giovedì 20 settembre 2012

I manuali di scrittura creativa servono?


Sì, credo di sì. Io ne ho letti alcuni, e una decina di regole, in effetti, sono utili da sapere. Ricordo queste, afferrate qua e là: 

1) l'immancabile "Show, don't tell" (mostra la tua storia, non raccontarla)
2) evitare l'infodump (riversare sul lettore informazioni superflue, eccessive o in modo innaturale, ad esempio utilizzando la forma detta dell'"As you know, Bob")
3) limitare l'aggettivazione
4) evitare gli avverbi (questa è una verità universalmente riconosciuta, ma provate a pensare all'incipit di "Orgoglio e pregiudizio" senza avverbio)
5) rendere soggettive le descrizioni, ovvero descrivere come un personaggio sente l'ambiente, più che l'ambiente
6) non esagerare con i flashback, e, se si usano, cercare di far scivolare il trapassato prossimo (un tempo che, diciamo, "suona male") nel passato remoto il prima possibile
7) movimentare il ritmo delle frasi, ad esempio cominciando con una preposizione di tanto in tanto
8) limitare le subordinate — e i "che"!
9) evitare gli incisi (assurda, questa, nevvero? Io mangio pane e incisi a colazione!)
10) non esagerare con i "suo" e "sua". Es. Lui accarezzò i suoi (di lei) capelli -> Le accarezzò i capelli
11) gestione del POV — evitare di scivolare dal POV di un personaggio a un altro (dà una sensazione di straniamento) o dal POV di un personaggio a un POV onnisciente
12) evitare le "d" eufoniche tra vocali diverse

Come vi ho detto, queste regole le ho lette qua e là. Non è che in italiano ci sia una marea di manuali, del resto. I migliori che ho trovato sono gratuiti, e li ho scoperti in rete dopo la pubblicazione di Lemonade. Sono questi: 

Il mio preferito è quello sui dialoghi. La ragazza che li ha scritti, Gamberetta, è molto ferrea nelle sue convinzioni. Io credo però che sottovaluti alcuni punti (e lo dico dal basso del mio stile da cani), in particolare non tiene conto della musicalità del testo e delle figure retoriche.

Perciò, i manuali servono o no? Sì, ma le regole, alla fin fine, ognuno se le fa da solo.

Ad esempio, io amo gli avverbi e continuo a usarli — in particolare quelli che io chiamo "soggettivi" (fottutamente, decisamente, probabilmente) e che mi dicono qualcosa del personaggio nel cui POV sto scrivendo.

Oppure. In fase di riscrittura di Lemonade ho eliminato molte pagine che interrompevano il ritmo della narrazione. In particolare i flashback. Li ho sostituiti con una o due frasi riassuntive, invece. 

*** ATTENZIONE INIZIO SPOILER SU Lemonade ***
Ad esempio, dietro la frase che qua sotto metto in grassetto:

"[..]Christopher si voltò, cominciò a correre. Nessun rumore di passi lo seguì. Non si fermò. Non subito. Fece un cinquanta metri, prima di rassegnarsi e guardarsi indietro. Il cugino era ancora dove l’aveva lasciato. Ovviamente.
A congelarsi in piena serenità. 
Merda. Eppure avrebbe dovuto aspettarselo. Matthew aveva nel sangue il ricatto morale: non era lui che si era rifiutato di mangiare per tre giorni, nel 1806, per obbligare i suoi genitori ad accogliere in casa un bambino orfano, bastardo, e figlio di puttana?"

Ecco, dietro questa frase c'era un lungo flashback, che se volete potete leggere qui (attenzione, è un testo che manca di revisione).
*** FINE SPOILER SU Lemonade ***

Perciò, e che cavolo, se una regola — in alcuni casi, e a mio personalissimo giudizio — non funziona, io la ignoro. Non ignoro mai il mio orecchio, però, che è quello che mi guida nel formare le frasi, nello scegliere i termini, nel dare ritmo e musicalità al testo.

(...come, "quale ritmo"?!)




4 commenti:

  1. D'accordo con te. Le regole vanno bene. Alcune fanno la differenza (tipo quella del suo - sua). Ma altre? Il mio stile vive di allitterazioni, di assonanze fonetiche spinte. Vive di avverbi desueti. Conoscere la grammatica è indispensabile ma "intripparsi" troppo nelle regole costringe l'arte. E l'arte per definizione non può essere costretta. La cosa che mi piaceva di più di un mio racconto era l'avverbio "sterminatamente" che apriva un frase. Me l'hanno criticato. Io avrei tolto tutto il racconto. E lasciato l'avverbio. Da solo dava il senso compiuto dell'immensità che volevo descrivere. :) Ps mi accingo a frequentare il secondo corso di scrittura creativa. Poi penso a Erri De Luca quando dice che non serve a molto. "Ad andar per mare non ci sono taverne..." meravigliosa metafora.

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  2. Racconta poi cos'hai imparato, al corso!
    Io credo che conoscere le "regoline" serva come serve un manuale di istruzioni. Puoi leggere il manuale, ma diciamo la verità, un sacco di gente preferisce smanettare finché non trova da sola i pezzi.
    Insomma, il manuale fa risparmiare tempo, ma se uno è abituato a leggere, o comunque ha orecchio e immaginazione, magari alle regole ci arriva da solo.
    Ti faccio un esempio. La prima volta che ho scritto il flusso di coscienza di un personaggio, suonava male, stancava. Dopo un po' ho capito il perché: avevo scritto solo pensieri, dimenticandomi le azioni – un personaggio non pensa mai e basta, respira, chiude gli occhi, si gratta la testa.
    In seguito ho scoperto che questa è una "regolina", intervallare pensieri e azioni in un flusso di coscienza.
    E per le allitterazioni ecc. Io non ho abbastanza pazienza per scoprirne i segreti – il manuale di istruzioni! – e in genere non ho idea del perché una parola suoni meglio di un'altra in una frase; leggo e rileggo finché non sento il “click”.
    La ricerca formale e l'attenzione alle parole più che al significato è detta "Literary Finction", contrapposta alla narrativa che dovrebbe farti "vivere" la storia al punto di dimenticarti che stai leggendo.
    Io credo che però non si debba escludere del tutto l'una dall'altra; personalmente scelgo parole semplici per non portare il lettore fuori dalla storia, ma il loro suono, la disposizione nel testo, il ritmo dei periodi – credo sia importante al coinvolgimento emotivo quanto il "mostrare", se vogliamo. (Non parlo di come scrivo io, che sono scarsa, ma in generale.) Ad esempio, le figure retoriche – ci sono figure retoriche, come le ripetizioni di alcune frasi chiave, che aiutano nella memorizzazione del personaggio, e sono a pieno titolo utili all'immersione nella storia, al sentirla dentro.

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  3. Ho letto i manuali di Gamberetta trovandoli, senza dubbio, interessanti.

    A tal proposito ti ho rubato la dritta e ho organizzato gara 33 di BA dal titolo: I dialoghi. :)

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  4. Non mi può fare che piacere :)
    Anzi, a tal proposito, visto che il tempo è poco ma su BA si leggono cose/autori mica male spesso e volentieri, se ne scopri qualcuna carina-carò me la segnali? :)

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