martedì 19 marzo 2013

Good references

"Per un momento lei annaspò, mentre in testa vedeva accendersi grandi cartelli luminosi con il segnale di “STOP” e “PERICOLO CADUTA MASSI”. Ma quegli occhi erano così ipnotici e così scuri, che le parole le uscivano fuori da sole come topolini richiamati dal pifferaio magico.
E mentre i boccali iniziavano a danzare vorticosamente sul bancone, Alice Charlus si ritrovò a confidare a quell’avvoltoio di Fersen Rhein il suo segreto più oscuro."

"Good references",  di S.M.May

Qualche giorno fa un'amica virtuale mi ha mandato per e-mail il suo breve romance. Ho aperto l'e-book con qualche trepidazione. È sempre un piccolo patema per me affrontare gli scritti di amici o conoscenti; non voglio dar loro dispiaceri, nel caso non mi piacesse ciò che leggo. Sarà che io non ho mai imparato a buttarmi le critiche alle spalle, o a far sì che mi facciano meno male. 

E quindi, dicevo, trepidazione.

E se è orribile?, mi chiedevo.

sabato 16 marzo 2013

Image is everything


"Mi chiamo Andre Agassi. Mia moglie si chiama Stefanie Graf. Abbiamo due figli, un maschio e una femmina, di cinque e tre anni. Viviamo a Las Vegas, Nevada, ma attualmente abitiamo in una suite del Four Seasons Hotel di New York, perché sto partecipando agli US Open del 2006. I miei ultimi US Open. Anzi, il mio ultimo torneo in assoluto. Gioco a tennis per vivere, anche se odio il tennis, lo odio di una passione oscura e segreta, l’ho sempre odiato."
"Open", Andre Agassi

Se qualche tempo fa mi avreste chiesto chi era Andre Agassi, vi avrei risposto un po' piccata che lo sapevo benissimo, non vivevo mica sulla luna. Era un famoso sportivo – un pilota, giusto?
Il fatto è che lo sport mi annoia. Non lo seguo, non mi interessa, non memorizzo le informazioni che casualmente mi vengono a sbattere. Inoltre detesto le autobiografie. Unendo le due cose, viene fuori che l'autobiografia di uno sportivo, per me, potrebbe essere un ottimo sostitutivo della prigione.
Sarà per questo che giusto ieri ho terminato “Open”, di Andre Agassi.

lunedì 11 marzo 2013

Non ho capito

Non ho ancora capito se questo video è terribile o geniale. Nel dubbio, vi passo il dubbio.

giovedì 7 marzo 2013

Storia di un corpo

Il libro più noioso mai letto! Tanto di cappello a Pennac per essere riuscito a scriverlo; a me avrebbe dato narcolessia permanente; no, vi prego, solo a pensarci mi viene male. 

Ma parliamone. È lo stesso autore de "La fata carabina", questo? Lo stesso di "Abbaiare stanca"? "Signori bambini", "L'occhio del lupo"? 

È vero che una certa vocazione snobistica, in Pennac, si notava fin dai primi libri; le sue citazioni, il suo disprezzo per la cultura popolare; ma i personaggi prendevano il sopravvento, davano calci a lui e alla sua "R" moscia, e invadevano i romanzi con la loro vitalità. Ma in questo "Storia di un corpo", Pennac è riuscito a diventare lui il protagonista. Con le sue cene eleganti, le sue discussioni d'elite, lo sperimentalismo fine a se stesso. Perché questo romanzo è di certo... uhm... sperimentale — in pratica, malattie e funzioni di un corpo — ma... a che serve? Perché?

E soprattutto: ispettore Pastor, dove sei?

PS.  Terminato il libro, sono andata a leggere i commenti su aNobii (in genere lo faccio dopo per non lasciarmi influenzare). Beh, cosa ho scoperto? Che questo libro ha quattro stelline in media; che le recensioni sono entusiastiche. Una recita: "Il più bel libro mai letto".
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