mercoledì 8 febbraio 2012

Io sto con i pirati


Non so quanti di voi conoscano la PNL, o "Programmazione Neuro Linguistica". Fondamentalmente serve per sentirsi fighi quando capita di parlarne a tavola. Però insegna anche qualche trucco per riacquistare la calma nei momenti di crisi, come la tecnica chiamata àncora: si sceglie un bel ricordo, un ricordo carico di sensazioni positive, e lo si usa per "ancorarsi" alla serenità.

In casa dei miei genitori, anni fa, c'era un vecchio divano. Un divano ad angolo. Io ero piccola d'età e di fisico, e mi infilavo dietro quell'angolo – protetta da stoffa marroncina su di un lato e da mura bianche sugli altri due. Posavo una coperta per terra, mi ci sedevo sopra, aprivo un libro e mi mettevo a leggere.

Questo è il mio ricordo, questa è la mia ancora.

Quando ripenso a quei momenti spesso mi sfugge che i libri dentro cui perdevo il naso non erano nuovi. Quasi mai, almeno. Erano libri letti e riletti, ripescati dalla mia – allora – piccola biblioteca. Leggere, in casa mia, non era incoraggiato. Famiglia operaia, mancava sia la cultura dei libri sia il denaro per acquistarli. E allora divoravo ogni volume che mi capitava a tiro, fino a consumarlo – perfino i libri di testo prima che cominciasse l'anno scolastico.

Ma sempre meno di quel che avrei voluto.  

Io credo che uno scrittore contrario alla pirateria culturale sia come un medico che rifiuta le cure a chi non può pagare la parcella. Esistono medici così, lo so. Ma hanno sbagliato mestiere. E sbaglia mestiere anche chi vuole essere letto solo dietro compenso.

Paghi i libri chi può permetterselo. Chi non può li scarichi illegalmente. Perché leggere cura l'anima come la medicina il corpo. Perché la cultura è un diritto, come la salute. E perché c'è una bambina, dietro il divano, che ha bisogno della sua ancora.




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