mercoledì 28 novembre 2012

Wallpaper

Per movimentare la mia giornata al lavoro, da un paio di settimane ho impostato l'opzione "Sfondo del desktop" random. Significa che, ogni mezz'ora, Windows mi cambia l'immagine del desktop, tra quelle che ha disponibili. La cosa che rende divertente il tutto è che la maggior parte delle immagini di Windows sono orribili. Davvero. Non so chi le abbia scelte, ma dev'essere un pazzo. O un genio.

Cioè, vogliamo parlarne?
Come dicevo, e come forse avrete acutamente sospettato guardando l'immagine sopra, molti degli sfondi predefinti sono... ecco, particolari. Dei tipi, si potrebbe dire. Insomma, niente che vorreste veder stampato sulla camicia del vostro fidanzato. Di tutti questi, però, solo uno è davvero spaventoso. Nel senso letterale della parola, non riesco a reprimere un sobbalzo quando iconizzo una finestra e il desktop me lo mostra.

(...e immaginatelo a schermo intero...)
Ora, qualcuno potrebbe chiedermi, Nina, perché semplicemente non cambi le immagini di Windows con altre che ti piacciono, e la smetti di stordirci con tutte queste chiacchiere? Ah! Non ci penso neanche. Il fatto è che in base a quelle immagini io so come andrà la prossima mezz'ora, un po' come Christopher Boone, il protagonista quindicenne di questo libro molto carino:


Christopher Boone ha la sindrome di Asperger, una forma di autismo che comporta varie difficoltà relazionali e comportamentali. La sua mente, tra le altre cose, è prettamente matematica, non superstiziosa né immaginativa. Eppure deduce l'andamento della sua giornata in base al colore delle automobili che incrocia al mattino andando a scuola. Spiega così il motivo:

"Il signor Jeavons, lo psicologo della scuola, una volta mi chiese perché 4 auto rosse una in fila all'altra indicavano una Bella Giornata, 3 auto rosse una Giornata Così Così, e 5 auto rosse una Giornata Straordinaria, mentre 4 auto gialle una Giornata Nera, ovvero una di quelle giornate in cui non parlo con nessuno e me ne sto seduto per conto mio a leggere, non tocco cibo e Non Affronto Rischi. Disse che era ovvio che possedevo uno spiccato senso logico, e che pertanto lo stupiva molto il fatto che ragionassi in maniera così poco logica. 
Dissi che mi piaceva che le cose seguissero un ordine preciso. E che uno dei modi per far seguire alle cose un ordine preciso era essere logici. Specialmente quando si trattava di numeri o di una discussione. Ma che c'erano altri metodi per dare un ordine alle cose. Ed ecco perché nella mia vita c'erano le Belle Giornate e le Giornate Nere."

Così, quando i Chucky di porcellana mi sorridono dallo schermo, io so che in quella mezz'ora dovrò muovermi con cautela, fare attenzione al capo, buttarmi i capelli davanti alla faccia e tenere il viso basso — insomma, cercare di non farmi notare.
Se invece è la mezz'ora di questa immagine:


o di questa:


allora è la mezz'ora giusta per scribacchiare di straforo, andare alla macchinetta del caffè senza il pericolo di incappare nel collega viscido, oppure fare la linguaccia al capo mentre mi volta le spalle.

Perché? Perché a volte è bello gestire la vita come se si potesse averne il controllo, anche solo per finta. Perché, a volte, la risposta è semplicemente... "perché sì".

venerdì 23 novembre 2012

Gli snuff movies non mi avranno

Dovete sapere che, per me, la cosa più deprimente della giornata è andare al lavoro. (La seconda più deprimente è, in effetti, lavorare.) 
Ho questa teoria sui padroni che più invecchiano più diventano sadici con i loro dipendenti. Lo fanno, sapete, per provare emozioni forti. Così si sentono più giovani. Personalmente ritengo che il prossimo step saranno gli snuff-movies.

In ogni caso, per rinfrancare la mente e lo spirito (e soprattutto non fare inversione a U, tornare a casa e abbuffarmi di biscotti mentre guardo la TV), ho due metodi.
Uno, ascoltare la lettura (obliqua) dei giornali su Lateral

Amo quest'uomo

Due, ed è stata la mia scelta di ieri, ascoltare un audiobook.

Amo quest'uomo
(...beh, che c'è?)


Un tuffo nella letteratura per bambini è sempre rinfrescante, anche se parla, appunto, del trattamento Ridarelli, che in verità l'aria non la rende proprio... ecco, così rinfrescata. 
Il fatto è che la vita è troppo lineare. Un po' come i cracker. E il nonsense diventa una necessità, prima di entrare in ufficio. Perciò, dopo aver ascoltato il cane hard boiled Rover, nell'adorabile interpretazione di Neri Marcorè, penso che per quanto la vita non sia quasi mai un biscottino alla marmellata di fichi, un trattamento Ridarelli può rendere interessante persino un cracker.
Lo scoprirete anche voi, se vi capiterà di leggere e/o ascoltare questo piccolo gioiellino.

martedì 13 novembre 2012

Inside jokes


C'è una bugia che, prima o poi, tutti gli scrittori dicono.

"Io scrivo per me stesso."

Balle. In un manuale di scrittura creativa che ho letto tempo fa, di cui non ricordo il titolo, l'autore faceva una domanda ai suoi lettori.

"Provate a pensare che il mondo finisca domani. Quanti di voi passerebbero l'ultimo giorno a scrivere?"

Giù quei ditini, che ve li taglio. Si scrive per gli altri, non per se stessi. Si scrive per comunicare.

Un attimo, però. Quando scrivo un romanzo, certe cose le scrivo, effettivamente, per me stessa. (Beh, che c'è? Vi avevo avvertito sopra: tutti gli scrittori lo dicono.)

A volte, uso alcune frasi e non altre per motivi che posso capire solo io. Magari perché rileggendole mi fanno pensare — pensare alle cose che più amo, in genere citazioni di libri, o film, o pezzi di vita.

E allora, esempio. Una delle più belle scene di amore e violenza della letteratura italiana, carica di sensualità repressa, eros e sangue, risale al 1575 e a me piace un sacco e un po'. È il duello tra Clorinda e Tancredi, nella Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. Mi ha sempre affascinato come Tasso, inconsapevolmente, non solo sfuggisse alla "censura" della Controriforma in questo passaggio, ma soprattutto sfuggisse alla propria.
Tancredi, un cavaliere cristiano, ama Clorinda, una guerriera musulmana. Un giorno lei indossa una armatura diversa dal solito e lui, non riconoscendola, la sfida a duello.

Ecco le parole di Tasso:

[..]Segue egli impetuoso, onde assai prima
che giunga, in guisa avien che d'armi suone,
ch'ella si volge e grida: "O tu, che porte,
che corri sí?" Risponde: "E guerra e morte."

"Guerra e morte avrai;" disse "io non rifiuto
darlati, se la cerchi", e ferma attende[..]

E impugna l’uno e l’altro il ferro acuto,
Ed aguzza l’orgoglio, e l’ire accende.
E vansi a ritrovar non altrimenti
Che due tori gelosi, e d’ira ardenti[..]

D’or in or più si mesce, e più ristretta
Si fa la pugna, e spada oprar non giova:
Dansi co’ pomi, e, infelloniti e crudi,
Cozzan con gli elmi insieme e con gli scudi.

Tre volte il cavalier la donna stringe
con le robuste braccia, ed altrettante
da que' nodi tenaci ella si scinge,
nodi di fer nemico e non d'amante.
Tornano al ferro: e l’uno e l’altro il tinge
Con molte piaghe, e stanco ed anelante
E questi e quegli alfin pur si ritira,
E dopo lungo faticar respira[..]

Ma ecco omai l’ora fatale è giunta
Che ’l viver di Clorinda al suo fin deve.
Spinge egli il ferro nel bel sen di punta
che vi s'immerge e 'l sangue avido beve;
e la veste, che d'or vago trapunta
le mammelle stringea tenera e leve,
l'empie d'un caldo fiume. Ella già sente
morirsi, e 'l piè le manca egro e languente.

Segue egli la vittoria, e la trafitta
vergine minacciando incalza e preme.
[..]

*** Attenzione, seguono spoiler su Lemonade ***
Avete presente quando in Lemonade il protagonista fa quella cosa brutta, sul prato della casa dei fantasmi? Volevo volevo volevo che un po' dell'atmosfera del duello di Clorinda e Tancredi ci finisse dentro, quell'unione dolorosa tra amore e incapacità di non far del male all'amato.
Inizialmente pensavo di riportare in prosa intere frasi, in particolare queste:

Tre volte il cavalier la donna stringe
con le robuste braccia, ed altrettante
da que' nodi tenaci ella si scinge,
nodi di fer nemico e non d'amante.

ma mi sono accorta che avrebbero perso valore, diventando pura retorica.
Perciò alla fine ho lasciato solo una parola, il mio personale omaggio a Tasso (che, detto tra noi, non so quanto avrebbe gradito). Una parola tratta da questo verso:

Segue egli la vittoria, e la trafitta
vergine minacciando incalza e preme.

Trafitta vergine, che in Lemonade diventa "trafiggendola in un colpo". Un'espressione po' pesa, lo so, e probabilmente inadatta. Ma non potevo eliminarla, capite? Non ci siete solo voi, e quella parola, io, l'ho scritta per me.
*** Fine spoiler su Lemonade ***

Chiamiamoli inside jokes, allora. Perché a volte, dopotutto, si scrive anche per se stessi.



martedì 6 novembre 2012

Innamorarsi a Manhattan

"Volevate una storia di amore a New York? Ecco a voi una storia d'amore a New York. Vi avevo detto che non sarebbe stato bello. L'amore è una cosa orribile, alla quale credono solo gli stupidi. Ti calpesterà il cuore e ti lascerà a terra sanguinante. E alla fine che cosa ti resta? Nient'altro che una manciata di magnifici ricordi."

Ti accorgi che l'autunno è arrivato sul serio quando ti ritrovi a spulciare tra i vecchi film su cd, alla sera. "Che ci guardiamo?" chiedi, e dal divano arriva solo un grugnito assonnato. Di uscire non ti passa neanche per la testa, e il freddo troppo leggero per accendere i termosifoni e troppo acuto per sbucare da sotto il plaid rende la vita vagamente in slow motion.

In queste condizioni bradipe chi riesce ad arrivare prima al televisore sceglie cosa guardare. Ieri sera è toccato a me, e ho ripescato questo film, "Innamorarsi a Manhattan". È carino per un sacco di motivi che a raccontarli suonano banali. Ad esempio, la voce narrante del protagonista di 11 anni che sputa disilluse sentenze sull'amore. (Ecco, ve l'ho detto, e cos'è successo? Avete sbadigliato.) Riprovo allora con "sono molto carine le scene di fantasia che entrano nella normalità!", e nonostante il punto esclamativo non sfuggo al vostro sorrisino di condiscendenza.

Foto nel poster originale di "Little Manhattan"

Allora vado sul sicuro e vi dico che parla del primo amore. I vostri cuori corazzati si stanno sciogliendo, lo so, è un riflesso pavloviano. Ma il bello di questo film è che d'accordo, ci racconta che il primo amore è unico e irripetibile e blabla, ma ci fa anche venire il dubbio che non sia poi così diverso dall'ultimo, se si potesse prendere con la stessa semplicità. Oh, e per la domanda che vi gira nella testa, sì, il film lo dice meglio. Perciò se vi capita (e arrivate per prime al videoregistratore), guardatelo.

"La verità è che il mondo è pieno di ragazze. Insomma, lo spero. Ma non ci sarà mai un altro primo amore. Il primo amore sarà sempre lei."



venerdì 2 novembre 2012

"Lasciate ai miserabili le loro miserabili gioie"

"Di tutte le ricchezze", il nuovo
libro di Stefano Benni
"Da piccolo a Natale aspettavo un regalo 
Un pacco dorato, sotto l’abete luminoso 
Quando aprii il pacco, non era quello atteso 
Lo tirai contro il muro piangente, iroso. 
Quanti regali ho rotto, ho respinto 
Nella mia vita, dopo quel giorno? 
Ora di questi ho rimpianto 
Accettare i doni è difficile 
Perché sempre ne aspettiamo uno soltanto."

PS: Un libro carino, se non fosse che il tema "amore che si risveglia a contatto della gioventù e della bellezza" mi ha stancato dannatamente. È un concetto così banale. Non capita mai di sentirsi vivi perché si scopre il bello in qualcosa di brutto e storpio? No, forse no, dopotutto. Ma che ci posso fare se sono fatta male, e se penso che è così che dovrebbe andare, per una volta almeno, per una volta soltanto?