lunedì 27 maggio 2013

Una scommessa per amore


"Collocò Cal supino al centro del letto, e lui smise di russare. Rimase a guardarlo, spalmato su un misero copriletto, in una stanza poco curata e malamente illuminata. Sembrava un dio.
«Non è giusto» gli disse. «Non potresti almeno sbavare un po'?»" 
(Jennifer Crusie, "Una scommessa per amore")

Vi svelo un segreto: ho fatto le 4:00 am per finire questo romance.
Significa che è eccezionale? No. Però è molto divertente. L'autrice scrive dialoghi frizzanti, crea personaggi simpatici, situazioni irresistibili. Ad esempio, ragazze, sapevate che non si deve mai smettere di vedere qualcuno se l'inconscio non è d'accordo? 

"«Non posso andare a prendere Min, abbiamo deciso di non...» Le dita di Cal toccarono la parete interna del tostapane, ustionandosi. Lasciò cadere il telefono. «Dannazione» disse, mettendosi le dita in bocca.
«Calvin?» lo chiamò sua madre dal telefono.
Cal raccolse il ricevitore. «Mi sono ustionato con il tostapane. Scusa.» Mise le dita sotto un getto d'acqua fredda. «Come dicevo, non ho intenzione di rivedere Minerva Dobbs.» Fece un passo indietro dal lavandino, scivolando su un oggetto duro e sbattendo il piede contro il mobile. «Ahi.» 
«Calvin?» 
«Sono scivolato su un coltello.» Si chinò per raccoglierlo, sbattendo la testa contro il bancone mentre si rialzava. «Al diavolo.» 
«Ti sei tagliato?» 
«No. Ti...» Lasciò cadere il coltello nel lavandino. «Ti chiamo domani, mamma.» 
«Calvin?» disse sua madre, ma Cal chiuse la conversazione e si fermò a ragionare.
Si stava autosabotando, non c'era altra spiegazione."

Io rido ancora :) 

Però c'è un però: non soffrirete mentre leggerete questo libro. Bene!, state pensando. Ecco... non so. Non so decidermi su questo. Si ride, si ride, ma le viscere restano fuori; non si sta male per i protagonisti, non si ha il patema per i loro alti e bassi. 
Che forse non è un difetto.
O forse sì.
Comunque.
Io ho dato quattro stelline a questo libro (****), e vi consiglio di leggerlo. Ma attenzione, non in un luogo affollato. Vi prenderebbero per pazze, perché riderete da sole tutto il tempo. E non di notte. Perché non riuscirete a metterlo giù e al mattino avrete la faccia che ho avuto io mercoledì scorso.

Non esattamente bella da vedere.

Riepilogando il mio giudizio: divertente, senza viscere.

PS: visto che la colonna sonora di questo libro è Elvis Presley, questa ce l'ascoltiamo, che dite?



giovedì 23 maggio 2013

Inferno


Una premessa. Uno dice: perché leggi Dan Brown? Beh, è semplice. Perché è il mio "dottor Gablehauser". Ve l'ho messa in un occhio? Ok, riproviamo. Il dottor Gablehauser è il capo del dipartimento universitario dove lavora Sheldon Cooper, genio e professore nella sitcom "The Big Bang Theory". Il fatto è che Sheldon non può vedere Gablehauser, perché ha scritto, sue testuali parole, "una serie di libri popolari che riducono i grandi concetti della scienza a una serie di aneddoti, ognuno dei quali e' stato sminuito per adattarsi alla durata del movimento intestinale medio." (The Big Bang Theory, prima stagione, episodio n.4)

È LUI! È DAN BROWN! Nei suoi libri riduce i grandi concetti della scienza a una serie di aneddoti, questo è certo, e altrettanto certo è che ognuno di questi concetti e' stato sminuito per adattarsi alla durata del movimento intestinale medio. 

Però diciamocelo, ragazze: Sheldon Cooper è un genio e può ridersela di Gablehauser, ma a quelle come me i bignami scientifici di Dan Brown servono. Ho un'ignoranza enciclopedica (non so niente di tutto) e annusare un po' di concetti astrusi o di storia dell'arte o di medicina, per quanto pieni di imprecisioni e assurdità, male non mi fa. Odio studiare, amo la narrativa. La soluzione? Gable—cioè, volevo dire, Dan Brown. 

Fine premessa. Parliamo di Inferno. Mi è piaciuto? Nì (voto: ***). La domanda che quasi subito ha preso a girarmi nella testa è stata: ma ha sempre scritto così male, 'sto tipo? No, perché io non ci ho mai fatto caso. "Il Codice Da Vinci", letto anni fa, mi piacque molto (ora non ho il coraggio di riprenderlo in mano). Lo stesso dicasi (tranne che per il finale) di Angeli e Demoni. Gli altri no ("Crypto" mi fece storcere il naso, "La verità del ghiaccio" l'ho rimosso, "The Lost Symbol" l'ho trovato di una puerilità quasi offensiva), ma la domanda quella resta: sono io che sono cambiata, o è cambiata la sua scrittura? 

Boh. Certe cose (stilisticamente parlando) mi han dato fastidio come unghie sulla lavagna. Ad esempio tutti quei pensieri diretti. "Ora faccio questo," pensò Langdon, e poi lo fece. "Ora dico quest'altro," pensò Langdon, e poi lo disse. Perché ridonda così? E soprattutto, perché mi odia così? Quando chiudevo il libro mi ritrovavo a scrivere robe del genere: 
Nina cammina per la strada in una bella giornata di sole. "Ora cammino per la strada in una bella giornata di sole," pensa Nina. Si ferma a mangiare una mela. "Ora mangio la mela", pensa Nina. 
Sob. 

Veniamo alla trama di Inferno. Inizialmente mi ha molto irritata. 'Sto Langdon si ritrovava sempre in trappole da cui era impossibile scappare, e poi usciva tranquillamente dall'entrata principale (nonostante tutto il mondo fosse al suo inseguimento). Però la seconda parte del libro l'ho trovata migliore, più gradevole, il colpo di scena mi ha preso alla sprovvista, ed è sempre bello quando un autore te la fa. Vorresti andare lì e dirgli: mi hai depistato con modi ingannevoli e fraudolenti, e per questo ti amo, sposiamoci. Maledetto masochismo di noi lettori. Io adoro essere depistata. 

E tornando al bignami scientifico. È vero, ho disimparato un po' l'italiano a causa di questo libro ("Ho disimparato l'italiano," pensa Nina) ma ho scoperto un bel po' di cose che non sapevo. Una in particolare voglio condividere con voi. 
"Langdon ignorò volutamente la statua raffigurante Ercole e Diomede – spesso oggetto di commenti maliziosi –, i cui corpi nudi avvinghiati nella lotta si esibivano in una creativa “presa del membro” che non mancava mai di suscitargli un brivido."
Presa del... cosa? Non potevo non approfondire.

La statua di Ercole e Diomede. 
Son cose belle da sapere. No?




lunedì 20 maggio 2013

Il rosa nascosto / 1


Diciamocelo: esistono libri che le lettrici di romance evitano a priori. Non rientrano nelle loro corde, affermano. E invece ci rientrerebbero, eccome! La faccenda non vi turba? Bellissimi libri ignorati per partito preso! È uno scandalo a cui devo prontamente mettere una toppa.
Per questo ho pensato a questa rubrica, "Il rosa nascosto". Se riassumiamo la definizione di "romanzo rosa" ai suoi minimi, essenziali termini, potremmo dire che è un romanzo con una storia d'amore a lieto fine. In questa ampia definizione ci finisce dentro un sacco di roba; un sacco di libri che sono anche rosa. Anzi, ottimi rosa.
Oggi vi presento il primo titolo di questa rubrica. Libro imprescindibile per tutti, e soprattutto per la lettrice "romance-addicted". 

"IT", di Stephen King

Eh? Un horror? Fidatevi. Se avete già letto qualcosa di Stephen King, la notizia che sia un romanticone non vi giunge affatto nuova, vero? E "IT", tra le sue opere, è quella che a mio avviso si avvicina di più alla definizione di rosa. C'è una storia d'amore dolcissima (chi ha letto il libro sa a quale mi riferisco), e King è, semplicemente, in uno stato di grazia. Tutto è perfetto, i personaggi, l'incrocio di storie, le descrizioni come solo lui riesce a scrivere. Pennywise il Clown vi farà fare qualche salto sulla sedia ma, visto che il vostro è un cuore impavido e appassionato, non vi pentirete di aver dato una chance a questo capolavoro.






mercoledì 15 maggio 2013

Le mie ultime letture (just so-so books)


Ecco un paio di libri su cui avevo grandi aspettative. Visto il titolo del post, che dite, le hanno soddisfatte? 
Qui è dove ho affondato il naso negli ultimi giorni: 

1) "Canto di Natale", di Charles Dickens (voto: ***). La storia di Scrooge è celeberrima (la mia trasposizione preferita è quella dei Muppets) ma, complice anche la terribile traduzione capitatami, ho trovato questo libro poco coinvolgente. C'è da dire però che ha uno dei migliori incipit di sempre: "Marley, prima di tutto, era morto."

2) "Quattro etti d'amore, grazie", di Chiara Gamberale (voto: *** e ½). Di Chiara Gamberale avevo già letto il breve "L'amore quando c'era" e mi era piaciuto parecchio. C'è un problema, con lei: ha una scrittura molto cerebrale. E, voi capite, un conto è essere cerebrale per 73 pagine (L'amore quando c'era), un conto è esserlo per 216. In Quattro etti d'amore i personaggi rimuginano. Poi rimuginano ancora. E, non contenti, rimuginano di nuovo. Basta, vi prego, fatemi staccare il cervello, che sennò mi diventa colla come a Tea, una delle due protagoniste (a lei il sangue diventava colla, ma non sottilizziamo, su). Ora, sia detto: io sono ben cerebrale di mio. L'avete già capito, per me le seghe mentali sono all'ordine del giorno. Per questo d'ora in poi prenderò questa autrice a piccole dosi. Tra le due protagoniste di Quattro etti, ho adorato Erica, detestato Tea. Frase che mi è rimasta impressa: "è tristissimo quando quello che sogni tutti i giorni capita davvero, ma a qualcuno che non sei tu."

3) "Amici di letto", di Gina L. Maxwell (voto: ** e ½). Ho letto questo libro sull'onda delle recensioni positive e dei paragoni con Susan Elizabeth Phillips (che come sapete adoro). Ho scoperto però che la similitudine è solo nel tipo di protagonista: è uno sportivo (in questo caso pugile, nei Chicago Stars di SEP troviamo giocatori di football). È vero, la Maxwell ha uno stile leggero e scorrevole, ma manca del tutto, a mio avviso, quell'ironia verbale, quell'arguzia brillante che riscatta anche le trame più trite di SEP. Gli incontri sessuali (in genere la parte che mi interessa di meno) sono scritti bene. A parte questo, ammetto di non aver trovato particolarmente divertente questo libro e di aver fatto un po' fatica a finirlo. Frase che mi è rimasta impressa: è di Vanessa ('amica della protagonista e mio personaggio preferito) mentre si punzecchia con un vecchio amico (su d'età) che parla di donne: "E tu che ne sai di cosa portano oggi le ragazze? L’ultima cosa movimentata nella tua vita è stata la Seconda guerra mondiale!"

E voi che mi dite? Avete letto questi libri? Vi sono piaciuti?

mercoledì 8 maggio 2013

David Copperfield

"Lui ha conosciuto tutto quello che mi è successo, non è vero, Jip? E non potrei trascurarlo solo perché è un po' mutato... non è vero, Jip?"
(Charles Dickens, "David Copperfield")

Che bel libro, oh. Che poi uno dice perché lo leggi anche dopo centocinquant'anni. Ho pianto e riso, le mie viscere si sono ristrette in travasi di bile e tenerezza. Qui i personaggi crescono deludono e cambiano. Ho rimproverato David perché non doveva dare a Uriah uno schiaffo, ma un bel calcio nelle palle, accidenti! Ho odiato Steerforth con tutte le mie forze, eppure sono certa che incontrandolo per strada fuggirei con lui domani. Ho voluto bene a Martha e alla sposa-bambina, a Jip e Emily, ho capito i buoni e i cattivi. Ho trovato lo stile di Dickens semplice, divertente, non artefatto. Il suo senso dell'umorismo mi piace molto. Scusate, quando David si inciucca la faccenda è descritta così: 

"A causa di una certa confusione nel buio, la porta era scomparsa. Io stavo cercandola fra le tende della finestra quando Steerforth, ridendo, mi prese per un braccio e mi condusse fuori. Scendemmo le scale l'uno dietro l'altro. Quasi in fondo, qualcuno cadde e ruzzolò giù. Qualcun altro disse che era Copperfield. A questa falsa affermazione mi irritai, finché, trovandomi supino nel corridoio, cominciai a pensare che doveva esserci un qualche fondamento." 

Se vi sembra difficile il pensiero di affrontare le settordicimila pagine del libro, vi posso assicurare che dopo la prima parte (un po' più lenta) scorreranno veloci e non riuscirete a staccarvene. Se volete scombussolarvi un po' e, come me, non avete mai letto David Copperfield in edizione integrale, beh che dire. Vi invidio perché farete un viaggio bellissimo che io ho concluso due sere fa.

PS. Questa canzone la dedico a colui che, se solo avesse voluto, "avrebbe potuto conquistare l'amore e l'ammirazione di migliaia di uomini". Mannaggia a te, Steerforth.