giovedì 29 maggio 2014

Paolo e Francesca Reloaded


Non è che io sia una viveur; la Notte Rosa di Rimini è un evento carino ma un po' molto casinista per me. A volte ci sono concerti o spettacoli imperdibili, ma riassumendo la definirei una serata in cui ci sono troppe persone, troppe spinte, e troppe chilometriche file per riuscire ad agguantare una Erdinger (difetto questo capitale).

Ma stavolta ve ne parlo, perché in giro c'è questo manifesto che rischia di farmi fare un tamponamento ogni volta che sono in macchina.


Non è bellissimo?


martedì 27 maggio 2014

Mad Men


Di "Mad Men", serie TV ambientata negli anni sessanta che parla di alcuni pubblicitari di New York (da cui il titolo "Mad", abbreviazione di Madison Avenue), avevo visto di sfuggita  un paio di puntate su Rai4. 

Il logo, che io trovo meraviglioso, di "Mad Men"

Le avevo trovate interessanti, perlopiù pessimistiche, intrise di un certo sconforto e, quasi, di una sorta di fatalismo nel modo di rapportarsi tra i personaggi principali e non. Non mi avevano comunque preso abbastanza da spingermi a occupare il mio tempo guardando tutte le sette stagioni; il mio tempo è poco, purtroppo, mi tocca centellinarlo!

A Don Draper interessa come passo il mio tempo

Poi però mi è venuta un'idea per un libro e, come spesso mi accade, mi sono accorta di non sapere nulla dell'argomento di cui volevo trattare. Così ho cominciato a documentarmi e, per me, documentarmi significa:

a) leggere NARRATIVA sull'argomento;
b) guardare FILM o SERIE TV sull'argomento;
c) fare tutto tranne che studiare saggi e pubblicazioni serie sull'argomento.

 

Così eccomi tornata a Mad Men. La serie inizialmente lascia un po' freddi, forse perché i personaggi si svelano lentamente e, di conseguenza, i loro comportamenti risultano a volte incomprensibili, le motivazioni si capiscono solo in seguito, e così la simpatia/empatia per loro non è immediata.

 
Ma dopo aver visto ieri sera l'ultima, folgorante, commovente e quasi "epica" puntata della terza stagione, finalmente me ne sento completamente innamorata.
Ma di chi?
C'è da chiedere?

E il fatto che io mi sia innamorata di Don, traditore seriale, dovrebbe farvi capire quanto sia ben recitata la serie: io detesto i traditori, eppure…!

Insomma, se vi va di rivivere la New York degli anni sessanta, seguire le vite complicate e un po' tristi dei protagonisti, tifare ed emozionarvi per "perdenti nati" dietro una facciata di successo, questa serie fa anche per voi.



giovedì 22 maggio 2014

Adoro quando succede


Che bello quando un romanzo ti prende davvero e ricordi perché la lettura è superiore a ogni altro media per trasmettere emozioni. Dopo un paio di libri meh ("Ai confini della realtà" di Rod Serling – fantascienza un po' datata – e "Zia Antonia sapeva di menta" di Andrea Vitali – caricaturale ma tutto sommato gradevole) imbattermi in questo "Un po' santi e un po' peccatori" è stato come bere il primo sorso di Erdinger in una giornata assolata. Ne sentivo proprio il bisogno! Scoperto grazie all'impagabile Amarilli che ne ha parlato qui, è un M/M con una storia trascinante e dolce. Non l'ho ancora terminato, ma sono così entusiasta che volevo condiverlo subito con voi...

Trama: Levi Binder è un barista di Miami al quale interessano solo due cose: il sesso e il surf. Ostracizzato per la sua omosessualità dalla sua famiglia di fede mormone, Levi è determinato a vivere la vita a modo suo, ma tutto cambia quando incontra il massaggiatore Jaime Marshall. Jaime è abituato a stare da solo. Ossessionato dagli orrori del suo passato, ha come unico amico un cane: la fedele Dolly. E non ha idea di come gestire un uomo splendido e vivace come Levi. Completamente agli antipodi in superficie, sia Levi che Jaime desiderano qualcosa che possono trovare solo stando insieme. Attraverso l’amore e il potere terapeutico del tocco delle mani, troveranno un modo per guarirsi l’un l’altro e impareranno a vivere come peccatori in una famiglia di santi.

Beh, che altro aggiungere? Solo consigliarvi di leggerlo il prima possibile, of course, perché a) ne vale la pena; b) ne potremo parlare insieme! Da parte mia, non vedo l'ora sia stasera per terminarlo, e adoro quando succede.

giovedì 15 maggio 2014

Romanzo rosa


Oggi vi volevo parlare di "Romanzo rosa", libro di... *risatine isteriche*... dicevo, di  Stefania Ber... Ber... ahahha... *ride e sputacchia sullo schermo*... scusatemi, ma questo romanzo è esilarante, succedono cose che... che voi... Dio, le dispense... Dio, Angus... ANGUS!!!

Ahahahhahahah! 

*ride e ruzzola giù dalla sedia*

Ora mi ripiglio! Lo giuro, mi ripiglio!

Dicevo, oggi vi volevo parlare di.... ahahahhahahah, AHAHHAHAH, oh Dio non respiro...

*rotolando va a sbattere contro uno spigolo, si scheggia un dente, e finalmente si calma*

Ok, mentre mi tengo il ghiaccio sul labbro tumefatto, leggetevi la trama:

Olimpia fa la bibliotecaria, è un'amante del cappuccino al bar, e la vera passione - la passione che tutto travolge - l'ha provata solo per tre giorni, nel 1977. Paola è avvocato, si è lasciata un matrimonio alle spalle e indossa vistosi giubbotti da aviatore. Nicola, invece, è un tipo che non si fa notare: brunetto, sui trenta, è anche carino, ma bisogna guardarlo sette o otto volte per accorgersi di lui. Manuela, poi, ha quarant'anni ed è disoccupata, ma investe i cento euro di un Gratta e Vinci per partecipare al corso in cui tutti questi personaggi s'incrociano: Come scrivere un romanzo rosa in una settimana, che Leonora Forneris, insegnante spinosa e scrittrice di fama, tiene al Circolo dei Lettori. Con la ricetta giusta e i trucchi del mestiere per confezionare, lezione dopo lezione, pagina dopo pagina, giorno per giorno, un Melody di sicuro successo. Tra passioni di carta e flirt reali, marmellate alle arance amare e misteriose limousine, uomini che amano i cani e donne che amano i gatti, Stefania Bertola ci trasporta con ironia e intelligenza in un universo dalle tinte pastello, creando un romanzo che sa di rosa. In ogni senso.

E dunque, proverò a parlarvi di questo - *residue risatine* - "Romanzo rosa", di Stefania Bertola.

Racconta le storie di vari personaggi, ma soprattutto è un divertentissimo corso per imparare a scrivere un Melody, cioè un romanzo assurdo trash senza senso romantico. E quello scritto da Olimpia (con la sua alquanto terrificante protagonista, Turquoise :D ) è una perla nel suo genere. Perché ricordate: 

I protagonisti devono incontrarsi IMMEDIATAMENTE. E per immediatamente non intendo nel primo capitolo. E non intendo nelle prime pagine. Intendo nella prima pagina. La lettrice di Melody non è lí a spanare la meliga. La lettrice di Melody è lí perché vuole romanticismo e passione, e li vuole subito. Niente creare l’ambiente, niente ingenerare aspettativa. Se sono l’ambiente e l’aspettativa che vi interessano, diventate autori intellettuali. Se invece volete diventare autori Melody, la protagonista deve ansimare scossa dopo una decina di righe.

Certo, un po' grossomodo, ma Romanzo rosa, anche se taglia con l'accetta alcune dinamiche, non sbaglia poi tanto nell'analizzare le logiche rassicuranti che sorreggono il genere romantico. Persino nei suoi casi più improbabili. Ho riso come una scema in molti punti, e mi sono sentita vendicata della frustrazione provata come lettrice di rosa: sapete, quel vago senso di essere presa per i fondelli dalle autrici che, spesso e volentieri, sono troppo pigre per inventarsi qualcosa di nuovo.

Ma diciamolo. In fondo, leggere cliché vale la pena, se poi ci puoi ridere sopra. Ad esempio,

...per generale e tacita convenzione, i protagonisti dei romanzi d’amore sono incapaci di chiarire gli equivoci[..]. Si tratta di equivoci che basterebbero due parole a dissipare, di incomprensioni ridicole, di supposizioni azzardate senza la minima base, di pregiudizi basati sul nulla. Questo perché? Perché la lettrice deve esser subito certa, in cuor suo, che il lieto fine è assicurato.

E il lieto fine è assicurato. Ma attenzione: .

...il vostro finale dev’essere senza ombre. Lui e lei sono perfettamente felici, i rivali sono spazzati, eventuali figli o parenti vari sono entusiasti delle nozze, e dubbi, malintesi e falsità sono stati chiariti una volta per tutte. 

E qui ho visto la luce :D
Dunque, se avete voglia di ridere un po' e/o imparare a scrivere un Melody in otto giorni, beh, non posso che consigliarvi di leggere questo libro. E poi tornate qui a dirmi il vostro giudizio. O in alternativa, venite a comunicarmi il titolo del vostro Melody scritto di getto!

mercoledì 14 maggio 2014

AAP

Qualche piccola riflessione che interesserà solo me. Ma così mi gira, e allora la scrivo.
Tutte voi sapete come la penso sulla pirateria digitale: ne ho scritto in più occasioni (qui e qui), perciò non starò a ripetere per la millesima volta i motivi buonisti che non me la fanno condannare.

In verità, oggi mi va di parlare di pirateria in riferimento a una categoria particolare di autori, cioè gli AAP (Autori Autopubblicati Piratati); visto che anch'io, a buon titolo, sono una AAP, mi preme anzichenò mettere i puntini sulle "i".

Mentre fino a un certo punto posso capire gli autori pubblicati da CE che si lamentano per i mancati guadagni dal digitale (cercherò poi di spiegare il perché), che si lamentino quelli come me lo ritengo un po' illogico.

Per vari motivi.
 
1) La digitalizzazione porta con sé la pirateria; trasformando i libri (e la musica prima, e i film ancora prima, eccetera) in oggetti digitali, i pirati troveranno sempre modi per condividerli. Sempre, mettetevelo in testa.
 
2) Eppure, è proprio la digitalizzazione della cultura che ha permesso a noi AAP di poter autopubblicare i libri e di raggiungere un pubblico relativamente ampio. Se criticate la pirateria, criticate la digitalizzazione; ma l'alternativa è non pubblicare affatto.
 
Sputarci dentro, anche no
 
3) L'influenza della pirateria sulle vendite è sopravvalutata. Se il prezzo è basso e l'acquisto è semplice (come con Amazon, che fai tutto con un click) molti, semplicemente, preferiscono comprare. A parte l'onestà, è anche una questione di pigrizia: se compri un e-book da una libreria on-line, quello che leggerai sarà ovviamente il file più aggiornato, più corretto, senza parti mancanti. Se cerchi una copia pirata, devi sbatterti per trovarne una che non sia fake, che sia formattata bene, che sia l'ultima versione in commercio, che non porti con sé qualche virus dai siti di origine. Una bella faticaccia, no?
 
L'adorabile e tipico cliente Amazon.
(Che mi assomiglia alquanto...)
 
4) C'è un segreto che nessun AAP di un certo successo dice: ed è che con l'autopubblicazione si guadagna. Un po', almeno. Per rimanere alla mia esperienza personale, diciamo che, se scrivessi un libro ogni quattro mesi e il trend di vendite eguagliasse i miei precedenti libri, potrei vivere di scrittura. Se avessi un po' di coraggio mollerei il lavoro (ma il mutuo da pagare, la codardia eccetera eccetera, voi mi capite).
 
5) In aggiunta a sopra, sottolineo (anche se forse non ce ne sarebbe bisogno) che sono proprio gli autori che vendono abbastanza quelli che vengono piratati. E quindi, considerando che un AAP ottiene una percentuale molto alta del prezzo di copertina, fino al 70% di royalty (contro il guadagno di un autore di CE che in genere guadagna sull'8%), che importa se, su 1000 copie, 100 vengono piratate? Il digitale dà non solo la possibilità di far conoscere i propri scritti, ma addirittura di guadagnarci... insomma, non è mica una cosa così brutta.
 

Dai, che poteva andarci peggio
 
Tutto ciò per dire che, al di là dei motivi più o meno etici che possono spingermi a non condannare la pirateria, proprio dal punto di vista personale mi, ehm... "parrebbe brutto", ecco, sparare contro un sistema che mi ha dato la possibilità di scrivere, condividere, addirittura guadagnare qualcosina.

Ecco il mio (millemillesimo) cent sulla questione!

giovedì 8 maggio 2014

Coffee book(s)


Voglio parlarvi di un paio di libri di racconti e di un paio di libri brevi, ideali da divorare a bocconi in pause da dieci minuti o in una serata di pioggia. (Cioè, almeno per le persone normali sarà così. Io in verità con i racconti mi frego sempre: bulimica qual sono, non riesco a smettere: ancora uno, un altro e poi basta... e finisce che faccio le 2:00 per finire dei racconti, che scema.)

Vabbè.

Dicevo, libri di racconti. Il primo di questi, che mi sento di consigliarvi, è di Stefania Bertola.


Una raccolta di 19 racconti sui piccoli imprevisti della vita e dei sentimenti, veloci immagini e trame incompiute, sbirciamento nella vita altrui con flash che durano il tempo di una sigaretta. E che lo stile della Bertola, la sua leggerezza, ironia, e a volte disincanto, rende magnetici. O almeno, così è stato per me. 4 stelline.


Leggo dalla quarta di copertina di "Spirali", di Jeffery Deaver: Personaggi che non sono quello che sembrano, eventi che nascondono un "doppiofondo", colpi di scena a matrioska: da uno dei più geniali scrittori di thriller dei nostri tempi, una raccolta di sedici racconti nel segno della suspense e dell'alta tensione.

Se non avete mai letto un thriller di Jeffery Deaver, la prima cosa che dovete sapere è che nei suoi libri è fondamentale il colpo di scena. Nessuna profondità nei personaggi o ambiguità tra bene o male regge le sue trame; con lui, è intrattenimento puro.
Spirali, in questo, è perfetto. Sedici racconti che, a parte due o tre casi, non reggerebbero una rilettura: eppure, nel loro genere, eccellenti. Se avete voglia di fare qualche sobbalzo sulla sedia, senza farvi paranoie morali ma solo stupendovi di come l'autore riesce sempre a fregarvi, beh, ve lo consiglio davvero. Io gli ho mollato 4 stelline, perché saranno anche tagliati con l'accetta, ma cavolo, danno una grande soddisfazione.


Paolo Maurensig, "La variante di Lüneburg". Ecco la trama: "Un colpo di pistola chiude la vita di un ricco imprenditore tedesco. E' un incidente? Un suicidio? Un omicidio? L'esecuzione di una sentenza? E per quale colpa? La risposta vera è un'altra: è una mossa di scacchi. Dietro quel gesto si spalanca un inferno che ha la forma di una scacchiera. Risalendo indietro, mossa per mossa, troveremo due maestri del gioco, opposti in tutto e animati da un odio inesauribile..."

Di Paolo Maurensig avevo già letto "Vukovlad - Il signore dei lupi". Un libro che avevo trovato niente di che, soprattutto per lo stile molto piano. Questo "La variante di Lüneburg" è, credo, il suo libro più famoso. Tutto è incentrato sul gioco degli scacchi, ma anche se non conoscete o magari non sopportate questo gioco, non preoccupatevi, non serve per seguire la trama. Importante è invece non essere al corrente della "rivelazione" finale! Se non sapete nulla del "mistero" che dà il titolo al libro, il romanzo vi piacerà, o perlomeno ne sarete scosse. Io, invece, già sapevo a cosa sarei andata incontro (maledetti spoiler e quarte di copertina!) e quando è arrivato il colpo di scena mi aspettavo di più. Una sorta di: "oh, dammi maggiori particolari, visto che il resto l'ho già sentito dire". Lo stile rimane quello di Maurensig, senza sbalzi, che si sposa bene con una storia che, al contrario, è lacerante; in questo modo, ne smorza il patetico lasciandone solo il dolore.
Ora di suo ho in programma di leggere "Canone inverso", di cui, se Dio vuole, non so nulla. Non anticipatemi e non rivelatemi, please! Voglio bearmi della mia ignoranza: così forse riuscirò a dare a questo autore più di tre stelline.


David Foster Wallace, "Una cosa divertente che non farò mai più". La quarta di copertina dice: "A un giovane scrittore viene commissionato il reportage di una settimana in crociera extralusso nei Caraibi. Lo scrittore è David Foster Wallace e la permanenza sulla "meganave" si trasforma in un'esilarante cronaca, ma anche in un acido ritratto dell'americano in vacanza, delle sue abitudini ottuse, della sua eleganza pacchiana e - naturalmente - della sua ricerca di un forzato e artificiale relax. La critica pungente, e insieme scanzonata, di questi «cittadini americani adulti e ricchi» è accompagnata da una sferzante ironia e da uno stile pirotecnico e piacevolmente dispersivo che confermano l'enorme talento di un autore, come è stato detto, «capace di scrivere veramente di qualsiasi cosa»".

Eccomi arrivata alla lettura imprescindibile per gli uomini con il sigaro, gli intellettuali dalle giacche in tweed. David Foster Wallace, che deve piacervi a priori se aspirate al titolo di radical chic.
Ero parecchio curiosa, non avendo mai letto nulla di suo. Questo è, pare, uno dei suoi libri leggeri (gli altri, prima o poi, dovrò provarli). In ogni caso, su questo libro in particolare, la mia reazione è stata un "uh?" perplesso.

Cioè, non ho ben capito. È un reportage sulle crociere di lusso, e io mi sono trovata in sintonia con lui, è ovvio - è in crociera ma si chiude in cabina per quasi tutto il tempo, come non comprenderlo e amarlo, è quello che farei io, misantropia portami via - ma forse proprio per questo, per il fatto che i pensieri un po' paranoici che ritrovo in questo libro riecheggiano anche nella mia mente quando sono in mezzo a gente troppo vociante, mi è parso che il reportage fosse un insieme, tutto sommato, di condivisibili banalità, a volte buffe, più spesso amare, ma niente di... illuminante, ecco. In pratica, avevo aspettative troppo alte: risultato, tre stelline, giocandomi così il titolo di Radical Chic 2014.
Cercherò di farmene una ragione.

sabato 3 maggio 2014

Ragazze mancine


Fin da quando ero una ragazzina abbastanza alta con i capelli che non stavano a posto e un po’ di lentiggini ma senza esagerare, niente effetto Pippi Calzelunghe, per capirsi, ho sempre progettato di sposarmi per soldi.

- "Ragazze mancine", Stefania Bertola

Avevo detto che avrei letto la Bertola e l'ho fatto, non pentendomene affatto. Anzi, la sensazione che ora provo è: perché cavolo non l'ho fatto prima? Questa donna è un genio!

Ho cominciato da questo Ragazze mancine che, mi pare, è il suo ultimo. In giro non è apprezzato al livello dei precedenti, e la cosa mi fa ben sperare: visto che a me è piaciuto un sacco e un po', i prossimi (che a questo punto leggerò tutti) mi faranno cadere in deliquio. E poiché ho sempre voluto capire cosa significasse quest'espressione, "cadere in deliquio", sono doppiamente al settimo cielo.

Ma veniamo al libro, anzi alla sua trama:

Adele ha trentadue anni e non ha mai lavorato un giorno in vita sua. Una mattina si sveglia e scopre che il suo mondo non esiste piú: il marito ha dichiarato fallimento, ha prosciugato i conti in banca ed è scappato con l'amante. Come regalo d'addio le ha lasciato il gigantesco cane della sua nuova fidanzata. Ed è proprio mentre Adele tenta di liberarsene che una ragazza con una bambina in braccio le si fionda in macchina... Inizia cosí il romanzo di Stefania Bertola, con l'incontro-scontro tra due donne che non potrebbero essere piú distanti: una pare uscita da una versione biellese di Beautiful , l'altra è ecocompatibile e spontaneamente zen, generatrice automatica di guai. Costrette dal destino a dividere una casa, alcune insidie, un'accanita nemica e un affascinante bugiardo, ciascuna imparerà dall'altra a ribaltare le proprie certezze. Un romanzo che trabocca di allegria e intelligenza, capace di attraversare i generi per andare spavaldo dove vuole. 

Ma diciamo la verità: la trama non ha una grande importanza ai fini di questo libro in particolare (forse negli altri suoi sì, chissà). Parla di due ragazze mancine, a volte naif a volte ciniche, che guardano il mondo da due angolazioni diverse. Una, Adele, non ha mai lavorato, è abituata al lusso e si ritrova improvvisamente povera; l'altra, Eva, vive alla giornata, lavora da sempre, e della ricchezza se ne sbatte perché basta la fortuna.

E la fortuna, si sa, risiede in un medaglione magico... perno di tutta la vicenda.

– ALT! – gli dico, folgorata da una consapevolezza fantastica. – Alt, ti prego non dire «francamente me ne infischio»! Ti prego non dirlo! Perché noi qui, io e te, abbiamo un’occasione unica.[..] Abbiamo la possibilità di vendicare milioni, decine di milioni di spettatori di Via col Vento. Pensaci bene: io ho appena scoperto che amo Rhett e non Ashley, e tu, Rhett, stai per dire che francamente te ne infischi...

Se avete voglia di ridere, passare un piacevole pomeriggio a stupirvi per collegamenti logici strani, godervi un italiano perfetto e innovativo, leggete questo libro, e poi fatemi sapere.