giovedì 5 giugno 2014

Surviving Sarajevo


Dopo aver letto la recensione di Manu a "Surviving Sarajevo", ho deciso di leggere questo libro, nonostante parlasse di guerra; non mi piace leggere di guerra, ho molta difficoltà ad affrontare temi così dolorosi e reali in lettura.

Preferisco non pensarci.

E l'autore di Surviving Sarajevo lo sa. Parla a me quando dice:

Solo pochi anni fa, ogni volta che al telegiornale si parlava dell’assedio della mia città – capitava sempre nel momento in cui stavi scolando la tua pasta fumante – pensavi bene di cambiare canale: certo preferivi, mentre succhiavi il tuo spaghetto ben unto di pomodoro, deliziarti con ragazzine scosciate che, con la scusa di cantare le parole dello stacchetto, simulavano rapporti orali lanciando alla telecamera sguardi lascivi che sembravano diretti proprio a te. Erano così convincenti, quegli sguardi, che non potevi fare a meno – l’occhio fisso sullo schermo – di pulirti il muso col tovagliolo, che non stava bene presentarsi a una signorina così disponibile con la faccia imbrattata di pomodoro.
Ora è diverso. Stavolta, che ti piaccia o no – che tu lo voglia o meno, lettore – verrai con me a fare un giro di giostra nella Sarajevo assediata. Vedi di non costringermi a tirarti per la manica come un marmocchio riottoso: i cecchini potrebbero notare i nostri armeggi e fare fuoco su di noi. Proprio come in quei videogame sparatutto che ti piacciono tanto. Occhio, però, che qui la scritta “game over” ha il sapore metallico del sangue. Il tuo.

Parla a me e a voi. Appena ho letto l'estratto sopra, ho capito che non potevo non leggere questo libro. A parte le parole appassionate con cui ne parlava Manu nella sua recensione, a cui non aggiungo molto altro perché credo non ce ne sia bisogno, quello che mi ha colpito è stato subito lo stile dell'autore. Mi ha colpito non solo per il ritmo, ma soprattutto per il "prendere o lasciare" di fondo, una certa durezza che non mi avrebbe chiesto di piangere usando parole tristi o addolorate, non mi avrebbe forzato in ogni modo. Mi avrebbe raccontato i fatti, solo quelli.

Io credo che, se leggerete questo libro, vi piacerà moltissimo. Perché parla di guerra, è vero, ma non è un libro di guerra. O almeno non solo. È un libro di amore e di amicizia; di persone che conoscerete, di famiglie di cui farete parte e che non potrete più confondere nella massa delle "vittime". Personaggi splendidi, vivi, che sembrano reali eppure tanto eroici nella loro desolata "vittoria"; perché in guerra, la vera vittoria non si ottiene mai. Come in quella poesia di Bertolt Brecht, "La guerra che verrà":

La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente
egualmente.

26 commenti:

  1. Sono contenta che ti sia piaciuto!
    Su questo un po' me l'aspettavo conoscendoti quel pochettino che ti conosco, ma mi fa piacere ugualmente perché è davvero una piccola perla. :)

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    1. Bello bello! Davvero è una storia d'amore più che di guerra e, per tutte quelle che passano di qua: lasciate perdere i pregiudizi, leggetelo, ne vale la pena!

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  2. P.S. che non c'entra: vedo sul tuo comodino la De Winter!!!
    Ma tu non sei da paranormal, se no te ne avrei parlato già!
    E' la prima volta che la leggi?
    Io la adoro, pero' guarda che è molto barocca come stile, e mi pare di ricordare che a te non faccia impazzire quel modo di scrivere...
    a me piace molto, molto ricca di vocabolario, lenta nella narrazione, ma affascinante.

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    1. Manu, da quando ho il kindle sono impazzita, scarico estratti su estratti e li leggo random, ieri sono capitata sulla De Winter per caso e... un flash! Bellissimo questo suo ultimo libro! A differenza degli altri suoi, è un gotico vittoriano, non potevo resistere, già lo amo, questa sera lo termino. Se lo leggi anche tu (almeno scaricati l'estratto! È gratis!) poi ne parliamo, personalmente sono già cotta a puntino di questa autrice.

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    2. Oh Nina! Mi fa troppo piacere che ti piaccia la De Winter!
      Io ce l'ho già perché la De Winter per me è (come te) una di quelle di cui compro di default, non importa quello che fa, comprero' sempre.
      Non l'ho ancora letto pero' a causa di bla bla bla (sempre gli stessi motivi), ma lo leggo subito dopo questo e prima di romanzo rosa a questo punto!

      P.S. gli estratti sono il Male. anche io ho fatto cosi' appena ho avuto il kindle... ahahha

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    3. >> gli estratti sono il Male

      Da denuncia penale... due di tre libri che vedi sul mio comodino li ho presi dopo l'estratto tentatore/tentacolare!

      >> Mi fa troppo piacere che ti piaccia la De Winter!

      Considera che questo, essendo ambientato nella Londra Vittoriana, tra bettole malfamate e vicoli bui, cilindri e bastoni con spada all'interno, con me ha sfondato una porta aperta! Non so se passerò agli altri suoi - sai che il paranormal mi lascia sempre un po' distaccata anche quando mi piace, non riesco mai a immedesimarmi completamente - ma questo, fantasy o no, non me lo sarei mai lasciato sfuggire.

      >> lo leggo subito dopo questo

      Questo quale?

      >> prima di romanzo rosa a questo punto!

      Sì sì, così poi ne fangirliamo insieme :D

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    4. "Se amar non puoi" romanzo ottocentesco di Manuel Sgarella, emergente italiano, se vuoi scaricarti un estratto... ahahah

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    5. Tu ridi... ma io lo farò immantinente ^^

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    6. Ho iniziato la De W. Ma ho letto poco per mancanza di tempo finora, ma quanto scrive bene? Cmq non è così barocca come in quelli che ho letto io.

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    7. Vedi che c'era il trucco? ;P
      In effetti per me è risultato subito trascinante. Ti aspetto al varco per il commento quando l'hai terminato!

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  3. Finirò per crederci davvero, che è un buon racconto, a causa vostra.

    (Grazie Pennacchi, bellissima recensione).

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    1. Grazie a te per avermi fatto piangere e pensare, Jaromil! (O Giano? Volevo in effetti chiedertelo: perché Giano? O, se è Jaromil l'intruso... perché Jaromil?)

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  4. Ho letto da poco 'Venuto al mondo', della Mazzantini, che pure è ambientato a Sarajevo negli anni della guerra e... mi ha sfibrato (ma è bellissimo, davvero). Perciò per adesso passo, anche se mi sembra un titolo molto interessante^^

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    1. Se ti capiterà di leggerlo, in futuro, dimmi che cosa ne pensi! Questo libro, a dispetto dell'argomento e della drammaticità, ha uno stile veloce e incalzante che, senza quasi accorgertene, ti fa ritrovare alla parola "fine". Insomma - se non si fosse capito, uh? - secondo me vale la pena leggerlo.

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    2. Ecco, a me hanno regalato "Venuto al mondo" anni fa, ma non l'ho ancora letto nonostante le bellissime recensioni che ha avuto perché... ora lo dico davanti a tutti, ho un po' un problema con la Mazzantini e quindi faccio passare altro davanti.
      prima o poi lo affrontero'...
      pero' Francesca, questo non è assolutamente sfibrante a mio parere.

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  5. Manu, anche io pensavo di avere un problema con la Mazzantini, e, in effetti, in parte ce l'ho: ho sempre l'impressione che la sua scrittura sia studiata a tavolino per stupire e che, proprio per questo, sia poco spontanea. Eppure, considerando anche che la protagonista di Venuto al mondo è davvero una piaga, l'ho amato davvero tanto ç__ç

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    1. Francy io vado anche oltre a ciò che hai detto. .. io ho letto solo "non ti muovere" e per quanto la storia in sé mi sia oggettivamente piaciuta, il suo stile mi irritava da morire. Sentivo un sacco di autocompiacimento e un prendersi sul serio a livelli esponenziali, del genere che ad ogni frase mi sembrava di sentire rieccheggiare nel sottotesto "ehy, ti sto raccontando una storia estremamente drammatica e profonda e toccante, tienilo sempre a mente, e te la sto raccontando perché io sono estremamente intelligente ed impegnata e artistica e intellettuale, anche questo tienilo sempre a mente."
      poi magari (anzi senza magari) è un'impressione mia, rimane il fatto che questo tipo di impressione non mi piace.
      ci proverò con venuto al mondo prima o poi perché chiunque l'ha letto ne ha detto solo bene.

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  6. Pennacchi, notavo ora il .CH: sei svizzera? Io ho la mamma svizzera.
    ( Quanto a te, D. : eddai leggilo, Surviving Sarajevo, prometto di non sfibrarti :-D)

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    1. No, Novi...

      AHAHHAHA

      D'accordo, torno in me. CH, uh? Ma anche se usi il .IT sempre qui arrivi. Non mi si può sfuggire così facilmente.

      @Francesca. Cerca di non far mai scoprire a questo losco figuro il tuo cognome! Meglio un "D." oggi che un cognome per esteso domani. Io e Manu - lunga storia - ma ti basti sapere che studiamo strategie di contrattacco e meditiamo vendetta...

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    2. Lol!
      (Comunque D puntato mi piace: fa molto romanzo ottocentesco. Certo, il Pigna-Pinnacchi è irraggiungibile per bellezza e assonanza: sembra quasi un vocabolario di latino, o un manuale di fisica, o un buon liquore iberico. Il Piña-Pinnaqui).

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    3. (Pennacchi. Maledetto correttore automatico del cellulare ).

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  7. Nina, dobbiamo assolutamente scrivere un manuale di fisica insieme adesso.

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    1. Ahahah, perché no? Anche se le pagine saranno tutte bianche, il MERAVIGLIOSO titolo compenserà il resto... :D

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    2. Un manuale di fisica magari no, però perché non pensate di scrivere un rosa a due mani?

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    3. In quello non sarei capace. Non ho un'immaginazione molto collaborativa o elastica, lavorare in coppia mi riuscirebbe impossibile!

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