lunedì 24 settembre 2012

Una parola vale l'altra

O magari no. Le parole non sono neutre. Le parole portano con sé dei significati anche quando, nell'uso comune, sembrano averli persi.

"Tira fuori le palle".
"Non rompermi il cazzo."
"Vaffanculo."

Espressioni figurate, definite volgari, sì — ma neutre. Un "Fottiti", ad esempio, è equivalente a un "Vaffanculo". Giusto?

Sbagliato. "Vaffanculo" nasce come parola omofobica; così un "ti spacco il culo" non è solo espressione viscerale di rabbia, ma con sé porta un'idea discriminante. L'idea che "prenderlo in culo" sia degradante (nasce come offesa tra uomini).
Noi, parlando, crediamo di non farci caso. Crediamo di non essere coinvolti dal significato, per così dire, originario della parola o espressione.
C'è però chi afferma che il nostro inconscio noti queste sottigliezze, perché è il linguaggio che forma il pensiero.
E così, "Non rompermi il cazzo" è sessista, "Sei un gran pezzo di merda" no.

Perché vi racconto queste cose?

Perché quando si scrive, a volte, ci si trova di fronte a un dilemma.
È corretto usare un linguaggio sessista, pur di riuscire a comunicare un'emozione?
È corretto usare un linguaggio omofobico?
E per me che sono vegan, si aggiunge anche un terzo dilemma. È corretto usare un linguaggio specista ("Porco mondo", "Sei un maiale"), pur di riuscire a farsi capire?

La risposta è: no.

Però, però.

Eliminare parole significa eliminare pensieri. Tutte le parole. A volte, ad esempio, incappo nella ben nota polemica dal titolo: “Oh mio Dio, che stronzata scrivere cose come LOL, OMG, ROFL, e tutti gli acronimi dei ggiovani.”
E io penso, oh mio Dio, che stronzata privarsi di uno strumento — una parola che può esprimere esattamente quello che penso — per snobismo.

In 1984, che ho letto secoli fa quindi permettetemi strafalcioni, la dittatura è mantenuta anche con il controllo del linguaggio. Eliminando la parola "rivolta", non si è più capaci di pensare alla rivolta — più o meno.

Perciò, tornando alla domanda iniziale, è corretto usare un linguaggio sessista, omofobico, specista?

No, l'ho detto. Ma se mi serve — per comunicare un'emozione, o rendere realistico il personaggio, o altri mille motivi che ho nella testa — lo faccio. Ho provato a evitarlo, ma non funziona, non sempre. Potrei dire che privarsi di alcune espressioni è castrante, e tutti capireste quello che voglio dire — e questo è un esempio di linguaggio sessista che rende l'idea.
Perché, alla fin fine, una parola non vale l'altra.



3 commenti:

  1. che bel post!
    solo che sono totalmente d'accordo, per cui non ho niente da dire... ahah
    Manu

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  2. Che pensieri contorti!
    E poi dicono che è la Chiesa che ci inculca i sensi di colpa.

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  3. Ahah, a noi è il politically correct che c'ha rovinato...
    ;)

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