lunedì 27 febbraio 2012

Libri da bagno


Già sapete della mia predilizione per gli ebook. Dipende dalla ben nota equazione: 
un libro di carta in meno = un albero sulla terra in più.
Per di più leggere in digitale mi piace, nonostante abbia un e-reader scaccherino e retroilluminato. C'è però una categoria di libri che continuerò a leggere in cartaceo: sono i libri che tengo appoggiati sullo sciacquone del bagno – sì, proprio quell'ingombrante affare in plastica sopra il WC. Deve essere un difetto di famiglia, leggere sulla tazza: anche il mio nipotino – poco più di due anni – quando fa la popò vuole che gli stia vicino a leggergli un libro.
E sono bei momenti.
Come dicevo, requisito indispensabile per un libro da bagno è il formato cartaceo. Per due motivi innanzitutto:
1) deve essere già lì quando ci sediamo
e
2) dobbiamo poterlo aprire a caso.
Sul mio sciaquone ci sono cinque o sei volumi, e sono i keepers dei keepers, quelli che non mi stancano mai, quelli di cui mi basta leggere una frase per ricordare tutto il resto.
Al momento sullo sciacquone ci sono: 
1) Invisible Monster, di Chuck Palahniuk
2) Orgoglio e pregiudizio, di Jane Austen
3) Persuasione, di Jane Austen
4) Il piccolo principe, di Saint-Exupéry
5) Qualche fumetto dei Peanuts e delle Sturmtruppen.
Insomma, i miei libri preferiti non stanno sul comodino, ma sulla tazza del cesso.
E che zia Jane possa perdonarmi.


venerdì 24 febbraio 2012

Come sta andando?

Mi ero ripromessa di ricominciare a scrivere, nell'anno nuovo. Come sta andando?

Diverse cose mi hanno tenuto lontana dalla scrittura. La tensione per Lemonade, in primis. Forse voi sottovalutate la paura che può avere uno scrittore di ricevere una stroncatura. O meglio, sottovalutate la paura che ho io di ricevere una stroncatura. Sono arrogante e insicura nello stesso tempo: vincere, per me, è l'unico risultato possibile. Quando mi capita di fallire - cosa che a volte, inspiegabilmente, capita - ci rimugino per settimane. (Poi mi corazzo di giustificazioni e riverso la colpa su Teddy, ma non divaghiamo.)

Superato lo scoglio Lemonade ne ho trovato un altro: un progetto già cominciato, che era Lo zoppo di Coxton. Mi sarebbe piaciuto terminare quel romanzo, ma i personaggi - che pure amo - non collaboravano. Li mettevo in una stanza, e loro non si parlavano. Che stronzi.

Allora sono passata ad altro. A un romanzo tutto nuovo, con personaggi tutti nuovi.
Come sta andando?
Bene. Mi sembra bene.
Da fine dicembre fino a metà gennaio mi sono documentata. Cioè, ho spolverato un po' di documentazione, che approfondirò alla fine della prima stesura. Da metà gennaio ho cominciato a scrivere.
Ad oggi, quattordici capitoli sono impostati nei particolari. Gli altri tredici (stima iniziale destinata a salire, visto la logorroicità che mi contraddistingue) sono appena abbozzati.

Insomma, tutto sommato sono soddisfatta. Spero, nei prossimi tre-quattro mesi, di terminare la prima stesura. Poi la chiuderò nel cassetto e mi prenderò un mese per:
1) approfondire lo studio del periodo storico
e
2) leggere narrativa, in particolare gli autori di cui amo lo stile: Daniel Pennac e Chuck Palahniuk.
Perché io durante il giorno lavoro, e la sera il tempo è quello che è. Se scrivo, non leggo; o leggo quelle dieci pagine prima di spegnere la luce, in modo non viscerale e distante, come in una relazione abitudinaria tra amanti. E così, a me, non basta.

martedì 21 febbraio 2012

Filologia del... cazzo


Ovvero, turpiloquio. Se ne trovano poche tracce, nei libri italiani dell'Ottocento. Cosa significa, che non esistevano termini volgari duecento anni fa? Erano forse privi di sentimenti viscerali, i nostri antenati?

No. Semplicemente parlavano in un modo e scrivevano in un altro. Se leggiamo la definizione di "cazzo" sul "Dizionario Universale Critico Enciclopedico" (1825), tra i vari significati troviamo:
CAZZO: s.m. Voce disonesta, anche in bocca della più vil plebe, non solamente nel sign. del latino Penis, ma ancora in quello di Zugo, allorché vien detto per ingiuria ad un uomo, ed in quello di Caspita, Canchero, e simili, usato a modo di esclamazione. - V. Notomia, Corpo umano, Tronco. § 1. Vuolsi avvertire in questo luogo per rispetto alle voci di simil calibro, che non per altro si pongono a registro, se non perché i Compilatori del Vocabolario della Crusca non le rigettarono.
Anche i dizionari dell'epoca, insomma, censuravano. Nel caso citato sopra, l'auctoritas della Crusca ha salvato l'imprecazione dall'oblio a cui Francesco Alberti Di Villanuova, curatore del Dizionario Universale Critico, l'avrebbe condannata. E questo nonostante un poeta suo contemporaneo si raccomandasse di dire sempre "pane al pane, e cazzo al cazzo"...

martedì 14 febbraio 2012

A chiunque interessi, buon San Valentino



Nei Peanuts, famosissimi fumetti di Schulz, il giorno di San Valentino è una gara che i personaggi non vincono mai. E ricevere una valentina, la mitica lettera profumata e piena di cuoricini, è il premio tanto ambito quanto irraggiungibile.

Sally Brown, però, non si piega alle regole. E bara. In una striscia la vediamo seduta al tavolo mentre prepara una pila di valentine tutte uguali, con il seguente messaggio:

A chiunque interessi, buon San Valentino.

«"A chiunque interessi?"», chiede perplesso suo fratello.
E Sally fa spallucce e risponde: «Il mondo è pieno di chiunque, Charlie Brown.»

E allora, buon San Valentino a te, "chiunque" che leggi. Perché le regole si possono sovvertire, e perché tutti hanno diritto alla loro valentina.

domenica 12 febbraio 2012

Requiem per un motorino


Ok, lo confesso. I ladri in destrezza mi affascinano, perché non posso fare a meno di immaginarli con la faccia del Cavaliere Nero.

Ma tu, O meschino, proprio il mio motorino dovevi fregare?

Parliamone. Rimini è una distesa di neve. Che te ne fai di un motorino scaccherino e fuori moda?

D'accordo, d'accordo. Forse dalla categoria "rottame" era passato alla categoria "vintage" senza che io me ne accorgessi. Forse il nostro rapporto era diventato impari. Forse è stato solo il destino.

Ma tu, ladro che me l'hai strappato, sappi che non assomigli neanche un po' a Bernard Chatelet.


mercoledì 8 febbraio 2012

Io sto con i pirati


Non so quanti di voi conoscano la PNL, o "Programmazione Neuro Linguistica". Fondamentalmente serve per sentirsi fighi quando capita di parlarne a tavola. Però insegna anche qualche trucco per riacquistare la calma nei momenti di crisi, come la tecnica chiamata àncora: si sceglie un bel ricordo, un ricordo carico di sensazioni positive, e lo si usa per "ancorarsi" alla serenità.

In casa dei miei genitori, anni fa, c'era un vecchio divano. Un divano ad angolo. Io ero piccola d'età e di fisico, e mi infilavo dietro quell'angolo – protetta da stoffa marroncina su di un lato e da mura bianche sugli altri due. Posavo una coperta per terra, mi ci sedevo sopra, aprivo un libro e mi mettevo a leggere.

Questo è il mio ricordo, questa è la mia ancora.

Quando ripenso a quei momenti spesso mi sfugge che i libri dentro cui perdevo il naso non erano nuovi. Quasi mai, almeno. Erano libri letti e riletti, ripescati dalla mia – allora – piccola biblioteca. Leggere, in casa mia, non era incoraggiato. Famiglia operaia, mancava sia la cultura dei libri sia il denaro per acquistarli. E allora divoravo ogni volume che mi capitava a tiro, fino a consumarlo – perfino i libri di testo prima che cominciasse l'anno scolastico.

Ma sempre meno di quel che avrei voluto.  

Io credo che uno scrittore contrario alla pirateria culturale sia come un medico che rifiuta le cure a chi non può pagare la parcella. Esistono medici così, lo so. Ma hanno sbagliato mestiere. E sbaglia mestiere anche chi vuole essere letto solo dietro compenso.

Paghi i libri chi può permetterselo. Chi non può li scarichi illegalmente. Perché leggere cura l'anima come la medicina il corpo. Perché la cultura è un diritto, come la salute. E perché c'è una bambina, dietro il divano, che ha bisogno della sua ancora.




lunedì 6 febbraio 2012

Odio scivolare



Odio scivolare. Per questo la neve mi destabilizza.
Credo dipenda da un errore del mio carattere. Tenere sotto controllo ogni particolare. Tenere i piedi per terra.

Ma i piedi sono fatti per rimanere in terra, giusto? E la vita è fatta per scorrere senza traumi.

E i sogni sono fatti per rimanere nei cassetti.

mercoledì 1 febbraio 2012

Alas, my love

All'inizio un nuovo romanzo sembra un'impresa impossibile. Perché hai tante idee, ma lì, su carta, non sono ancora scritte. E hai queste scene nella testa - e questi dialoghi che ti risuonano, e queste risate - eppure il traguardo è così lontano.

Non è tanto sapere cosa scrivere - è il sapere "se" scrivere, se la volontà sarà forte per arrivare fino in fondo, se i personaggi si faranno domare dalle parole.

Per ora, ci sono queste bozze di capitoli, questa sinossi ormai finita, e questa musica.