giovedì 17 maggio 2012

Tagliare, tagliare!

Io sono una di quelle che non butta mai via niente. Giocattoli, abiti, vecchie scarpe. Nell'armadio ho un milione di cose che non uso più. Non riesco a liberarmene. Le prendo in mano, le infilo in un sacchetto di nylon... e le ritiro fuori, rimettendole al loro posto.

Non ce la faccio.

Quando si scrive un libro si deve buttare via, invece. Non c'è alternativa; ogni parola è un piezz'e core, ma se in quel dialogo non ci sta, se spezza il ritmo, se è bellissima ma inadatta... allora, ZAC!, tagliare.

Lemonade, per dirne una, in prima stesura era di 650 pagine. ZAC! Tagliato.

Ma si soffre, a tagliare. Per esempio, ieri ho dovuto eliminare una frase dal romanzo che sto scrivendo. (Sì, proprio da quello, il romanzo carbonaro.) Una frase che a voi farà un po' schifo, ma a me piaceva, perché rivelava qualcosa del protagonista.

Ricordate, però. Io non butto mai via niente. E allora la scrivo qui, la frase. E chissà che prima o poi non trovi un'angolino anche per lei.

"Johnny ridacchiava ancora, ma essere preso in giro da lui non dava particolare fastidio ad Adam. Era come se la vita, per qualche istante, potesse davvero essere così semplice."



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