martedì 13 marzo 2012

Il lupo cattivo

Conoscete tutti la favola di Cappuccetto Rosso, e anche l'interpretazione psicanalitica che ne dà Erich Fromm.

...no?

Vabbè, allora ve la racconto. C'è questa bambina che... cosa dite? Ah, ok, la storia la conoscete. È Fromm che vi suona oscuro. Anche a me, in effetti, perché non ritrovo il libro dove lessi questa cosa. Ma tant'è, andrò a memoria. Diciamo che, come tutte le favole, Cappuccetto Rosso si esprime per simboli. E, come tutte le favole, vuole dare insegnamenti e/o esorcizzare paure. Cappuccetto Rosso è la storia di una bambina che diventa donna — indossa il "cappuccetto rosso", appunto, simbolo di pubertà. E la pubertà è anche il momento in cui la bimba-non-più-bimba deve iniziare a preoccuparsi del lupo cattivo — ovvero l'uomo, che vuole insidiare la sua verginità.

*** Attenzione seguono spoiler su Lemonade***

Perché vi dico questo? Perché ieri una gentile lettrice mi ha scritto una e-mail. È sempre bello ricevere e-mail dalle proprie lettrici, anche quando non sono di lodi sperticate. E Chiara in effetti non mi fa lodi sperticate. Mi dice che Lemonade le è piaciuto (beh, più o meno), ma — e i ma son sempre dolori — la scena dello stupro l'avrebbe fatta meno cruda. E l'avrebbe accorciata. Ha le sue ragioni. Affezionarsi a Christopher, dopo  —  e questo me l'ha detto più di una di voi — l'ha fatta sentire in colpa.
Ma Lemonade è una favola — quella di Cappuccetto Rosso, appunto. Parla di paure, e del loro superamento. La paura di essere divorati, e la paura di divorare. Sì, anche quella di divorare: perché assomigliamo ad Anna, la bambina... ma anche a Christopher, il lupo cattivo. E questo, forse, ci spaventa di più.



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