mercoledì 27 febbraio 2013

Cose che il tempo non cambia

Per retaggio culturale non ho mai guardato il festival di Sanremo. Di conseguenza non ho mai partecipato alle discussioni su quanto fossero profonde e poetiche le canzoni in gara, e anche quest'anno arrivo in ritardo, quando nessuno vuole più parlarne. Ma a me questa canzone piace, perciò mi sembra giusto tediarvici:

giovedì 14 febbraio 2013

Cioccolata

Beh, buon San Valentino.
Ora penserete che sto per lanciarmi in una terribile filippica contro la mercificazione dell'Amore e una predica stile "si deve amare tutti i giorni".
Sbagliato :)
Perché mi piace il giorno di S.Valentino. Potrei trovare mille motivi — amo i riti, e S.Valentino, a modo suo, è un rito; e alla radio passano canzoni sdolcinate che, diciamolo, sono le mie preferite! — ma la patetica verità è che lo amo per una ragione soprattutto. 

I cioccolatini belli.


Sì, non buoni — anche buoni, ma quello è il minimo, insomma, è cioccolata — ma soprattutto belli. L'anno scorso ne ricevetti alcuni a forma di rosa, in carta stagnola rossa, e diciamolo, sarebbe stato impossibile in un altro periodo dell'anno. Non sono una giurista ma comincio a sospettare che esista una qualche legge contro il loro acquisto in giorni diversi dal 14 febbraio.

Arrestato: aveva regalato cioccolatini a forma di cuore
l'8 di marzo
La cioccolata avvolta da carta stagnola lucida ha un posto speciale nel mio cuore... ma forse vi parrà poco romantico tutto ciò, per cui vi rimando al bel post di Endimione su "Bostonian Library". Ha raccolto le frasi di varie scrittrici (ci sono anch'io!) dedicate all'amore.
Io li leggo mangiando cioccolata... e voi?

lunedì 4 febbraio 2013

Sugar

Va bene, sono romantica, e lo sapete... ma diciamolo, non sono portata ai romanticismi, e sapete anche questo. Oh, stare di fronte a un tramonto tenendosi per mano ha il suo fascino — ma volete mettere con il guardarsi un B-movie mangiando dallo stesso pacchetto di patatine?

Però di quando in quando il mio lato zuccheroso prende il sopravvento, soprattutto quando arrivo alla parola fine di un libro che mi lascia un po' di amaro in bocca — nello specifico, "Villette" di Charlotte Brontë.

Allora ieri sera mi sono ritrovata a sfogliare un libro di poesie d'amore, dal diabetico titolo "The love book".

È pieno di orecchie, questo libro — uno dei motivi che non mi renderanno mai del tutto libera dalla carta è che la posso strapazzare — e seguendo queste orecchie ho riletto alcune poesie che ricordavo, e altre che avevo dimenticato.

Una di queste poesie orecchiate e poi, chissà come, dimenticate, si chiama "L'Asra", ed è di Heinrich Heine. Questa:

Ogni giorno la meravigliosa 
figlia del sultano passeggiava 
verso sera vicino alla fontana, 
dove le bianche acque scrosciano lievi. 

Ogni giorno il giovane schiavo
verso sera stava vicino alla fontana, 
dove le bianche acque scrosciano lievi; 
ogni giorno diventava più pallido.

Una sera la principessa a lui 
si avvicinò con rapide parole:
— Il tuo nome voglio sapere, 
la tua patria, la tua gente. —

E lo schiavo disse: — Mi chiamo 
Mohamed, vengo dallo Yemen, 
e la mia stirpe sono quegli Asra 
che, innamorati, muoiono.