domenica 1 aprile 2012

Domenica pomeriggio





Quando ero bambina, "domenica pomeriggio" significava andare in giro per parenti. Non so se funziona in questo modo anche per le famiglie del nord, ma per quelle del sud è una legge non scritta, quasi una consuetudine tribale. Così mi toccava seguire i miei genitori nella casa ora di uno, ora di un'altro.

Immancabilmente mi portavo dietro un libro.

«Sempre a leggere! Sempre a leggere!»

Era un atto riprovevole. A volte il biasimo si limitava alle parole, a volte agli atti – «Dai, dove me l'avete nascosto?». Spesso cedevo, abbandonando il mio amico di carta su una poltrona – ma con un senso di perdita, come se stessi sprecando il mio tempo. Non che i miei cugini fossero così male, ma leggere era meglio. Pensavo  – e in qualche modo lo penso ancora – che la "vita vera" fosse parecchio sopravvalutata. Pensavo che la vita vera, semplicemente, non si dimostrasse all'altezza.

Ancora non mi sono convinta del contrario.

1 commento:

  1. Sai che l'ho pensato anche io un sacco di volte...
    Ma non l'ho mai confessato perché mi sento un po' in colpa verso le persone in carne e ossa e la vita in generale.
    Manu

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