abbestia - ma poi, se sapessi l'antefatto, probabilmente preferirei non averlo saputo, ci scommetto.

      A me è già successo. Leggi un libro, ti innamori dell'autore. Cerchi di scoprire di più su questo autore e... nuuuuuuuuuuuuuuu!!!
      Il fatto è che... sono umani. Imperfetti. Pure antipatici per lo più. (Esclusa la scrivente, ovviamente. Che con la sua grazia e modestia è quello che c'è di meglio sulla piazza :D )

      Io ho imparato, ora, ad amare i libri e non affezionarmi a chi li scrive. Mi dispiace sentirti così abbattuta, Manu :(

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  18. Nina, tu sei esclusa perché sei quanto c'è di meglio sulla piazza.
    Cmq si', mi rendo conto della suspance, e... Sta a te adesso, pillola blu o pillola rossa (alla Matrix)?
    Vuoi sapere o vuoi continuare nell'ignoranza?
    Se vuoi sapere ti scrivo una mail, qui non posso proprio.

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    1. Cioè, chiedi a ME cosa, tra due opzioni come 1) farmi male o 2) rimanere beata e contenta, io sceglierò?
      Cioè, me lo chiedi? Lo chiedi a ME, la Nina? Non immagini la risposta?
      ...
      ...
      ...
      Certo che voglio farmi male!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
      :D :D :D
      Aspetto la tua mail!

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    2. AHAHAHAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!!!
      sei riuscita in un'impresa impossibile... farmi ridere in questo preciso istante. ;)

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  19. Premetto che ho letto da cima a fondo solo il post di Nina, è che vado di corsa e torno stasera... ho visto Ludo e Manu qua sopra e devo leggerle con altrettanta calma, che sono tipe toste.
    Il succo è che... secondo me c'è posto per tutti nel self publishing. Nina sa già che trovo difficilissimo distinguersi su Amazon, a meno che non si abbia un bel blog o delle lettrici super quali noi siamo :-))
    Però non sono per la dittatura dell'estro artistico o della correttezza grammaticale... ci penserà in caso il pubblico a stroncare chi non merita. Né che lo si possa fare per lavoro, in barba all'arte. Si facciano sotto tutti, tanto poi si capisce chi merita! Credo fosse inevitabile, scriviamo in tantissimi, è incredibile!
    Di una cosa sono felice. Che il self publishing abbia spazzato via l'editoria
    a pagamento che arranca sempre più.
    Poi sta storia della brutta persona me la devi spiegare Nina... non sarai mica ancora incazz... ops arrabbiata per quelle quattro recensioni pessime? Non so se hai notato non
    ne hanno scritte altre, il che mi convince sempre più di un attacco mirato...
    mica che ci debbano essere chissà che motivi, basta che una sedicenne si alzi col piede
    sbagliato.
    Del resto... sì devi scrivere un romanzo più spesso :-))

    Skyla

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    1. >> non sarai mica ancora incazz... ops arrabbiata per quelle quattro recensioni pessime?

      Ahahah... no. Sai Sky, una volta che butto fuori le cose, come in quel post a cui ti riferisci, poi l'incazzatura mi passa, potere taumaturgico della scrittura. Anche per la tipa che ha fatto nascere questo post qui, adesso, ora che l'ho detto e scritto, già non mi importa più. Ma che strana sono!

      Però quando dicevo che sono "una brutta persona", qui sopra, in realtà temo fosse più un auspicio, il mio. Essere una badass sarebbe incredibilmente fico! :D Ma non lo sono poi mica tanto. Ecco. E qui mi viene in mente un dialogo da Seize the Fire:

      "I do try to be a cad" Sheridan said.
      "Sometimes," Olympia said softly, "I don't think you try very hard."

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    2. Auspico allora: che la cattiveria sia con te!! :-))
      Skyla

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  20. Se questo post ha anche lo scopo di interrogarsi/ci sulle prospettive di medio-lungo termine dell'autopubblicazione, credo che ci si debba chiarire sulle reali motivazioni di chi si autopubblica. Cioè, c'è chi ricorre all'autopubblicazione perchè è stato rifiutato dalle case editrici e chi lo fa perchè crede in un sistema alternativo/concorrente di mercato editoriale.
    Nel secondo caso penso che questo sistema debba ancora trovare una propria forma di marketing e che comunque non possa affidarsi (con ragionevoli speranze di successo) all'attuale spontaneismo.
    In un'ipotesi di automarketing che si affianchi come supporto all'autopubblicazione, mi pare che l'unica possibilità concreta si trovi in una razionalizzazione/evoluzione/integrazione di tutti quegli strumenti che oggi costituiscono il cosiddetto tam-tam.
    Per esempio, quanti forum e quanti blog si occupano attualmente di letteratura autopubblicata? E il fatto che questi forum e blog aumentino di pari passo con il fenomeno dell'autopubblicazione rappresenta un fatto positivo o è solo una dispersione di risorse?
    Si arriverà mai alla creazione di un super forum o di un superblog amministrato da un sindacato di autori "liberi", capace non solo di funzionare come efficace strumento di automarketing ma anche come strumento di supporto editoriale e di tutela dei diritti d'autore?

    luce allievi

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    1. >> Se questo post ha anche lo scopo di interrogarsi/ci sulle prospettive di
      medio-lungo termine dell'autopubblicazione

      Oh... in realtà... no. Nessuna ambizione di fare un discorso così complicato. Nel senso, lo dicevo anche sopra: le cose cambiano velocemente – di mese in mese – in questo settore, quello del self, e io credo (pessimisticamente) che questo momento di libertà creativa non ci sarà sempre. Vuoi per restrizioni di legge (che di tanto in tanto qualcuno invoca a gran voce) vuoi per auto-organizzazione degli stessi indie. Per questo mi auguro che chi abbia qualcosa da dire lo dica (e lo pubblichi) in fretta. È il momento giusto perché manca proprio l'organizzazione di cui parli (o meglio, manca, ma si sta formando). Io credo che, se organizzazione ci sarà, sarà un'organizzazione che riprodurrà le logiche delle CE, anche se da parte di indie, questa volta: accordarsi fra loro, accaparrarsi spazi, blog di amici, recensioni di scambio e altre belle robine così.

      >> Si arriverà mai alla creazione di un super forum o di un superblog amministrato da un sindacato di autori "liberi"

      Oh cielo, spero proprio di no. Forse non ho capito cosa intendi, ma io Luce, lo dico proprio chiaro, non credo a nessun tipo di organizzazione che possa portare a emergere un fantomatico "meglio", perlomeno non qui in Italia.

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    2. Eiste già una cosa simile: è AuthorBuzz, creato da M J Rose. L'autrice la leggo, ma di Author Buzz so praticamente niente, però non credo che scelga secondo giudizi di merito e, se è così, appoggio la scelta. Non credo si basi su giudizi di merito nemmeno per la saggistica, così da sbaragliare il concetto della peer review che, al di fuori della letteratura, avrebbe anche un suo perché dal mio punto di vista.

      www.authorbuzz.com

      Dimenticavo: è un servizio che si paga.

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    3. @ Nina
      >>io credo (pessimisticamente) che questo momento di libertà creativa non ci sarà sempre. Vuoi per restrizioni di legge (che di tanto in tanto qualcuno invoca a gran voce) vuoi per auto-organizzazione degli stessi indie

      Se devo essere sincera, anch'io sono pessimista.
      Tuttavia, a meno che Putin decida di invadere l'Italia dopo l'Ucraina, non vedo come si possa arrivare a restrizioni di legge (restrizioni di che cosa? della libertà di parola di autori che creano opere letterarie? di "partite IVA" che vendono opere letterarie autoprodotte?).
      Più concreto è il pericolo di un super-blog (tipo quello di Grillo) nel quale lo slancio democratico iniziale finisca con il corrompersi in logiche di potere corporativo.
      Vorrei però farti notare che anche una becera individualista come te, sia mediante i link ad altri blog sia mediante i rapporti di amicizia con altre autrici, stai già realizzando di fatto un collegamento di tipo professionale/corporativo.

      @ Ludo
      >>Dimenticavo: è un servizio che si paga.

      E qui casca l'asino ...
      Come già è successo in passato (vedi il fenomeno della pubblicazione a pagamento), gli autori tendono ad avere troppo la testa tra le nuvole per comprendere e gestire tutti gli aspetti pratici e collaterali della loro creatività.
      In tal senso, credo che l'autopubblicazione abbia anche una funzione educativa e di stimolo.
      Ma, dal prendere coscienza di ciò che si è al vendere milioni di copie autopubblicate in tutto il mondo, la strada è ancora lunga e (a meno di fatti casuali/miracolosi) mancano sostanzialmente gli strumenti di marketing.

      luce allievi


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    4. >> Vorrei però farti notare che [..]stai già realizzando di fatto un collegamento di tipo professionale/corporativo

      Vero. Ma questo tipo di rapporto si somma ad altri migliaia del genere, da parte di migliaia di altri autori. Rientra, a mio avviso, nello spontaneismo; è inevitabile, non siamo isole, ma questi rapporti non dirigono il mercato: in pratica, rientrano nella beata anarchia dove ognuno può ancora dire la propria e farsi sentire.
      Il corporativismo di cui parlavo è di genere del tutto diverso. Non si basa su un autore e la sua inevitabile cerchia di conoscenze; si basa su gruppi di influenza che non sono di dieci persone, ma di migliaia. E non sono rapporti determinati da amicizia/stima o interesse, ma da calcolo e studio del mercato, sul come dirigere gli acquisti e schiacciare chi non rientra in queste categorie.

      >> non vedo come si possa arrivare a restrizioni di legge

      Sai, di tanto in tanto qualcuno paragona l'autopubblicazione al "vendere la carne senza licenza". Tu capisci, se l'autopubblicazione è un "pericolo" come lasciano intendere questi paragoni apocalittici, si potrebbe, in teoria, arrivare a qualunque restrizione.

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    5. Lo spontaneismo è una risorsa.
      La logica spontaneista però è la più vulnerabile a quel genere di dirigismo e di arroganza che tu tanto temi.
      A tale proposito giova ricordare le regole basilari del libero mercato (il VERO libero mercato, non il far-west dei famigerati liberisti/globalisti):
      - trasparenza - tutti devono sapere tutto di tutti (divieto di manipolazione fraudolenta delle informazioni e divieto di inside trading)
      - concorrenza - tutti devono operare con lo stesso potere contrattuale (divieto di monopolio/oligopolio).
      Ora, in un mercato ASSOLUTAMENTE libero come quello dell'autopubblicazione, credo che le regole del libero mercato rivestano un'assoluta importanza (un'importanza vitale, una condizione di sopravvivenza).
      Ma se questo mercato non è minimamente delimitato e codificato e se su di esso incombe il tallone di un'industria editoriale oligopolisticamente interessata a dirigere e a schiacciare, ogni prospettiva apocalittica è destinata a realizzarsi.
      Da qui la necessità oggettiva di fare dei passi avanti rispetto all'elementare concetto di autopubblicazione.
      E l'unico modo per avanzare è che tutti i singoli compiano questi passi insieme, nella stessa direzione.
      Altrimenti, nel medio-lungo termine, non rimane che buttare alle ortiche la libertà conquistata e ritornare alle condizioni dell'industria editoriale.

      luce allievi

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    6. interessantissimo il tuo intervento!
      Ora io invece ne sto per fare uno privo di fonti e all'insegna del più completo pessimismo.

      >> Altrimenti, nel medio-lungo termine, non rimane che buttare alle ortiche la libertà conquistata e ritornare alle condizioni dell'industria editoriale

      È quello che succederà.

      >> E l'unico modo per avanzare è che tutti i singoli compiano questi passi insieme, nella stessa direzione

      Questo è impossibile. Per me, è impossibile. Non credo nell'organizzazione, con il tempo tutte le organizzazioni, anche quelle nate con i propositi più illuminati o gli ideali più incorruttibili, si incancreniscono. È pessimismo? Sì. È pragmatismo? Anche. Perché è quello che è sempre successo. E dunque, il momento buono è questo, proprio questa temporanea anarchia: con il tempo la situazione peggiorerà, quindi, quello che io credo è: o adesso o mai più.

      L'avevo detto, eh! Non proprio ottimista, questo commento :)

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    7. "E dunque, il momento buono è questo, proprio questa temporanea anarchia: con il tempo la situazione peggiorerà, quindi, quello che io credo è: o adesso o mai più."

      mi hai messo ansia, Nina, molta ansia, perché io sono una polentona e lenta come una lumaca... :S
      ciao, vado a prendere un gaviscon e poi mi suicido.

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    8. Ahaah Manu... ma non è mica vera la cosa che ho scritto... è solo il mio pessimismo cosmico a parlare! :D

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  21. @luce allievi Il marketing, le ricerche di mercato e la pubblicità si pagano perché sono un servizio per cui si impiegano risorse umane e denaro ed è per questo che, la maggior parte delle case editrici italiane, non ne fanno: costa meno pubblicare che fare marketing, ricerche di mercato e pubblicità

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    1. P.S. Quando una casa editrice ti pubblica, investe su di te: spende e spera in un ritorno economico. Chi impiega soldi e impegno per farti pubblicità sotto varie forme dove recupera le risorse spese e realizza il guadagno? Deve sperare che i soldi piovano dal cielo o inizino a crescere sugli alberi?

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    2. In una logica di mercato consumistico, quello che dici è del tutto vero.
      Tuttavia, quando si parla di opere letterarie straordinarie (i cosiddetti "fenomeni letterari") o comunque di opere letterarie al di sopra della media, il marketing di gran lunga più efficace è quello a "costo zero" dei tam-tam e dei passa-parola.
      In questo caso la funzione dei blog e dei forum si rivela fondamentale e se le opere letterarie in questione sono autopubblicate il rischio maggiore è che vengano schiacciate da manovre più o meno scorrette di contro-marketing.

      luce allievi

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