giovedì 31 ottobre 2013

Buon Halloween


Riemergo dal mio silenzio stampa per un flash-post di Halloween. Perché lo sapete, ragazze, io adoro la festa dei cattivi... e potrebbe essere altrimenti?
Buon Halloween a tutte voi, dunque. E ai mostri, alle streghe, ai licantropi e ai baubau... e anche a quella cosa con gli artigli che si nasconde sotto il vostro materasso.
Come dite, non l'avevate mai notata?...

It wants you

E ora mi rituffo nel mio "dark project"... e se vi chiedete come sta venendo, eccovene un assaggio:


PS. È Halloween, dovevo mettervi questa scena ^^



lunedì 21 ottobre 2013

Comunicazione di servizio/1


Vi volevo segnalare una mia piccola intervista (più una chiacchierata, in realtà) con Silvia, gentilissima blogger del "Il piacere della lettura".
E questa riga — sì, proprio questa che state leggendo — l'ho aggiunta solo per impedirvi di dire: Ah! Questo post è di una frase sola!

Edit del 23 ottobre: se non ne avete ancora avuto abbastanza e volete leggere altri miei sproloqui, vi segnalo anche questa intervista sul blog "I miei sogni tra le pagine".



mercoledì 16 ottobre 2013

Una piccola pausa


Dopo la vacanza che mi sono concessa a settembre (fatta di cazzeggio, film e lettura) ora torno a scrivere di buona lena. A parte il libro di Francesca, di cui vi parlerò a lettura ultimata, aggiornerò poco il blog, più che altro con informazioni "di servizio". Ho bisogno di rimboccarmi le maniche e ottimizzare il tempo a mia disposizione (poco, ahimè), ma rimango sempre nei paraggi, per cui se volete lasciare commenti o consigli di lettura siete sempre le benvenute...
E adesso, Nina, scat-tare! Unò-duè unò-duè...

mercoledì 9 ottobre 2013

L'assistente ideale


Prima di abbandonare la mia "home, sweet home" ricontrollo tutto davanti allo specchio dell'ingresso speranzosa e... e mi arrendo all'unica devastante certezza della mia inutile esistenza: sono ancora io!
(Cecile Bertod, "L'assistente ideale")

Suggeritomi da una gentile commentatrice del blog, il romanzo di cui voglio parlarvi oggi è stato una piacevole sorpresa. Se vi piace il romance contemporaneo&brillante, "L'assistente ideale" fa per voi. Ora, la trama non è niente di originale (due colleghi che litigano e poi si innamorano) ma credo che l'originalità in questo genere di libri sia sopravvalutata. La cosa importante è lo svolgimento, la creazione di situazioni divertenti, lo stile di scrittura... così la penso io, almeno, e in questo l'autrice se la cava niente male.

Trama: Questa volta Adel l'ha fatta davvero grossa! Antoine Morel, direttore della casa editrice "Le Seine Rouge", è stato più che chiaro: se non trova un'accompagnatrice per Kilian Lafevre può considerarsi licenziata. Il problema è che mancano solo poche ore al volo e non c'è neanche un'agenzia disposta ad aiutarla con così breve preavviso. Le resta un'unica, folle possibilità ed è così che l'insicura, goffa, distratta Adel Simon cede il posto a Charlotte Andre, affascinante ed elegante modella appassionata d'arte. Il piano è solo uno: resistere tre giorni senza fare troppi pasticci. In fondo non può essere così difficile reggere i panni dell'assistente ideale per qualche ora. Si tratta solo di sbattere un po' le ciglia, pavoneggiarsi in abiti costosissimi e ricordare gli appuntamenti. Certo, sarebbe tutto più semplice se Antoine non avesse deciso di farla seguire da Philippe, l'insopportabile grafico con il quale non fa che bisticciare da quando è stata assunta. Non le resta che incrociare le dita e sperare vada tutto per il meglio...

Cosa ne penso: Davvero divertente! Inizialmente la protagonista, Adel, non mi stava molto simpatica. Poi me ne sono innamorata. Come avrei potuto resistere, del resto? È dispettosa e fa gli scherzi al collega perfettino! La parte centrale del romanzo è davvero ben riuscita (c'è una scena sotto un temporale che ho adorato). Si allunga forse troppo sul finale, ma l'attesa viene riscattata da un epilogo molto azzeccato. Quando ho terminato la lettura avevo stampato in faccia un sorriso ebete... e ce l'ho ancora, in effetti :D

Dolci e buffi i nomignoli che i due protagonisti si scambiano durante tutto il libro. A essere precisi, non sono dolci e non sono nomignoli... ma sono buffi, eccome! E decisamente fantasiosi...

Lo stile dell'autrice mi ha colpito. Se la trama è molto "premoliana", lo stile no. La Premoli scrive semplicemente, senza fronzoli, racconta con (sembra) le prime parole che le vengono in mente. Alla Bertod piace invece giocare con le parole, trovare la comicità non solo nelle situazioni ma nel modo in cui si descrivono le situazioni. Le sue frasi mi sembrano più curate, meno terra terra, pur riuscendo a suonare spontanee, leggere e divertenti. 

Consigliato? Certamente sì, se vi piace il genere brillante. Con un'unica avvertenza: la formattazione del testo in alcuni parti sente la mancanza di una mano "professionale". A me non è importato, ma alcune lettrici sono piuttosto attente all'impaginazione. Quindi, prima di acquistare l'e-book, vi consiglio di leggere l'anteprima, ad esempio su Amazon, per capire se la formattazione è accettabile per voi. E, perché no, anche per farvi un'idea dello stile. 



mercoledì 2 ottobre 2013

Intervista a Francesca Diotallevi


Dovete sapere che io ho un rapporto un po' strano con le interviste. Quando me le fanno le vivo con un po' di apprensione—niente di esagerato, mi sento soltanto di fronte all'Inquisizione Spagnola.
Questa volta, però, tutto ok, perché le domande le faccio io. In occasione dell'uscita de Le stanze buie, primo libro di Francesca Diotallevi, lei si è infatti prestata a un mio piccolo interrogator—ahem! volevo dire, a una mia piccola intervista.

Inizialmente, per porre le domande, avevo indossato la tonaca da domenicano e preso il mazzafrusto, poi mi sono accorta che la sedia chiodata non era bene oliata. Damn it, io sono una professionista, e certe cose non le tollero! Ho quindi ripiegato su un trattamento diverso.

Quello che segue è il fedele resoconto di come è andata.

Immaginatevi una stanza con pareti grigie, senza finestre. Un ventilatore a soffitto si muove lentamente. Nel mezzo della stanza c'è un tavolo con sopra una lampada accecante, e seduta su una sedia di ferro, con le mani in grembo e sul viso un'espressione ostinata, Francesca. Non dirò nulla, mi promettono i suoi occhi. Ma io ho i miei metodi per farla parlare.
In piedi davanti a lei, con il cappello Borsalino calato sulle ventitré e la sigaretta senza filtro che mi pende a lato della bocca, faccio un ghigno e allungo la mano verso la lampada, dirigendo la luce verso i suoi occhi.
«Questo trattamento è inaccettabile!» protesta Francesca portando il braccio davanti al volto per proteggersi dalla luce. «Se avessi saputo cosa intendevi quando mi hai detto: "solo un paio di domande"...»
«Risparmia il fiato per vuotare il sacco» la interrompo io, e la sigaretta ondeggia su e giù mentre parlo. «E per la cronaca, non è affatto un trattamento inaccettabile. La lampadina è a risparmio energetico.»

Nina: E adesso parla! Chi è Francesca Diotallevi? Cosa sai di lei?
Francesca: Accidenti, mi sento come il gangster di un film anni 40! Essere oggetto di interrogatorio (per quanto eseguito con lampadine a basso consumo) è una cosa nuova per me, inoltre non è mai semplice parlare di se stessi… proverò a essere concisa. Ho vissuto con i libri da quando ho memoria per ricordare, sono la costante della mia vita e, oltretutto, i miei genitori si sono conosciuti in una libreria: predestinata? Ho troppe storie in testa e vado in giro con l’aria da svampita, cosa che, in una città come Roma, mi fa rischiare la vita ogni volta che attraverso una strada. Ho sempre un libro nella borsa e una volta sono stata in grado di sbagliare per ben quattro volte di fila la fermata della metropolitana, perché non riuscivo a staccare gli occhi dalla pagina nel momento in cui avrei dovuto scendere. Mi sto ancora chiedendo come diavolo ho fatto. Ho lavorato in una biblioteca, e questo, temo, mi ha rovinata definitivamente. Vivo con il mio futuro marito in un appartamento con un grande terrazzo e un piccolo, delizioso, studiolo.

È andata più o meno così
Di cosa parla il tuo libro? Non mentire o ti sbatto in isolamento!
Devo dire che i tuoi metodi sono piuttosto convincenti! ... il mio libro parla di una casa dalle stanze buie e di un uomo che deve fare i conti con i fantasmi del suo passato. Un passato doloroso e mai esorcizzato, che si intreccia con segreti inconfessabili e un’antica, terribile colpa. Una storia di riscatto, dunque. Ma anche, e soprattutto, una storia d’amore...

La Torino del 1864. Bei tempi, quelli. C'era più rispetto per gli anziani e per gli ispettori di polizia burberi. Perché hai scelto proprio quel luogo e quel tempo?
Per un motivo ben preciso: Torino, in quegli anni, era la capitale di un’Italia appena nata. La città più in vista, la più viva, dove si concentrava il fermento politico e sociale. La più difficile da lasciare, dunque, per un uomo che aveva fatto del lavoro, della carriera, l’unico scopo della sua vita. Ma non solo. Torino, così snob e rigida nell’etichetta, riflette il protagonista. Le Langhe, invece, sono l’ignoto, il mondo contro lui si scontra. Un mondo che non conosce e non comprende e che stravolgerà la sua razionalità, portandolo a mettere in discussione ogni cosa.

Questo maggiordomo, protagonista de Le stanze buie, ha un'aria sospetta. E terribilmente affascinante. Raccontami di lui, o in alternativa dammi il suo numero di telefono!
‘Terribilmente affascinante’ è senza dubbio lusinghiero, ma confesso di non aver mai pensato al mio protagonista in questi termini. Innanzitutto, fisicamente l’ho immaginato spilungone e allampanato, con un naso ‘importante’ e uno sguardo severo. E poi, Vittorio non è un uomo facile: è rigido, pignolo ed esigente, soprattutto con se stesso. Ha incentrato la sua vita su regole ben precise, ed è incapace di andare oltre i confini che si è autoimposto. Almeno inizialmente. Per me la sua bellezza, il suo punto di forza, risiede nel cambiamento. Cambiamento che prima subirà, e poi affronterà, consapevolmente. Ci vuole un grande coraggio per superare i propri limiti, no?

Cosa si prova nello scrivere, e nel pubblicare, il primo libro?
E’ una sensazione euforizzante, unica. Sapere che qualcuno crede nel tuo lavoro e ha deciso di investirci ti fa camminare a un metro da terra! La fase di scrittura non è stata semplice, all’inizio, perché per la prima volta mi sono trovata ad affrontare un soggetto completamente mio (vengo dal mondo delle fan fiction) e una trama che andava oltre il semplice racconto. Credo che tanti scrittori alle prime armi si siano sentiti così, come giocolieri inesperti e terrorizzati: se ti cade una pallina è la fine! Il segreto, però, è crederci. Io ho mollato tante storie dopo le prime pagine, perché non ci credevo abbastanza, non le sentivo nella pancia. Con questa è stato diverso, non ho mai allentato la presa. Non che sia stata una passeggiata: raramente le cose vengono bene al primo colpo. Perciò ho riscritto, tanto. Quando ho finito ho praticamente ricominciato da capo. Ho tagliato e ricucito. Ho ascoltato pareri e fatto tesoro dei consigli ricevuti. Ho aspettato mesi prima di rileggere e, di nuovo, rivedere tutto, cercando di essere il più obbiettiva possibile. Non sono mai stata indulgente con me stessa. E quando la casa editrice ha risposto, ho pianto di incredulità. Perché credevo nella storia, ma non in me stessa. Questo per dire che, insomma, scrivere non è un gioco facile, ma è un gioco bellissimo.

Quando si commette un reato, di solito si hanno dei complici. Quali sono i tuoi? Ci sono scrittori che ti hanno spinto a prendere la penna in mano, o film che ti hanno colpito al punto di dire "voglio dare anche io certe emozioni", o frammenti di vita vissuta che ti hanno fatto diventare scrittrice?
Assolutamente sì, sono circondata di complici! Il Grande Colpevole è certamente Stephen King: mi ha reso una lettrice seriale ed è da lui che ho imparato l’amore per i dettagli, per le storie che si vedono, si sentono e si toccano. Adoro la scrittura sensoriale, coinvolgente, ricca di particolari. Poi ci sono le sorelle Brönte, Henry James, Rebecca West, Kazuo Ishiguro, Sarah Waters, Tracy Chevalier, tutti scrittori che mi hanno ispirato e spinto a migliorare: nel momento stesso in cui leggevo i loro libri volevo essere loro, volevo avere la loro testa e le loro mani. Ultimamente mi sono imbattuta in Anya Seton e nel suo Verde oscurità. Una rivelazione! Adesso voglio scrivere come la Seton...

Come scrivi, Francesca? Di notte, di giorno? Buttando giù una sinossi scarna o prevedendo ogni scena?
Non ho orari, scrivo quando mi capita, quando ho abbastanza tempo per buttare giù almeno qualche riga. “Le stanze buie”, però, l’ho scritto principalmente in tarda serata, quando rientravo dal lavoro. E’ stato la mia valvola di sfogo. Per quanto riguarda la trama, non faccio scalette e non pianifico nulla. Partire organizzata non è nel mio stile! Sono fermamente convinta che l’importante non sia avere le idee chiare, il quadro completo, ma iniziare a scrivere, semplicemente. Basta un’intuizione, una sensazione. Quando ho iniziato “Le stanze buie” non sapevo nulla della storia, sapevo solo che sarebbe stata la storia di un maggiordomo impeccabile e intransigente. Sono partita dal protagonista, dunque, e piano piano gli ho costruito attorno un mondo. Gli ho cucito addosso la vicenda come un vestito su misura.

Vuoi raccontarci qualcos'altro? Bada bene, soffiate spontanee potrebbero aiutarti a uscire di qui...
Ma sai cosa ti dico? Mi sto quasi abituando a questa lampadina puntata in faccia! Cos’altro potrei raccontare?  Quando ho deciso di ambientare parte del romanzo nelle Langhe ho aperto Google e ho digitato “paesi Langhe”. Ho scelto Neive per la poeticità del nome, poi ci sono andata e ho scoperto un mondo meraviglioso: se dovesse capitarvi, fermatevi a fare una passeggiata nel piccolo borgo e tra i vigneti, o a dormire in una vecchia cascina, come ho fatto io.  Si respira ancora un’aria antica. Certo, gli abitanti del luogo si saranno chiesti cosa diavolo stesse facendo quella pazza che scattava foto nel piccolo camposanto, o sulla pensilina della stazione (che, tra parentesi, è cambiata molto poco da come doveva presentarsi a metà Ottocento, come dimostrano le foto dell’epoca!).
È  una cosa che adoro percorrere le stesse strade che immagino percorrano i miei personaggi, cercare di entrare nella loro testa e guardare con i loro occhi.

E adesso, dicci come recuperare il bottino. Dacci link, scorciatoie di blog e mappe informatiche per raggiungere il tuo libro.
Il libro è solo in formato cartaceo e si può prenotare in tutte le librerie, mentre dovrebbe essere presente in quelle grosse le Feltrinelli. Sul web è possibile acquistarlo su svariate librerie online (e con un bello sconto!), tra cui: IBSAmazon, Libreria UniversitariaMondadori. Oppure direttamente sul sito della Mursia. Per chi volesse seguire le news sul libro, invece, c’è la mia pagina Facebook.

L'interrogatorio è finito. Puoi andare, ragazza, ma ti tengo d'occhio, sappilo. E in effetti, potremmo rifarlo, prima o poi. È stato divertente, no?
È stato divertente, sì. E, dal tuo ghigno, immagino lo sia stato molto anche per te!
Ti ringrazio per questa ‘chiacchierata’ Nina, e spero, un giorno, di poter ricambiare l’interrogator…ahem! La cortesia.