domenica 1 luglio 2012

Canzoni dimenticate


Io amo la radio, che di tanto in tanto mi fa ricordare di canzoni dimenticate. Quelle canzoni canticchiate per un'estate, ma che poi, per strani motivi, non si ascoltano più.

Allora quindi è vero 
È vero che ti sposerai 
Ti faccio tanti, tanti cari auguri 
E se non vengo capirai 

Zero Assoluto, "Per dimenticare". Adorai questa canzone al primo ascolto, eppure l'ho risentita per sbaglio solo oggi, dopo millemila giorni in cui l'avevo, in effetti, dimenticata. 

E se la scelta è questa 
È giusta lo sai solo tu 
È lui l'uomo perfetto che volevi 
E che non vuoi cambiare più 

Ti senti pronta a cambiare vita 
A cambiare casa 
A fare la spesa e fare i conti a fine mese 
...
E tutto questo per amore 

Dice quello che tutti abbiamo provato prima o poi — il rassegnarsi alla perdita definitiva di un amore. Di solito si crede che scrivere — una canzone, in questo caso, ma forse vale in generale — significhi esprimere concetti nuovi. Forse è vero il contrario. Forse quando si scrive si trovano semplicemente parole nuove per esprimere concetti vecchi — i soliti, vecchi concetti che fanno parte di noi.

Se avessi più coraggio 
Quello che io ti direi 
Che quell'uomo perfetto che volevi 
Tu non l'hai capito mai 

Io sarei pronto a cambiare vita 
A cambiare casa 
A fare la spesa e fare i conti a fine mese 
...
E tutto questo per amore 






7 commenti:

  1. penso che sia difficilissimo scrivere (in qualsiasi forma) o esprimere (in qualsiasi arte) qualcosa di nuovo sinceramente.
    forse é impossibile.
    alla fine tutto ruota intorno alle emozioni e alle esperienze degli esseri umani (e sono sempre gli stessi da migliaia di anni) e quello che fai é ributtarlo fuori nel tuo modo unico e gli altri che fruiscono della tua opera o empatizzano con qualcosa che non conoscono o si "riconoscono" in qualche modo...
    per cui penso anche io che siano sempre i soliti vecchi concetti che fanno parte di noi...
    anche perché di solito non piace quello che non riusciamo a "comprendere" nel senso piu' profondo del termine, forse perché rimane alieno, non lo so, comunque é interessante questo concetto che hai lanciato
    Manu

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  2. Non si comprende ciò che non si ama... anche se a volte si ama senza comprendere... ops, ma che sto dicendo? Sono andata in loop :)
    Perdonami la sconnessione, ma qui fa un caldo terribile, mannaggia s'è rotta pure l'aria codizionata, unica cosa positiva dell'ufficio... è colpa di E.L.James!!! (Come, cosa c'entra? L'accusano di tutto, non vedo perché non dovrei accusarla anche di questo... :) )

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  3. :)))
    ieri ho letto l'ennesima recensione sul lavoro della povera James sul Diario di Pensieri Persi e dire che l'ammazzava é dire poco.
    la gente si sta scatenando quasi piu' che con Twilight mi sembra... e il che é tutto dire...
    Manu

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  4. Letta quella recensione! Mi ha fatto ripensare a Pirandello. Lui faceva un esempio, quando tentava di fare capire cosa fosse "l'umorismo", e in che modo si differenziasse dal comico. L'esempio è quello della vecchia signora che si veste come una ragazzina. Te lo riporto: "Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di qual orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d'abiti giovanili. Mi metto a ridere. "Avverto" che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa espressione comica. Il comico è appunto un "avvertimento del contrario". Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente, s'inganna che, parata così, nascondendo le rughe e le canizie, riesca a trattenere a sé l'amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l'umoristico."
    Ecco, secondo me la recensione su Diario di Pensieri persi è "comica". Fa ridere, ma si ferma alla superficie. Non si chiede perché il libro piaccia, non riesce a dare una risposta alla domanda: perché è quello "che le donne vogliono" (per richiamare una frase spesso citata a proposito del libro)?
    A mio parere ridere va bene - 4 teh lulz, in estate, ci può stare - ma ecco, non mi aiuta a capire le inquietudini delle donne di oggi. Non mi aiuta a capire e non mi aiuta a risolvere il problema, se c'è. E fa anche una cosa peggiore: lascia il libro nelle mani della cultura maschilista, che facilmente fa passare una fantasia di sottomissione in camera da letto come un desiderio di sottomissione nella vita reale.

    PS: a propostio di commenti "abnormi" ;)

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  5. sinceramente, a me non ha fatto neanche ridere.
    ho trovato diverse cose irritanti, come per es. l'uso del "Dio lettore e Dio recensore". diciamo che ho capito che l'ha fatto con autoironia e il sorriso sulle labbra, ma, come dire, utilizzare il nome del creatore di tutte le cose mi ha comunque trasmesso una sorta di senso di superiorità... inoltre la parola "spazzatura" a caratteri cubitali dà un'impressione forte, tanto che coloro che amano il libro leggendo una cosa cosi' non possono che chiedersi istintivamente: "ma io sono una merda allora?"
    e ultimo ma non ultimo, le citazioni di frasi estrapolate dal contesto con l'unico intento di ridicolizzare. l'ho trovato un po' estremo.
    inoltre, da lettrice assidua in inglese, non posso dimenticare che ha letto una traduzione italiana fatta in fretta e furia...
    ho quindi i miei forti dubbi che i traduttori (soprattutto se con la fretta dietro al sedere) sappiano riportare effettivamente un certo stile in italiano e non solo tradurre letteralmente con Google Translate.
    evito di commentare nei vari blog perché mi troverei a difendere un libro che non ho neanche letto e magari se leggessi non mi piacerebbe neanche.
    per cui lasciamo perdere.
    i motivi del mio irritamento verso questo atteggiamento li sai già perché sono simili ai tuoi e sai già anche che non ha tanto a che vedere con il libro in sé quanto con l'atteggiamento generale verso certi argomenti.

    comunque il pezzo di pirandello non lo conoscevo ed é interessante, anche se non so se sono troppo d'accordo con la sua definizione di umorismo... l'esempio che fa lui lascia una sorta di amaro in bocca, che io ho sempre piu' collegato al sarcasmo che non all'umorismo. qualcosa di umoristico mi fa ridere con intelligenza. l'esempio della signora, se penso che lo faccia per tenersi il marito, mi fa grande tristezza e mi passa la voglia di ridere completamente. non so se capisci cosa intendo...

    figurati... parli con una creatrice professionista di commenti abnormi... ;)
    Manu

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  6. Per il dio recensore, spezzo una lancia a favore della recensora: nel libro la protagonista, Anastasia, parla con la sua "dea interiore", e credo che Elena volesse fare il verso a questo aspetto del libro.
    Per il fatto di considerarla spazzatura: bah, è un romanzo erotico, e pare che a molte donne l'effetto ormone lo faccia. Alla fin fine è questo l'importante, e non c'è niente di male nel migliorare la propria vita sessuale grazie a un libro. Certo, se si cerca altro, che so, profondità e un minimo di approfondimento dell'animo dei protagonisti, beh... anche a mio avviso il rischio delusione c'è tutto.

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  7. ah ecco, vedi a non leggere... non l'avrei mai colta quella cosa del Dio interiore. messa cosi' ha un altro senso.
    comunque va beh, leggevo un commento di un'altra lettrice che dice "alla fine ci sta che ogni tanto qualche libro anche se mediocre venda cosi' tanto, cosi' le case editrici si rifanno per tutti quei libri veramente belli che pero' non vendono"
    mi ha fatto fare un sorriso e penso che effettivamente sia utile... :)
    buona giornata!
    manu

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