lunedì 26 marzo 2012

Compensiamo




È arrivata una lettera dell'INPS, oggi. Destinata a un mio familiare, e ci ho trovato una frase strana, che non mi aspettavo in una comunicazione così burocratica. "Atteggiamento fatuo," dicono le motivazioni della riconosciuta invalidità. "Il paziente non risponde a tono. Non riesce a terminare le frasi, e compensa con falsi ricordi". 

Compensa con falsi ricordi. Ma non è quello che facciamo tutti? 

E così stasera anche io mi sento un po' in-valida. Non valida. Non adatta. E compenso; il falso con il vero, e le falle dell'esistenza con i ma, i forse, i sarà.

giovedì 22 marzo 2012

Errori




A tutti capita di sbagliare, e d'accordo.
Ma quello che mi chiedo io, è quante volte si debba pagare per lo stesso errore. Una volta? Due? Dieci? Anche cento mi sta bene. Basta che ci sia un limite, e che io possa conoscerlo ora. Basta che io sappia che arriverà il giorno —  magari non domani, magari non tra un mese, magari non tra un anno — ma che arriverà, il fottuto giorno in cui nessuno mi chiederà di saldare ancora lo stesso, maledetto, conto.

martedì 13 marzo 2012

Il lupo cattivo

Conoscete tutti la favola di Cappuccetto Rosso, e anche l'interpretazione psicanalitica che ne dà Erich Fromm.

...no?

Vabbè, allora ve la racconto. C'è questa bambina che... cosa dite? Ah, ok, la storia la conoscete. È Fromm che vi suona oscuro. Anche a me, in effetti, perché non ritrovo il libro dove lessi questa cosa. Ma tant'è, andrò a memoria. Diciamo che, come tutte le favole, Cappuccetto Rosso si esprime per simboli. E, come tutte le favole, vuole dare insegnamenti e/o esorcizzare paure. Cappuccetto Rosso è la storia di una bambina che diventa donna — indossa il "cappuccetto rosso", appunto, simbolo di pubertà. E la pubertà è anche il momento in cui la bimba-non-più-bimba deve iniziare a preoccuparsi del lupo cattivo — ovvero l'uomo, che vuole insidiare la sua verginità.

*** Attenzione seguono spoiler su Lemonade***

Perché vi dico questo? Perché ieri una gentile lettrice mi ha scritto una e-mail. È sempre bello ricevere e-mail dalle proprie lettrici, anche quando non sono di lodi sperticate. E Chiara in effetti non mi fa lodi sperticate. Mi dice che Lemonade le è piaciuto (beh, più o meno), ma — e i ma son sempre dolori — la scena dello stupro l'avrebbe fatta meno cruda. E l'avrebbe accorciata. Ha le sue ragioni. Affezionarsi a Christopher, dopo  —  e questo me l'ha detto più di una di voi — l'ha fatta sentire in colpa.
Ma Lemonade è una favola — quella di Cappuccetto Rosso, appunto. Parla di paure, e del loro superamento. La paura di essere divorati, e la paura di divorare. Sì, anche quella di divorare: perché assomigliamo ad Anna, la bambina... ma anche a Christopher, il lupo cattivo. E questo, forse, ci spaventa di più.