venerdì 19 agosto 2011

La scala gialla


Seize the day
or die regretting the time you lost.
(Avenged Sevenfold, "Seize the day")

Una brutta scala gialla. E quando dico che è brutta, dovete credermi: è mastodontica, in metallo, e occupa quasi tutto il centro dell'ufficio. È da lì che si va al primo piano.
A riconvertire dei magazzini industriali in scatolette per impiegati si rischiano cose del genere. E quella scala, il giorno che son venuto a lavorare qui, l'ho vista e l'ho odiata. Sarà che è proprio di fronte alla mia scrivania. Sarà che là sopra si ondeggia come su una barca a vela. E a giudicare dalla faccia che fa Rossana quando ci sale, anche il mal di mare è lo stesso.
Il momento preciso in cui ho notato quella ragazza non lo so. Me ne sono accorto a frittata già fatta, una mattina che lanciavo troppe occhiate verso l'angolo del corridoio. Poi, è spuntato il suo viso, e mi sono sentito come quando arriva il bus, e magari piove, e magari credevi d'averlo perso.
Lei era in ritardo, come sempre: i capelli topo nel caschetto arruffato, il viso gonfio di sonno. Arrancava sui gradini manco fosse trekking, con la borsa a tracolla troppo grande e troppo piena. Nelle orecchie, le cuffie di un vecchio lettore mp3. Chissà se lo spegne mentre lavora, ed era già sparita, inghiottita dal piano di sopra.
Da allora, un po' la guardo, un po' l'aspetto, un po' mi chiedo: la seguo? Attacco bottone? Sì, ma come? Sta sempre appartata. Non va neppure in pausa, o giusto una scappata di sotto per agguantare un caffè, e portarselo in ufficio.
“Senti, ma che c'è di così bello, in quelle pareti, da volertici confondere?”
Bah. Comunque, sola sembra sola.
Forse potrei mandarle una mail. Ha una spilletta di Lucy Van Pelt sulla giacca da sessantottina verde militare. Forse potrei usare una frase dei Peanuts.
Stamattina, però, fa più tardi del solito. E un languore d'attesa cresce e si gonfia, picchia e preme, sotto la mia pelle tornata adolescente.
Forse potrei dirle che ho un cane che si chiama Snoopy. Non è vero, si chiama Lillo, ma lui capirebbe. No, che non capirebbe. Sarebbe geloso. Ma dai, Lillo, mica la voglio sposare. Ci sono già passato, e quattro anni sono pochi per tornare a prendere calci nei denti.
Sono agitato, adesso, mentre l'orologio segna le 9.18. Avrà perso anche il secondo treno, oggi.
Comunque, magari neanche mi piace, se la conosco. E a ben pensarci, quell'idea dei Peanuts è patetica. Non la colpirebbe mai.
E mi chiedo, perché non è ancora arrivata, alle 9.29.
Forse è in ferie, forse è in malattia.
Forse è in ritardo, perché parlavano di un incidente che ha bloccato la linea ferroviaria, questa mattina.
Occhieggio l'angolo del corridoio mentre scorro la pagina virtuale. Sì, ecco: una ragazza, attraversava i binari con le cuffie nelle orecchie. Dicono che non s'è accorta del treno che sopraggiungeva.
Oppure, ci si è buttata.
Oppure, si è ritrovata disequilibrata a causa della sua borsa, troppo grande, troppo piena.
Un grumo nero mi impiastriccia i polmoni, mille porte mi sbattono nella testa.
Non c'è scritto il nome della ragazza.
Le mie mani fanno qualcosa, Outlook si apre sullo schermo, e una bozza di mail interrotta e ricominciata, quante volte?, si mostra ai miei occhi spalancati e quasi ciechi.
Da: fabio.palazzi@dublisoft.it
A: rossana.delbianco@dublisoft.it
Oggetto: I need psychiatric help
“Vorrei solo nascondermi nella mia poltrona a sacco e fare il muso, ma è già occupata da Lucy. Ti andrebbe di”
Invia mail, senza neanche finirla, e spingo il bottone con delicatezza, come se potessi romperlo, quell'ammasso di pixel. Alzo gli occhi alla scala. È così brutta, quella scala, quando non ci sale lei.
Non c'è scritto il nome. Può essere un'altra, può essere chiunque.
Ma oggi piove, io aspetto un bus, e prego di non averlo perso.



(Scarica il pdf: La scala gialla)

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