giovedì 26 settembre 2013

La sposa promessa


Ho visto per caso "La sposa promessa", film ambientato nella comunità charedì di Tel Aviv. Diciamocela tutta: se fosse toccato a me decidere il film per la serata mai e poi mai avrei scelto questo. Conoscete già me e i miei pregiudizi, dai quali mi lascio placidamente guidare. E in questo film si parla di una comunità di ebrei ultra-ortodossi, e andiamo, se c'è una cosa che mi spaventa è la religiosità estrema. Perciò, quando mi sono seduta sul divano minacciando atroci vendette verso l'artefice della scelta, ero sicura che avrei detestato il film, ed ero sicura che mai e poi mai sarei riuscita a provare empatia per la protagonista del film, Shira, ragazza diciottenne messa di fronte a una difficile scelta da parte della sua famiglia. 

Mi sbagliavo.
Ops.

Del resto, per capirsi tra culture diverse basta usare il linguaggio universale. Desiderio, amore, libertà, coercizione. E di tutto questo ci parla il film, e in modo davvero coinvolgente, con un avvio lento e poi sempre più trascinante, fino a farci piangere, dubitare, lasciarci felici e insoddisfatti nello stesso tempo.

Il film comincia con un'inquadratura della giovane Shira che sbircia al supermercato il ragazzo coetaneo che la famiglia le ha proposto di sposare. Lo sbircia ma non gli rivolge la parola; potrà parlargli solo durante l'incontro formale che seguirà da lì a pochi giorni, come vuole la tradizione. Shira, guardando il giovane, sente che lui è “quello giusto”, e lo confida quello stesso pomeriggio a Esther, sua sorella maggiore, sposata con Yochay e incinta al nono mese. Tutto sembra andare per il meglio ma, proprio qualche giorno prima dell'incontro con il suo quasi-promesso sposo, una tragedia piomba su Shira e sulla sua famiglia: Esther muore dando alla luce il suo bambino, Malachai. Questo lutto allontana ogni decisione in merito al fidanzamento di Shira; e dopo qualche mese Yochay viene invitato da parte della comunità a risposarsi per dare una madre a Malachai. Si presenta per lui la prospettiva di un matrimonio con una donna che vive in Belgio; questo significa l'allontanamento di Malachai da Israele, e la madre di Shira, piegata dalla perdita dell'amata Esther, non può accettarlo. Per questo chiede a Shira di sposare Yochai, diventando così la madre di Malachai. 
La scelta di Shira – scegliere di sposarsi con un coetaneo e vivere ogni cosa con lo stupore della prima volta, oppure vivere la vita della sorella e sposare Yochai, come vogliono le persone intorno a lei – ci terrà con il fiato sospeso, e alla fine... alla fine proveremo un misto di gioia e inquietudine, di felicità e incertezza. 

Shira ha fatto la scelta giusta?
Voi che ne dite? 

Guardate il film (con la giusta dose di fazzolettini sottomano) e, se vi va, tornate qui a dirmi cosa ne pensate. 


giovedì 19 settembre 2013

Le stanze buie (anteprima)


Il primo contatto che ebbi con Francesca Diotallevi, l'autrice del libro che voglio presentarvi oggi, fu la sua quasi-stroncatura di Lemonade su aNobii. Stroncatura che apprezzai parecchio. Può sembrare strano, ma per un'autrice una critica intelligente può essere più utile di una recensione positiva. E intelligente Francesca lo è di sicuro; ogni tanto, bazzicando su questo blog, vi sarà capitato di leggere qualche suo commento, a firma "Francesca D.". Forse ne avrete notato la decisione nell'esprimersi, la chiarezza dell'esposizione, la cultura dietro ogni frase. 

Per cui, immaginatevi la mia acquolina in bocca quando ho scoperto che in questi giorni esce il suo primo libro! E non è un libro come tutti gli altri. Non per me. Perché la trama racchiude tutto ciò che adoro: tempi passati (ambientato a Torino nella seconda metà dell'Ottocento), atmosfera tenebrosa di una ghost story, e il protagonista è un...

...salivazione accresciuta...

dicevo, è un...

...MAGGIORDOMO! 

Ebbene sì! Non ho mai postato la lista dei miei libri preferiti, ma al primo posto, parimerito con un'altra decina di romanzi, c'è il meraviglioso "Quel che resta del giorno" di Kazuo Ishiguro (la trasposizione cinematografica è bella quanto il libro). Capite ora il mio entusiasmo?

Una scena del film "Quel che resta del giorno",
tratto dal libro omonimo di Kazuo Ishiguro. A sinistra c'è Mr Stevens,
maggiordomo inglese che sacrifica ogni aspirazione per il lavoro

Quindi ecco. Ora sapete perché non vedo l'ora di leggere questo libro. Intanto, non posso che fare i miei complimenti a Francesca, mettervi il link del suo blog e lasciarvi in compagnia del booktrailer de "Le stanze buie".



lunedì 16 settembre 2013

Letture settembrine


Settembre, tempo di nuovi inizi e nuovi progetti. Per gli altri. Per me, è tempo di cazzeggio e letture a gogò. Sono rimasta un po' indietro con gli aggiornamenti sulla mia libreria—vi ho già accennato alla pigrizia settembrina?—perciò provo a recuperare ora. Ne vale la pena: ho letto libri che mi sono piaciuti moltissimo e vorrei convincervi a dar loro una chance.

Incontrarsi e poi..., di Mary Jo Putney. (Voto: ****) Un romance storico molto bello. I personaggi sono ben caratterizzati, e qualcosa mi dice che vi innamorerete come pere cotte di Reginald Davemport, il protagonista. Non potrete resistere alla sua voce strascicata, al suo alcolismo più che latente, alla sua lotta per cambiare e riprendere in mano il suo destino. Molto toccante l'amicizia, quasi il cameratismo, che nasce tra lui e Alis. Questa è una lettura che vi coinvolgerà, drammatica a volte, divertente in altre. Consigliato.

Come inciampare nel principe azzurro, di Anna Premoli. (Voto: ****+) È ufficiale, io amo la Premoli. Avevo dato tre stelline e mezzo a Ti prego lasciati odiare, il primo romanzo che avevo letto di lei, ma a questo ne do quattro piene e anche qualcosa di più. È carinissimo e io, a differenza di molte lettrici, ho amato Maddison, pigra sul lavoro, incoerente, volitiva e non di rado infantile. Mi assomiglia un sacco e l'ho compresa fino in fondo... questo post, ad esempio, lo sto scrivendo al lavoro, mentre fingo di programmare. Ah, Maddison, solo io e te capiamo l'importanza di una pianta di ficus per nascondersi alla vista del capo...
Stra-consigliato.

Non sparare, baciami, di Sharon Krum. (Voto: *** e ½) Lettura molto divertente. Un po' caricaturale nella definizione di alcuni personaggi, ma è narrativa "comica", quindi è tipico del genere. Mi è piaciuto lo stile dell'autrice, le frasi che usa, persino il POV onnisciente. Alcune cose le avrei preferite diverse. mi sarebbe piaciuto che il "lui" della situazione si accorgesse prima della dolcezza di Jane, o che il finale mi mostrasse qualcosa in più del loro trovarsi, o che il processo si concludesse in un altro modo. Ma se voglio essere oggettiva, devo ammettere che il libro è perfetto così. E lo confesso, a volte anch'io vorrei avere un modello da seguire, anche una Doris Day andrebbe bene (è lei il modello di Jane, la protagonista di questo libro), perché il mondo è terribilmente caotico e spesso non riesco a capirlo, non riesco a sentirmi in sintonia con gli altri, e di tanto in tanto vorrei piacere a tutti anch'io. (Poi faccio spallucce e rimango la solita scorbutica-me, quindi non illudetevi :D )


sabato 14 settembre 2013

I colori della nebbia


Oggi voglio condividere con voi un comunicato stampa che mi è arrivato per e-mail. Esce, per la collana I Grandi Romanzi Storici di Harlequin Mondadori, il romance "I colori della nebbia", scritto a quattro mani da due esordienti italiane, Mary e Frances Shepard. Conoscevo già Mary Shepard, ma con un nome diverso, cioè come Weirde, nickname con il quale gestisce l'interessante blog L'arte dello scrivere... forse (che leggo spesso ed è anche presente nel blogroll a sinistra). Di lei tempo fa avevo letto la prima prova letteraria, Imprinting Love, ed è un piacere ora comunicarvi che sta per pubblicare con Mondadori... un gran bel salto e una gran bella avventura :)

In bocca al lupo, Weirde... e complimenti a te e Frances!

E ora, ecco a voi qualche informazione in più sul libro. 

A ottobre 2013 Mantova si tinge di rosa! 
Esce, per Mondadori, il romanzo d’esordio di Mary & Frances Shepard, due autrici mantovane. 

Titolo: I colori della nebbia 
Editore: Harlequin Mondadori 
Pagine: 320 
Formato: brossura 
Prezzo: € 6.00 
Uscita: ottobre 2013, in tutte le edicole, nei supermercati e (da settembre) on line sul sito: http://www.eharmony.it/ 

 Trama
1815. Mantova, stretta nella morsa del nebbioso autunno, non è più un luogo sicuro per Matilde Vicolini. Dopo essere stata testimone di un orribile delitto, la giovane cerca di farsi forza e tornare a vivere, ma la strada per riconquistare la serenità è ancora lunga. La buona società è in fermento per la visita dell’Imperatore d’Austria, e quando la giovane incontra William Roschmann, a un ballo, ogni sua certezza vacilla. William è un ufficiale austriaco, ferito nel corpo e nell’anima durante la battaglia di Austerlitz. Fra loro è subito passione, ma una serie di attentati minaccia la vita di Matilde e ogni promessa di felicità sembra svanire. Fra complotti, delitti e il nascente fervore indipendentista che attraversa la città, riuscirà il coraggio di un uomo a mantenere la pace nel Lombardo-Veneto? E l’amore di Matilde sopravvivrà alle tenebre? 

Le autrici 
Mary e Frances Shepard sono amiche e accanite lettrici, si sono conosciute alla facoltà di Storia dell’arte dell’Università di Verona e da allora hanno condiviso la passione per il genere romance e per la scrittura. Vivono e lavorano a Mantova. I colori della nebbia è il loro romanzo d’esordio.


domenica 8 settembre 2013

Tutti pazzi per Rose


Francia, 1958. Rose Pamphyle ha un sogno: diventare segretaria. Ma il colloquio che fa con Louis Échard, proprietario di una compagnia di assicurazioni, è disastroso. Tuttavia, l'impressionante velocità con cui Rose batte a macchina colpisce Louis, che le propone un patto: lui l'assumerà se lei parteciperà a una gara di dattilografia. Vuole farla diventare la più veloce dattilografa del mondo... ma non immagina quanto velocemente si innamorerà di lei!

Giudizio: bello bello bello! 

Ragazze, ditemi che avete già visto questo gioiellino di film o che avete intenzione di vederlo. Io l'ho adorato. Ha un'aria meravigliosamente retrò che mi ha ricordato quella della Sabrina nel film omonimo (non a caso la fotografia di Audrey Hepburn è appesa al muro da Rose, in quanto suo mito di grazia e stile).

Ma Rose, ahimè, non è aggraziata come Audrey. È impacciata, testarda, volitiva. Spesso imbronciata e sarcastica. Il protagonista maschile, Louis—ah! *sospirone* Anche lui si fa notare, girls. Il suo amore per Rose nasce forse al primo sguardo, ma se ne accorgerà, lo sciocco, molto più tardi. Il carattere di Louis è complesso e si svela un po' alla volta; è un uomo a volte nobile nella sua aspirazione ad aiutare gli altri, e a volte irritante per il suo bisogno di far vincere quegli stessi altri. Un ricordo del suo passato, riguardante la guerra appena trascorsa, aiuterà noi spettatori a capire meglio il suo comportamento. 

Splendida, divertente e un po' malinconica commedia romantica, che, come nei romance migliori, ci farà aspettare il lieto fine fra risate, tensione, e qualche lacrimuccia. 

Consigliatissimo!



lunedì 2 settembre 2013

Peccato originale. L'innocenza




Zach aprì un cassetto e trovò manette e collari, guinzagli e corde.
La voce di Søren gli arrivò da dietro le spalle. «Notevole, non trovi?»
«No», disse Zach. «È orribile».
«Davvero? È una definizione molto forte per descrivere pratiche sessuali tra adulti consenzienti.[..]E immagino che non sia solo la combinazione di piacere e dolore che trovi inquietante, non è vero?»
«La gerarchia è inquietante. Le donne rese schiave degli uomini. Hanno combattuto contro questo tipo di trattamento per centinaia di anni, e invece qui…».
«Invece qui sono libere di esplorare gli aspetti della loro sessualità che la società ritiene meno accettabili. Uno studio ha rivelato che una percentuale incredibilmente alta di donne ha fantasie erotiche sullo stupro. Quante sono le probabilità che tua moglie faccia parte della minoranza che non ne ha?»
(Tiffany Reisz, "Peccato originale. L'innocenza")

Quando un'amica mi ha prestato questo libro, l'ho guardata perplessa e alcune domande hanno cominciato a frullarmi nella testa. Le avevo forse soffiato qualche ragazzo, in passato? Le avevo sformato quel top blu che anni fa mi prestò per una serata speciale? 

Insomma, perché ce l'aveva con me al punto da consigliarmi di leggere un nuovo erotico? 

Voglio dire, lei sa che in campo romanzi erotici la mia esperienza non è esattamente esaltante. Non ho apprezzato le Sfumature, ho riso per la trilogia La promessa, e per quel che riguarda A nudo per te, della Day, non sono riuscita a mettere insieme neppure due parole per farci un post—perché mi veniva in mente una sola parola per descriverlo, e la parola era: "insignificante".

Poi ho cominciato questo libro, e mi sono ricreduta. Non ce l'ha con me. 

Affatto.

Il primo libro della serie Peccato originale, di cui parlerò oggi, è... non so come definirlo. Non bellissimo, perché le sensazioni che suscita sono troppo contrastanti per definirlo bellissimo. È qualcosa di diverso. Neppure "erotico", a dirla tutta; le scene di sesso (non numerose, anzi) sono tutte tese allo sviluppo della trama e dei personaggi, come nella migliore narrativa. Forse, per alcuni versi, è anche "metanarrativa", perché analizza la propria ragion d'essere, i fondamenti stessi della narrativa erotica, come si può in qualche modo capire da questa citazione:

«So che si tende a credere che la narrativa erotica sia un romanzo rosa con scene di sesso più esplicite» disse Nora. «Ma non è così. Se è un sottogenere di qualcosa, è all’horror che bisogna far riferimento».
«All’horror? Davvero?»
«Il romanzo rosa è sesso più amore. Il romanzo erotico è sesso più paura. Tu ti senti spaventato da me, vero?»

A volte la Reisz è un po' cerebrale, cosa che a me non dispiace affatto, anche perché è un'autrice bravissima, e fa cadere le cose così, con naturalità, senza mettersi su uno scranno. L'intelligenza trasuda da ogni frase del libro, da ogni dialogo; la Reisz tocca i tasti giusti per farci inquietare, interrogare, e quel che è più importante, capire. Perché va lì, a toccare le corde che sono in ognuno di noi. Parla di paure, di libertà vera e presunta, di colpa. Di morale e religione—a volte sfiorando la blasfemia, perché questo sfugge a molti, ma sacro e profano sono legati l'uno all'altro, anzi, sono fondamentali uno all'altro.

«È per questo che sono credente», continuò Nora. «Perché tra tutti gli dèi, solo Gesù può capire. Lui comprende lo scopo del dolore, della vergogna e dell’umiliazione».
«Qual è lo scopo?», chiese Zach, con sincero interesse.
«La salvezza, naturalmente. L’amore».

Se devo trovare un difetto nel libro è che l'ho letto più come un saggio che come un romanzo (anche se alla fine mi ha coinvolto fino a farmi piangere). Ma è un limite mio. Vedete, il sesso con dolore (BDSM, e spiegato in un modo che, ragazze, vi lascerà senza fiato) isn't my thing; non sono riuscita a leggere con leggerezza le parti erotiche dolorose. Non sono riuscite ad eccitarmi, ma solo a spaventarmi, e non per me, ma per i personaggi, per i quali fatico a immaginare un lieto fine.

Lo saprò alla fine della serie, se ci sarà un lieto fine. Per ora posso dirvi che, per quanto non abbia letto questo libro "con una mano sola" (come direbbe Nora, la protagonista del romanzo, parlando di letteratura erotica), lo trovo uno delle migliori letture di quest'anno e, considerando anche i vari livelli di profondità del libro, mi sento di consigliarlo a tutte.

Forse avvertendo il suo disagio, Søren riprese a suonare. «La Sonata al chiaro di luna è un pezzo strano», disse. «È stata definita “lamento”. E quando la suoni, nelle infinite ripetizioni senti il dolore e il bisogno. È semplice da suonare, ma incredibilmente difficile da suonare bene. Gli arpeggi consentono una grande libertà di espressione. Troppa libertà in mani non addestrate e inesperte. Dicono che Beethoven l’abbia scritta per una contessa di diciassette anni, Giulietta Guicciardi. Forse l’amava. Ma è più verosimile che stesse solo cercando di sedurla».
«Con me avrebbe funzionato».
«Con te ha funzionato»

E allora ascoltiamocela, questa bellissima "Sonata al chiaro di luna", tanto importante per l'oscuro Søren e per la meravigliosa protagonista, Nora.