mercoledì 13 giugno 2012

Amo i promessi sposi


Ok, lo confesso. Non sono mai riuscita a figurarmi precisamente l'incipit de "I promessi sposi". Quel paragrafo lunghissimo con tutti quei seni e golfi. Ecco, mi ci perdo, e prima che me ne accorga la mia mente s'è già distratta. Sono sicura di averlo letto per intero a scuola; forse anche capito; ma adesso, ogni volta che rileggo il libro, riparto dal "Per una di queste stradicciole, tornava bel bello..."...

E lo rileggo spesso, il romanzo di Manzoni, superati i promontori e l'Adda. Mi piace per tanti motivi, ma credo possano essere riassunti da due frasi che probabilmente mai nessun critico ha degnato di una seconda lettura. Il che forse dovrebbe darmi da pensare, invece me ne vanto e le riporto qui.

La prima frase riguarda Lucia, quando dopo il voto di castità cerca di dimenticare Renzo. 

"Lucia, quando la madre ebbe potuto, non so per qual mezzo, farle sapere che Renzo era vivo e in salvo e avvertito, sentì un gran sollievo, e non desiderava più altro, se non che si dimenticasse di lei; 
o, per dir la cosa proprio a un puntino, che pensasse a dimenticarla."

La seconda riguarda Renzo. Di Renzo adoro il pessimo carattere, l'aggressività, l'amore per Lucia che gli fa tranquillamente dire frasi blasfeme. E se devo scegliere una frase sola, direi che è quando, verso fine libro, ritrova Lucia e ottiene lo scioglimento del voto. Allora torna verso casa... mettendosi a saltare nelle pozzanghere.

 "Andava, con la mente tutta sottosopra dalle cose di quel giorno; ma di sotto le miserie, gli orrori, i pericoli, veniva sempre a galla un pensierino: l'ho trovata; è guarita; è mia! E allora faceva uno sgambetto, e con ciò dava un'annaffiata all'intorno, come un can barbone uscito dall'acqua; qualche volta si contentava d'una fregatina di mani; e avanti, con più ardore di prima."

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