martedì 26 giugno 2012

Cinquanta stroncature


Ragazze, volete sentirvi cool? Allora fate una recensione negativa di "Cinquanta sfumature di Grigio", il caso letterario dell'anno. Fa figo, soprattutto se prendete in giro chi lo ha apprezzato. 

Non c'è niente di più intellettuale e femminista, dicono.

Peccato che non sia vero. Andando a leggere le recensioni di Cinquanta sfumature su Anobii, la recensione più votata (negativa, of course) è quella di un uomo. Solo a me questa cosa dà da pensare? La più apprezzata recensione su di un libro scritto da una donna per altre donne è quella di un uomo.

Allora è vero, esiste la sottomissione femminile. Ma non è in Fifty Shades. Semmai, è nello sposare parole d'ordine maschili, come sta avvenendo in questo caso.

Cerchiamo di capirci. Il brutto non è che il libro non piaccia. Il brutto è che vengano derise le ragazze a cui piace. Ci sono, per fortuna, casi diversi. Una è la recensione (negativa) di Weirde. Questa recensione mi è piaciuta molto, perché motiva, e non giudica. Anzi, si spinge fino a suggerire qualcosa sullo stesso argomento di "Cinquanta sfumature", ma scritto meglio.
L'altra recensione è di Keira, di The Book-Lover, che scrive qualcosa che credo pensino molte ragazze, anche se appunto, dirlo non è cool.

PS: per chi se lo chiedesse, a me è piaciuto "Cinquanta sfumature"? Ahimé, no. Sono stramazzata al personaggio femminile, che ha ucciso in me ogni sospensione d'incredulità. (Ok vergine, ma mai innamorata fino a 21 anni? Impossibile, Miss Steele. Dai 14 ai 21 anni, semmai, ci si innamora tutti i giorni. È dopo che diventa difficile.) 


venerdì 22 giugno 2012

Quo fata vocant


Dovete sapere che quando immagino una storia, i visi dei personaggi, i loro tic, i loro abiti, si presentano già formati, e a me non resta che descriverli. In riscrittura, però, devo verificare i particolari in base alla moda e al periodo storico. A volte capita, in effetti, che corrispondano al vero — e mi illudo di essere un po' strega  —  e a volte devo riscrivere tutto  —  e sono salutari legnate sui denti.
Nel caso di Adam Cartwright, protagonista di Capitan Swing e comandante del Settimo Dragoni, quando l'ho immaginato la prima volta indossava una giubba rossa.
Ovviamente.
Ma è vero? Il Settimo Dragoni aveva la divisa rossa nel 1830
Cerca che ti ricerca, l'ho scoperto. Ecco la divisa del mio cattivissimo e adorabile comandante:


Lt. Col Morrison of the 7th Dragoon Guards,
by Sir Henry Raeburn
E quindi ora è ufficiale. Sono una strega.
(Come dite, quasi tutti i soldati inglesi hanno la divisa rossa? E dai, come la fate lunga...)


mercoledì 13 giugno 2012

Amo i promessi sposi


Ok, lo confesso. Non sono mai riuscita a figurarmi precisamente l'incipit de "I promessi sposi". Quel paragrafo lunghissimo con tutti quei seni e golfi. Ecco, mi ci perdo, e prima che me ne accorga la mia mente s'è già distratta. Sono sicura di averlo letto per intero a scuola; forse anche capito; ma adesso, ogni volta che rileggo il libro, riparto dal "Per una di queste stradicciole, tornava bel bello..."...

E lo rileggo spesso, il romanzo di Manzoni, superati i promontori e l'Adda. Mi piace per tanti motivi, ma credo possano essere riassunti da due frasi che probabilmente mai nessun critico ha degnato di una seconda lettura. Il che forse dovrebbe darmi da pensare, invece me ne vanto e le riporto qui.

La prima frase riguarda Lucia, quando dopo il voto di castità cerca di dimenticare Renzo. 

"Lucia, quando la madre ebbe potuto, non so per qual mezzo, farle sapere che Renzo era vivo e in salvo e avvertito, sentì un gran sollievo, e non desiderava più altro, se non che si dimenticasse di lei; 
o, per dir la cosa proprio a un puntino, che pensasse a dimenticarla."

La seconda riguarda Renzo. Di Renzo adoro il pessimo carattere, l'aggressività, l'amore per Lucia che gli fa tranquillamente dire frasi blasfeme. E se devo scegliere una frase sola, direi che è quando, verso fine libro, ritrova Lucia e ottiene lo scioglimento del voto. Allora torna verso casa... mettendosi a saltare nelle pozzanghere.

 "Andava, con la mente tutta sottosopra dalle cose di quel giorno; ma di sotto le miserie, gli orrori, i pericoli, veniva sempre a galla un pensierino: l'ho trovata; è guarita; è mia! E allora faceva uno sgambetto, e con ciò dava un'annaffiata all'intorno, come un can barbone uscito dall'acqua; qualche volta si contentava d'una fregatina di mani; e avanti, con più ardore di prima."

venerdì 8 giugno 2012

Parola d'ordine: colpevolizzare

Si parla molto di un libro, ultimamente, che è “Cinquanta sfumature di Grigio”. L'attacco contro questo libro  è preventivo, perché l'argomento è di quello tosto: BDSM e sottomissione. E visto che la sottomissione, nel libro, è di una donna verso un uomo, apriti cielo. Avesse parlato di un gay, di una lesbica, di un uomo eterosessuale a cui piace essere dominato, nessuno avrebbe avuto niente da ridire. Ad esempio, nel suo “The Sleeping Beauty Trilogy”, Anne Rice alla sottomissione della bella affianca anche quella del principe. Ottima pensata, che di questi tempi non si sa mai.

Non ho troppa voglia di fare un post serio. Che le fantasie di sottomissione possano liberare da alcune inibizioni sociali e/o culturali, è risaputo. Cedendo il controllo, si cede la responsabilità, e per alcuni (senza distinzione di genere) questo serve a superare blocchi al raggiungimento del piacere sessuale.

Eppure la colpevolizzazione delle donne che leggeranno “Fifty shades of Grey” è già cominciata, e probabilmente si inasprirà nei prossimi giorni. Poveracce, sfigate, schiave, anche un po' fasciste, vittime (ma anche carnefici, perché no?) della cultura patriarcale.

In una parola, casi patologici.

La maggior parte delle donne leggerà il libro di nascosto (evviva gli ebook!) e poi negherà di averlo letto. Oppure dirà “che schifo, che orrore!”, anche se magari così brutto non lo trova. Ma l'indignazione è d'uopo, nevvevo?

Leggere questi giudizi tranchant mi ha fatto innervosire, lo ammetto. Mi dà fastidio che proprio delle donne attacchino il sacrosanto diritto di altre donne a superare i propri blocchi come meglio possono. Ma oggi, mentre dormicchiavo davanti al pc del lavoro, ho avuto un'intuizione. Anzi, un ricordo: ed è il monologo di Steve in Coupling (una serie BBC di qualche anno fa) quando non riesce a masturbarsi per motivi medici in una clinica. E prova a spiegare alla sua ragazza il perché.

"Non è colpa mia, Susan! Dà un'occhiata a questo posto. È troppo asettico, non va bene. Non è assolutamente adatto per masturbarsi. La masturbazione dovrebbe essere una cosa sporca e cattiva. Un'attività segreta. Bisogna farlo da soli, di nascosto, e dopo negare di averlo fatto. Ci si deve sentire colpevoli. È una delle ultime forme di colpevolezza del tutto certa che restano all'uomo! 
Dai, guarda questo posto. Guarda questo pazzi che cosa hanno fatto. L'hanno fatto diventare un ufficio addetto alla masturbazione. C'è addirittura la reception. Non può esserci la reception nella masturbazione!
Insomma, hai capito che cosa mi chiedono di fare qui dentro? Riesci a renderti conto dell'assurda follia di questo posto? Praticamente mi chiedono di masturbarmi per una GIUSTA CAUSA! 
No. No, Susan, io ti imploro. Imploro tutte le donne del mondo per l'interesse di tutti gli uomini. Non privateci del senso del peccato della masturbazione!"

Il monologo è qui sotto, al minuto 11:30. 



E allora evviva il senso del peccato, e grazie a tutti quelli che si impegnano perché esista sempre. Grazie a chi colpevolizza. Grazie a chi giudica con disprezzo. Grazie ai mai stanchi guardiani della morale, siano essi travestiti da bigotti o da liberatori.

Grazie a voi tutti, di cuore.


mercoledì 6 giugno 2012

Naaaaaaah


Essere in minoranza, alla lunga, è stancante. E a volte ti viene da pensare che forse, se sei sempre in minoranza,  forse — dico forse — è perché hai torto.

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Naaaaaaah.